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Struttura articolo
L’esito di un referendum, tenutosi nel 1979, garantì alla Groenlandia l’autonomia all’interno del regno di Danimarca, con la facoltà di amministrare gli affari interni e affidando alla Corona danese la gestione degli affari esteri e della difesa. Il potere esecutivo spetta a un organismo composto da sette membri, il Landsstyre, con a capo un primo ministro. L’esercizio del potere legislativo è affidato al Parlamento (31 membri eletti ogni quattro anni), il Landsting. I groenlandesi eleggono due rappresentanti al Parlamento danese. La Corona danese è rappresentata da un Alto Commissario.
L’isola fu probabilmente raggiunta, già nel II millennio a.C., da esploratori provenienti dall’America settentrionale. Intorno all’870 vi giunsero monaci irlandesi provenienti dall’Islanda, che vissero da eremiti e in comunità isolate sino all’arrivo dei vichinghi, nel secolo successivo.
Le coste sudorientali e sudoccidentali furono esplorate verso la fine del X secolo dal conquistatore vichingo Erik il Rosso; fu lui a dare all’isola il nome attuale, che significa “terra verde”. Si ritiene che comunità di inuit si siano stabilite nella costa occidentale durante il medesimo periodo. Leif, figlio di Erik il Rosso, favorì la diffusione del cristianesimo tra la comunità vichinga; il primo vescovo si insediò sull’isola nel 1126. Dal 1262 la Groenlandia subì l’influenza norvegese, passando sotto la sovranità danese in seguito all’Unione di Kalmar (1397). Nel XV secolo, probabilmente a seguito di cambiamenti climatici, i rapporti tra il continente e l’isola si interruppero; gli insediamenti di coloni islandesi e norvegesi via via scomparvero, o si fusero con la comunità inuit.
La Groenlandia fu nuovamente avvistata nel 1585 dal navigatore inglese John Davis durante la sua ricerca del passaggio a Nord-Ovest. L’esplorazione di Davis e quelle successive di Henry Hudson (1607) e William Baffin (1616) permisero una più approfondita conoscenza delle coste occidentali dell’isola. Le basi della sovranità danese sulla Groenlandia poggiano sull’insediamento creato nel 1721 dal missionario Hans Egede a Godthåb, da cui iniziò l’esplorazione e la colonizzazione della costa occidentale. La sovranità danese fu confermata dalla pace di Kiel(1814). Nel corso dell’Ottocento numerosi esploratori e navigatori raggiunsero l’isola, stilando cartografie del territorio. Nel 1888 il norvegese Fridtjof Nansen compì per primo la traversata da costa a costa. Nel 1910 il danese Knud Rasmussen fondò Thulé, compiendo numerose esplorazioni della parte settentrionale dell’isola. Seguirono negli anni Trenta numerose spedizioni americane, britanniche e tedesche allo scopo di effettuare osservazioni meteorologiche nell’interno del Circolo polare artico. In seguito, i francesi Paul-Émile Victor (1948-1951) e Jean Malaurie (dal 1951) compirono numerosi studi scientifici, soprattutto di carattere etnologico.
Gli Stati Uniti rinunciarono alle loro pretese sul territorio settentrionale dell’isola, rivendicato in seguito alle esplorazioni di Robert Edwin Peary, in seguito all’acquisto delle isole Vergini dalla Danimarca nel 1917. Nel 1921 la Danimarca dichiarò l’isola territorio nazionale: ne seguì una lunga disputa con la Norvegia sui diritti di pesca e di caccia. Dieci anni dopo alcuni cacciatori norvegesi occuparono una striscia di terra sulla costa orientale dell’isola, ma nel 1933 la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite proclamò la sovranità danese su tutto il territorio. In seguito all’occupazione nazista della Danimarca (1940), gli Stati Uniti stabilirono la loro protezione sull’isola, impiantandovi basi aeree e navali. Nel 1951 Stati Uniti e Danimarca sottoscrissero un patto della durata di vent’anni, in base al quale vennero create aree difensive di mutua operatività a disposizione delle forze della NATO, mentre Thulé venne trasformata in una base per bombardieri strategici statunitensi.
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