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Missioni e movimenti missionari

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Bartolomé de Las CasasBartolomé de Las Casas
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1

Introduzione

Missioni e movimenti missionari Iniziative condotte nell’ambito di alcune tradizioni religiose al fine di diffonderne dottrine e pratiche. Il carattere universalistico di una religione, che si rivolge a ciascun individuo indipendentemente dalla sua appartenenza etnica, costituisce un presupposto fondamentale per la sua diffusione. Storicamente, ciò è avvenuto con il buddhismo, nato in India e diffusosi rapidamente in tutti i paesi dell’Asia orientale o, ad esempio, con l’islam, che conobbe una straordinaria espansione dall’Arabia a tutto il Medio Oriente e all’Africa settentrionale.

In particolare, la dimensione missionaria assunse un ruolo centrale nella tradizione cristiana, che adottò il termine “missione” come sinonimo di “apostolato”, una parola, questa, già utilizzata nel Nuovo Testamento per indicare l’attività degli apostoli, ovvero gli “inviati” ad annunciare la nuova fede nel mondo sulla base del mandato affidato loro, secondo i Vangeli (Matteo, 28:16-20), dallo stesso Cristo. In origine, le prime Chiese cristiane furono inclini a considerare l’appartenenza al popolo ebraico come requisito fondamentale per aderire alla comunità; in seguito, si oppose a questa concezione l’opera missionaria di san Paolo, considerato, per la sua infaticabile attività di predicazione del Vangelo fra i pagani, il vero padre dell’ideale universalistico del cristianesimo.

2

La predicazione cristiana

Dopo aver evangelizzato, mediante un’intensa attività missionaria, i popoli germanici e slavi, la cristianità europea affidò soprattutto a religiosi francescani e domenicani l’incarico di recarsi in Asia per incontrarvi i regnanti in qualità di ambasciatori: Giovanni da Pian del Carpine incontrò nel 1246 il sovrano dei mongoli; il fiammingo Guglielmo da Rusbruck percorse qualche anno dopo le regioni dell’Asia centrale; Giovanni da Montecorvino, nel 1294, giunse a Pechino.

In seguito, sebbene la predicazione in Asia non avesse dato i frutti sperati, rappresentando i cristiani solo il 3% della popolazione del continente, l’attività missionaria cattolica in Oriente riuscì comunque ad acquistare rilevanza culturale ed etnologica: alcuni famosi missionari acquisirono infatti una profonda conoscenza degli idiomi e delle culture dei popoli che intendevano evangelizzare, proponendo l’ideale cristiano nel pieno rispetto delle tradizioni locali.

Questo approccio, caratteristico dei gesuiti e utilizzato anche in India da Roberto de’ Nobili, fu particolarmente efficace in Giappone; in Cina la predicazione di Matteo Ricci, stabilitosi a Pechino nel 1583, fece del dialogo con il confucianesimo l’arma vincente per diffondere il cristianesimo fra l’élite culturale cinese. Con l’elaborazione dei cosiddetti “riti cinesi”, i gesuiti giunsero ad accogliere nella liturgia cattolica alcuni elementi della tradizione locale, provocando la reazione della gerarchia ecclesiastica romana fino alla condanna, nel 1742, di questi atteggiamenti, tipici di quello che fu definito come “metodo dell’accomodamento”.

2.1

La colonizzazione

La predicazione cristiana presso i popoli pagani costituì l’intento dichiarato degli esploratori spagnoli e portoghesi che, a partire dal XV secolo, precorsero la colonizzazione dell’America centrale e meridionale con l’approvazione di papa Alessandro VI; questi, infatti, suddivise tra Spagna e Portogallo, oltre al potere politico sui nuovi territori, l’incarico di organizzarvi la diffusione del cristianesimo.

2.1. 1

Il patronato

Un fattore indubbiamente determinante per la rapida ed efficace cristianizzazione dell’America latina fu la contiguità fra la dimensione politica e quella religiosa, sancita dal cosiddetto “patronato”, in base al quale i re di Spagna e Portogallo ottennero dalla Santa Sede il diritto di nominare vescovi e di riscuotere decime nei territori conquistati. Palesando la motivazione pretestuosa dell’attività missionaria, il patronato costituì una legittimazione del comportamento di quei coloni che sottoposero le popolazioni indigene a vessazioni di ogni genere, imponendo il lavoro agricolo in un regime di semischiavitù e giustificando il ricorso alla violenza come necessità della guerra contro genti nemiche della vera religione.

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