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Umbria

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Introduzione

Umbria Regione amministrativa dell'Italia centrale. Racchiusa tra la Toscana a ovest e nord-ovest, le Marche a est e nord-est e il Lazio a sud, l'Umbria è l'unica regione dell'Italia peninsulare che non si affaccia al mare. È ripartita nelle province di Perugia e di Terni. Il capoluogo regionale è Perugia. Deriva il suo nome dall'antica popolazione degli umbri, che vi si erano già stanziati nel I millennio a.C. e che entrarono in contatto con i romani tra il IV e il III secolo a.C.

L'Umbria, che ha una superficie di 8.456 km² e conta 858.938 abitanti (2005), è una delle regioni meno estese e meno popolate d'Italia; anche la densità è molto bassa, pari a circa la metà di quella nazionale (102 abitanti per km² contro 198). I confini amministrativi solo in pochi tratti poggiano su elementi fisici. L'andamento collinare, che è il tratto morfologico più caratteristico della regione, prosegue senza soluzione di continuità in Toscana e nel Lazio; solo al confine con le Marche il rilievo, formato dai massicci dell'Appennino umbro-marchigiano (vedi Appennini), funge da elemento divisorio.

2

Territorio

Con una forma vagamente paragonabile a un rombo, l'Umbria occupa il cuore dell'Italia centrale, in corrispondenza grossomodo del bacino superiore del fiume Tevere. Le aree più vitali della regione sono rappresentate dalle superfici pianeggianti corrispondenti al fondo delle conche e dei bacini intermontani, intercalati agli allineamenti montuosi, perlopiù disposti in senso meridiano.

La sezione montana è inferiore al 30% della superficie territoriale, mentre il restante 70% è occupato da colline. I rilievi dell'Appennino umbro-marchigiano, che si sviluppano tra Umbria e Marche, iniziano convenzionalmente alla Bocca Serriola (730 m) – ma secondo alcuni geografi alla Bocca Trabaria (1.044 m) – e presentano più dorsali, tra cui si interpongono alcune conche. Prevalgono in genere rocce friabili di marne e arene e cime arrotondate che culminano sui 1.500 metri di quota; all'estremo sud-est questa sezione appenninica termina con il massiccio calcareo dei monti Sibillini, dall'aspetto alpestre e dirupato, che raggiungono con il monte Vettore i 2.478 m. Data la natura calcarea delle rocce, numerosi sono i fenomeni carsici, come le doline, gli inghiottitoi, le caverne e soprattutto le sorgenti, alimentate da una copiosa circolazione di acque sotterranee. Al limite occidentale della regione si innalzano invece alcuni rilievi, di altezza più modesta, che vengono considerati l'estrema prosecuzione dell'Antiappennino toscano e laziale.

Il paesaggio, formato per il resto da distese collinari, presenta nel suo insieme grande omogeneità. Il disegno geografico della regione ha i suoi elementi principali, come già ricordato, nei bacini intermontani, che fungono da corridoi e da aree di insediamento; il principale di questi bacini è la valle del Tevere, o Val Tiberina, piuttosto angusta nel suo tratto settentrionale, cioè sino alla conca in cui è situata la città di Perugia, poi man mano relativamente più ampia, fino a toccare i 5 km di larghezza. Un'altra conca, che per la sua superficie può essere assimilata a una pianura, è la Valle Umbra, il cui centro principale è Spoleto, in provincia di Perugia.

L'Umbria è ricca di corsi d'acqua; tuttavia non esiste una vera relazione tra la rete idrografica e l'andamento del rilievo. Nessuna delle numerose depressioni che si interpongono tra le dorsali montuose è percorsa in tutta la sua lunghezza da un unico corso d'acqua; in alcuni punti inoltre i solchi fluviali tagliano trasversalmente le dorsali con strette incisioni, determinando così una rete idrografica assai irregolare. La regione è interamente attraversata da nord a sud, per circa 200 km, dal Tevere, che nasce in Emilia-Romagna, sul monte Fumaiolo, e continua poi il suo corso nel Lazio; a questo fiume, il maggiore dell'Italia peninsulare e il terzo fiume italiano per lunghezza, tributano, dopo un percorso più o meno tortuoso, pressoché tutti i corsi d'acqua.

I principali affluenti del Tevere sono, da destra, il Paglia (64 km), che scende dall'Antiappennino toscano; da sinistra, il Chiascio che, formato da due rami, il Chiascio vero e proprio e il Topino, nasce sull'Appennino umbro-marchigiano e solca la Valle Umbra, con una lunghezza complessiva di 80 km, e il Nera, che, lungo 116 km, confluisce nel Tevere solo in territorio laziale. Il suo tributario, il Velino, forma un'imponente cascata, famosa sin dall'antichità, quella delle Marmore. Caratteristica di alcuni corsi d'acqua umbri, ma soprattutto del Nera, è il fatto di avere portate molto più regolari di quanto si verifichi di norma nei fiumi appenninici (tra cui lo stesso Tevere) che, alimentati dalle precipitazioni stagionali, alternano piene – di solito primaverili e autunnali – a magre estive; il Nera ha un bacino idrografico che si sviluppa su terreni calcarei fortemente permeabili ed è così arricchito dal costante apporto di corsi d'acqua sotterranei.

Compreso nel territorio dell'Umbria, nei pressi del confine con la Toscana, si trova il più esteso lago dell'Italia peninsulare, nonché il quarto d'Italia per estensione, il lago Trasimeno (128 km²). Al centro di una pittoresca conca al confine con il Lazio è invece situato il piccolo lago di Piediluco (1,5 km²), in provincia di Terni, da cui si diparte un canale che sbocca nel Velino e che funge da scolmatore, favorendo così la regolarità della portata di questo fiume.

2.1

Clima

Situata quasi al centro della penisola, l'Umbria è, sul lato orientale, totalmente chiusa agli influssi del mare Adriatico – da cui peraltro dista in alcuni punti appena una cinquantina di chilometri – dalla elevata dorsale montuosa dell'Appennino, mentre sul lato occidentale i più bassi rilievi dell'Antiappennino ostacolano meno gli apporti mitigatori del mar Tirreno.

La regione ha dunque un clima che varia da subcontinentale a mediterraneo, con estati non eccessivamente calde e in genere ventilate, e inverni non molto freddi; in particolare le temperature invernali si elevano nella sezione sudoccidentale dove, attraverso le valli del Tevere e del Nera, penetrano gli influssi tirrenici. Per contro, procedendo verso est, si accentuano le caratteristiche di continentalità, che interessano soprattutto le conche, chiuse agli influssi marittimi; un fattore climatico di grande rilevanza è naturalmente anche l'altitudine. La media invernale è, ad esempio, di 5 °C a Terni e di 1 °C nella conca di Norcia (in provincia di Perugia), posta a 604 m sul versante dei monti Sibillini: ma a Norcia si sono raggiunti anche i -23,5 °C; la media estiva oscilla, sempre per Terni e Norcia, tra i 21 °C e i 25 °C, con massime, in alcuni anni, anche di 40 °C.

Le precipitazioni non sono molto abbondanti: in media sulla regione cadono meno di 1.000 mm d'acqua all'anno. La maggiore o minore piovosità dipende in larga misura dall'esposizione dei versanti montuosi: così certe aree sbarrate dai venti umidi, come la zona tra Perugia e la depressione del Trasimeno, che è alle spalle dei monti dell'Antiappennino, riceve in media appena 750-800 mm, mentre fasce di piovosità relativamente più elevate sono situate sul versante sinistro della Val Tiberina e sui monti Sibillini. L'estate è ovunque la stagione meno piovosa; per il resto le precipitazioni sono distribuite con una certa uniformità nel corso dell'anno, con accentuazioni in autunno e in primavera.

L'Umbria viene immediatamente definita 'verde' da chi la scopre provenendo dalla Toscana e dal Lazio: in effetti sia le colline sia le vallate sono ricoperte da ricca vegetazione. Solo le pendici più elevate dell'Appennino si presentano brulle e prive di alberi, benché non vi manchino le praterie. Tuttora molto estesi sono i boschi, che occupano una superficie corrispondente a un terzo del territorio, anche se nel corso dei secoli sono stati ampiamente sfruttati per trarne legname e per ampliare le aree destinate alle coltivazioni e ai pascoli, e appaiono oggi nell'insieme molto impoveriti. Tra le regioni dell'Italia, tuttavia, l'Umbria ha una superficie boschiva che, in rapporto a quella totale del paese, è preceduta solo dalla Toscana. L'essenza più diffusa è la quercia; oltre i 900 metri si trovano estesi boschi di faggi. Specie legnose, come la vite e l'olivo, caratterizzano tutte le aree coltivate di collina. Si hanno infine due interessanti distretti floristici: quello alpino delle vette dei monti Sibillini, dove si trovano varie specie proprie dei livelli montani (genziana, sassifraga, artemisia ecc.), e quello palustre del lago Trasimeno.

Piuttosto povera è la fauna, sia per una diffusa abitudine all'esercizio della caccia, sia perché la collina è un ambiente che offre pochi rifugi. È dunque nelle zone di montagna che si trovano il tasso, la martora, lo scoiattolo, la volpe, la faina e l’istrice. Numerosi sono gli uccelli, sia stanziali sia migratori (anatra selvatica, folaga, colombaccio) che, nelle loro migrazioni, trovano negli ambienti di questa regione buone possibilità di sosta.

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Economia

L'Umbria è una tipica regione interna, non inserita nei circuiti più dinamici dell'economia italiana. Il suo reddito pro capite – 1.370.000 lire (1996) – è inferiore alla media nazionale. Dal confronto dei dati dell'Umbria con quelli relativi all'Italia, emerge che il contributo dell'agricoltura alla formazione del prodotto regionale è, ancora oggi, maggiore rispetto a quello dell'industria e delle attività terziarie. Se si escludono le industrie pesanti di Terni e del Ternano (siderurgiche e chimiche principalmente), che sono peraltro in crisi, solo le attività manifatturiere, così come i commerci, hanno in genere rilevanza locale.

Quanto alle vie di comunicazione l'Umbria, pur essendo situata proprio nel centro della penisola, è stata a lungo ed è tuttora estranea alle principali direttrici di traffico tra il Nord e il Sud d'Italia. Gli squilibri che presenta la rete delle comunicazioni si ripercuotono negativamente sul turismo, che non ha uno sviluppo all'altezza del ricco patrimonio artistico e monumentale della regione: tra i principali luoghi di richiamo turistico si impongono in particolar modo quelli religiosi, che hanno ad Assisi, a cui sono legate la vita e la predicazione di san Francesco, uno dei principali centri di pellegrinaggio d'Italia.

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