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Per quanto alcuni settori della storiografia contemporanea abbiano ridimensionato l’immagine fosca ed efferata della colonizzazione spagnola e portoghese, le denunce rivolte contro i coloni dagli stessi religiosi – e non solo dal domenicano Bartolomé de Las Casas – mantengono comunque il loro valore di documenti significativi. In questa direzione si mosse nel 1537 anche papa Paolo III, ricordando che, proprio a motivo della loro natura di esseri razionali capaci di ricevere la fede cristiana, gli indigeni non dovevano essere considerati esseri inferiori per natura, né privati della libertà e della proprietà. Recependo queste direttive, i gesuiti si adoperarono per migliorare le condizioni di vita degli indios con l’istituzione, all’inizio del XVII secolo, delle reducciones, comunità economiche e religiose organizzate su base egalitaria, che rimasero attive nelle regioni del Paraguay fino al 1767, anno in cui l’ordine venne espulso dalla Spagna e dalle sue colonie.
Nell’intento di liberare l’attività missionaria cattolica dai vincoli imposti dal patronato, il papato istituì nel 1622 la congregazione De propaganda Fide, oggi Congregazione romana per l’evangelizzazione dei popoli, con giurisdizione sugli ordini religiosi dediti esclusivamente alla missione, ad esempio il pontificio Istituto missioni estere, i missionari comboniani e i missionari d’Africa noti come “padri bianchi”. Organizzando i territori di missione come Vicariati apostolici e Prefetture apostoliche, la Chiesa cattolica diede vita a comunità cristiane locali destinate all’autonomia grazie all’ordinazione sacerdotale di un gran numero di cristiani indigeni e alla promozione di alcuni di essi alla carica di vescovo. Ciò è avvenuto soprattutto in Africa, il continente che, interessato dall’attività missionaria a partire dal XIX secolo, ha visto un rapido incremento del numero dei battezzati, attualmente superiore agli 80 milioni, e di quello dei vescovi locali, circa 400.
La situazione sociale ed economica del continente africano ha contribuito a stimolare in ambito missionario un dibattito circa il rapporto fra la diffusione del cristianesimo e l’opera da compiersi per il miglioramento delle condizioni materiali dei popoli dei paesi economicamente più arretrati. Questa tematica, posta nel contesto più ampio di una riflessione in merito alla giustizia sociale e alla distribuzione della ricchezza, interessa anche la posizione dell’annuncio cristiano in relazione alle vicende del colonialismo e al rispetto dell’identità culturale dei popoli evangelizzati. Si tratta soltanto di alcune delle problematiche complesse oggetto della missionologia, disciplina che, considerata ormai da decenni come momento essenziale della ricerca teologica in ambito sia cattolico sia protestante, ha interessato direttamente anche le scienze umane, proprio per la particolare rilevanza del fenomeno missionario come veicolo dell’integrazione fra culture e popoli diversi.
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