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Disegno artistico

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Tecniche e stili di disegnoTecniche e stili di disegno
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Introduzione

Disegno artistico Delineazione di una forma, su una superficie generalmente piana, ottenuta con linee, colori o ombreggiature e che rappresenta oggetti reali o immaginari, oppure composizioni astratte. I disegni possono essere eseguiti a pastello, gessetto, carboncino, punta metallica, penna o matita, oppure combinando tecniche diverse.

Il disegno artistico, a mano libera, si distingue dalle molte forme di disegno tecnico o meccanico (utilizzato ad esempio nella progettazione ingegneristica) per l’intrinseca qualità espressiva e per il prevalere dell’istanza estetica rispetto a ogni altro piano di significazione. Si intende che, sia di fronte alle opere dell’era contemporanea, sia per quanto riguarda i monumenti dei secoli passati, il riconoscimento che si dà oggi alla valenza artistica del disegno può non corrispondere agli obiettivi originari dell’autore (si pensi, ad esempio, agli schizzi di anatomia di Leonardo, o alle tavole di tanti illustratori scientifici).

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Disegno a mano libera

Disegnare soggetti reali significa riprodurre graficamente le impressioni ricevute dall’occhio. Ma poiché è impossibile presentare su una superficie bidimensionale tutti i tratti e gli aspetti visibili di un oggetto o di un essere vivente, l’arte del disegno consiste essenzialmente nel fornire suggestioni e nello stimolare lo spettatore a completare in modo soggetivo quanto manca nella rappresentazione. La scelta, da parte dell’autore del disegno, di cosa raffigurare o invece omettere dipende da una sensibilità visiva che si acquisisce col tempo e con l’esperienza.

Gli stili, le correnti e le scuole di disegno si distinguono in base ai modi in cui vengono superati i limiti intrinseci alla tecnica. Gli artisti di alcuni movimenti o tradizioni tracciano solo le linee di contorno o quelle fondamentali per la composizione. Il potere della linea pura, anche se priva di colore, di definire diversi volumi o modellati oppure di esprimere i dettagli più minuti è magistralmente illustrato dall’arte cinese e giapponese. Le scuole occidentali si sono invece concentrate sulla resa delle gradazioni di luce e ombra, raggiungendo spesso risultati notevoli.

Con il bianco e nero si può giungere persino a suggerire la complessità cromatica del soggetto: i disegni di Raffaello, Leonardo da Vinci e Michelangelo sono capolavori in cui risalta sia la purezza, il vigore e la delicatezza delle linee, sia la perfetta resa delle forme mediante il chiaroscuro.

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Tecniche del disegno

Nel disegno dal vero, solitamente l’artista prima osserva con attenzione il soggetto da rappresentare e quindi compie uno schizzo, tracciando le linee strutturali, i contorni e le masse. Nello schizzo l’immediatezza della prima impressione raccolta dall’artista prevale sull’intento di raggiungere un elevato grado di finitezza. In un secondo tempo possono venire aggiunti i particolari più significativi, apportate le correzioni e, per ultimi, inseriti i dettagli minori. Nell’esecuzione di questi diversi stadi del disegno sono determinanti la leggerezza di tocco e la sicurezza della linea.

Esistono tuttavia anche disegni astratti, che non riproducono un’immagine reale ma tentano di esprimere uno stato d’animo o un pensiero dell’autore, o semplicemente costituiscono un insieme di tratti e colori dotato di una valenza estetica. Come per ogni altra tecnica artistica, anche il disegno si presta a tutte le declinazioni stilistiche ed espressive.

Le tecniche del disegno variano secondo lo strumento e il supporto scelti. Nel corso dei secoli si è disegnato sui più disparati tipi di materiale: roccia (ad esempio, le pareti delle caverne), lastre di creta o di gesso, papiro, pergamena, seta, tavole in legno, blocchi di pietra, fogli metallici e, più comunemente, carta di varia consistenza e colore.

I disegni possono essere tracciati con punte metalliche, con penna o pennelli e inchiostri, con matite di differenti colori, con carboncini, gessetti o pastelli. La penna è forse lo strumento più impegnativo perché lascia un segno indelebile che non può essere alterato. Le tinte sono suggerite tramite puntinature, linee ravvicinate o tratteggi incrociati. Con il carboncino l’artista deve quasi “dipingere” sulla carta a causa dell’estremità larga e irregolare del bastoncino, che permette di modulare la forza del tratto. Analoga ampia possibilità di calibrare la grafica, accompagnata tuttavia da una tecnica diversa per quanto riguarda la posizione della mano e l’impugnatura dello strumento, è concessa dal pennello. La matita e il pastello producono, a seconda di come si usano, linee ben definite, tratti ampi e morbidi, ombreggiature sfumate.

Il supporto di carta colorata, seppia o grigio-azzurra, permette di ottenere disegni di grande effetto, spesso con l’utilizzo di più tecniche: ad esempio, le zone di luce possono essere rese a gessetto bianco o biacca, le ombre e i volumi a matita o carbone, mentre il tono della carta può essere utilizzato per esprimere i valori intermedi.

I grandi maestri del Rinascimento, non conoscendo ancora la grafite (il composto a base di piombo oggi utilizzato per tutte le più comuni matite, che fece la sua comparsa nel XVI secolo), disegnavano con punte di metallo (ad esempio l’argento), tracciando sottili linee grigie su pergamena o carta spessa; più frequentemente si servivano della matita rossa o sanguigna, forse introdotta da Leonardo.

Fino a quando venne sostituito dalla moderna penna, prima in legno poi in metallo, uno degli strumenti più usati per disegnare fu la penna d’oca che, con il calamo opportunamente tagliato, consentiva di scrivere o disegnare con inchiostri perlopiù vegetali (vedi Strumenti di scrittura).

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Disegno prospettico

Il disegno prospettico è tecnicamente e funzionalmente intermedio tra quello a mano libera o pittorico, e quello strumentale o meccanico. Serve a rappresentare un oggetto tridimensionale in base a un determinato punto di vista, e segue un criterio scientificamente elaborato piuttosto che un’interpretazione personale e artistica. Calcoli matematici e precise regole di disegno producono un’immagine che appare simile a quella percepita dall’occhio umano, dunque con le distorsioni angolari e l’inclinazione delle linee della nostra visione, che abitualmente il cervello traduce in oggetti corrispondenti al mondo reale.

Anche il disegno prospettico può tuttavia essere completato con linee colorate, tratteggi con effetto di chiaroscuro e vari dettagli, come il disegno a mano libera. In tal caso, si aggiunge a un disegno funzionale una qualità estetica propria della creazione artistica.

Lo studio della prospettiva è considerato, a partire dal Rinascimento, indispensabile per un artista che voglia definire correttamente le forme, specialmente di edifici e sfondi; per questo l’apprendimento delle tecniche del disegno prospettico costituisce un momento importante in tutte le accademie e le scuole di belle arti. Ovviamente un artista potrà scegliere di derogare dalle regole della prospettiva scientifica, ricorrendo a metodi più antichi per la resa della profondità spaziale (ad esempio, alla prospettiva aerea, ottenuta con la distribuzione della luce e dei colori), oppure producendo consapevolmente un’immagine non corrispondente alla percezione visiva, con intento espressivo.

Oltre che per gli artisti, la conoscenza della prospettiva è considerata indispensabile per gli scenografi teatrali, ad esempio per la creazione degli effetti illusionistici dei fondali (vedi Spazio scenico e scenografia).

Nell’arte asiatica e, in particolare, giapponese, il trattamento prospettico nel disegno è molto diverso da quello attualmente diffuso nel mondo occidentale; il punto di vista è quasi sempre posto a grande altezza, così da produrre l’effetto della prospettiva detta “a volo d’uccello”, un metodo di rappresentazione del reale ampiamente adottato anche in Europa fino al XV secolo (ad esempio per la rappresentazione delle città).

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