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Tintura

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Tintura di piante selvatiche, SwazilandTintura di piante selvatiche, Swaziland
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5.2

Coloranti naturali

Quasi tutti i primi coloranti naturali erano estremamente costosi e richiedevano tecniche di preparazione e di applicazione molto lunghe e complicate. Oggi i coloranti naturali sono usati soprattutto nella produzione artigianale e vengono applicati a piccole quantità di fibre o di altro materiale; i metodi usati rendono molto difficile riprodurre esattamente lo stesso colore e i risultati dipendono soprattutto dall’abilità dell’artigiano.

Il metodo di applicazione del colorante naturale è generalmente la tintura al tino: questo processo richiede un tipo di colorante a forte tonalità e stabile, ossia resistente al lavaggio e all’esposizione alla luce, in modo che il colore non stinga e sia garantita la buona qualità del prodotto. Nessun colorante è assolutamente stabile in tutte le circostanze, e dunque la scelta deve essere fatta caso per caso.

Attualmente nella produzione commerciale non si fa quasi per niente uso di coloranti naturali, poiché essi non presentano alcun vantaggio rispetto a quelli sintetici.

5.3

Coloranti sintetici

Nel 1855, mentre sperimentava un procedimento per produrre chinino sintetico a partire dall’anilina, una sostanza tratta dal catrame di carbon fossile, il chimico londinese William Perkin scoprì un colorante porporino con il quale si poteva tingere la seta. Non era particolarmente stabile, ma diventò subito popolare. Perkin lo chiamò mauve, usando il nome francese della malva. Era il primo colorante sintetico e influenzò moltissimo lo sviluppo dell’industria dei coloranti. I coloranti all’anilina consentono di raggiungere la purezza del colore regolando la concentrazione del colorante. Grazie ai coloranti sintetici, già all’inizio del XX secolo era in commercio una vasta gamma di prodotti tessili colorati a buon mercato.

5.4

Coloranti a mordente o al cromo

Pochi coloranti naturali riuscivano a conferire alle fibre un colore resistente; fu la scoperta dei composti chimici chiamati mordenti, introdotti per la prima volta nel 1868 e costituiti prevalentemente da sali di cromo, che contribuì alla soluzione del problema. Esistono due metodi di base nell’uso dei mordenti: il processo di postcromatazione, nel quale il mordente è aggiunto dopo il completamento della fase di tintura, e il processo metacromo, nel quale colorante e mordente vengono usati contemporaneamente nel bagno di tintura.

Poiché i coloranti differiscono ampiamente nella composizione chimica e fisica, diversa è la loro affinità alle fibre, che tra l’altro, naturalmente, non sono tutte uguali: sono stati quindi sviluppati diversi tipi di colorante, adatti ai diversi tipi di fibra.

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