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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Il manto forestale del paese, particolarmente ricco nella sezione orientale, è caratterizzato da querce e faggi sui bassi versanti e da conifere alle alte quote. Nella regione sono presenti, tra gli altri, l’orso bruno, il lupo e il cinghiale. Uccelli rapaci come il falco, l’aquila e l’avvoltoio abitano le regioni montuose.
L’inquinamento atmosferico dei maggiori centri urbani, delle acque (in particolar modo della Sava e del Danubio) e, più in generale, quello dovuto all’utilizzo di impianti industriali obsoleti è alla base dei gravi problemi ambientali che affliggono il paese; la situazione ambientale è stata ulteriormente compromessa dal susseguirsi di conflitti che hanno attraversato i Balcani dagli inizi degli anni Novanta e in particolare da quello seguito alla crisi del Kosovo nel 1999, quando la Serbia è stata colpita da massicci bombardamenti della NATO (che hanno causato, tra l’altro, la fuoriuscita di sostanze chimiche estremamente nocive dalle industrie colpite). I numerosi monasteri serbi (tra cui quelli di Studenica e Sopocani, inclusi nell’elenco degli World Heritage Sites) e i parchi nazionali presenti nel paese sono stati a lungo, prima dell’inizio dei conflitti, meta di turismo internazionale. Nel Kosovo, soprattutto dal conflitto del 1999, molti monasteri ortodossi, tra cui alcuni di notevole importanza storica e culturale, oltreché religiosa, sono stati distrutti dalle fazioni più violente del nazionalismo albanese.
L’ultimo censimento effettuato nel paese risale al 1991. In quell’anno, la popolazione della Serbia ammontava a 9.791.745 abitanti. Di questi, il 66% erano serbi; il 17% albanesi (presenti prevalentemente in Kosovo); il 4% ungheresi (presenti prevalentemente in Vojvodina); il 2,5% slavi musulmani (che secondo il criterio iugoslavo rappresentano un gruppo nazionale a sé stante); l’1,4% rom; l’1,1% croati. Nello stesso rilevamento – che, a causa dell’introduzione della distinzione etnica, ebbe un ruolo non secondario nel successivo deterioramento della situazione nei Balcani – più del 5% degli abitanti della Serbia si definirono “iugoslavi”, omettendo di precisare l’appartenenza etnica (tra tutte le repubbliche della Iugoslavia, a definirsi “iugoslavi” furono tra 1 e 2 milioni di individui). Nello stesso anno, nelle altre repubbliche iugoslave vivevano oltre 2 milioni di serbi, di cui circa il 66% in Bosnia-Erzegovina, il 28% in Croazia, il 3% nel Montenegro e il 2% tra Slovenia e Macedonia. La divisione della Iugoslavia e la guerra civile hanno profondamente alterato la demografia dei Balcani. Dall’inizio del conflitto, tra Serbia, Croazia e Bosnia-Erzegovina vi sono stati infatti imponenti travasi di popolazione. Dal 1991 al 1995, la popolazione della Serbia è aumentata di circa un milione di abitanti, in massima parte profughi provenienti dalla Croazia e dalla Bosnia-Erzegovina, mentre ha lasciato la repubblica la quasi totalità dei croati e dei musulmani. Nel 1998-99 altri imponenti e drammatici spostamenti di popolazione si sono verificati durante la crisi del Kosovo, che in un crescendo di violenza etnica ha visto prima la fuga della popolazione di etnia albanese e poi quella dei serbi. Nel 2007 la popolazione della Serbia era stimata in 10.150.265 persone, con una densità media di 115 abitanti per km².
Lingua ufficiale del paese è il serbo, uno dei due rami linguistici del serbo-croato. In Serbia vengono utilizzati indifferentemente gli alfabeti cirillico e latino, con una prevalenza del primo. Nel Kosovo la lingua più diffusa è l’albanese. La Costituzione serba garantisce la libertà di culto. La popolazione è composta in maggioranza da cristiani ortodossi, appartenenti al ramo serbo della Chiesa ortodossa orientale. Accanto ai musulmani (prevalentemente albanesi del Kosovo), nel paese sono presenti anche minoranze cattoliche e protestanti.
L’istruzione primaria è gratuita e obbligatoria dai 7 ai 15 anni. La Costituzione della Serbia sancisce il diritto all’istruzione nella lingua madre per le diverse comunità etniche. L’istruzione e le numerose istituzioni culturali del paese hanno risentito degli effetti del conflitto serbo-bosniaco-croato, delle sanzioni economiche imposte al paese dalle Nazioni Unite a partire dal 1992 e dei bombardamenti della NATO successivi alla crisi del Kosovo. Per notizie relative alla cultura della Serbia si vedano le voci Letteratura Iugoslava; Cinema dell’Est europeo; Musica popolare; Danza folcloristica; Arte naïf.
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