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Cortés, Hernán

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Hernán CortésHernán Cortés

Cortés, Hernán (Medellín, Estremadura 1485 - Castilleja de la Cuesta 1547), esploratore spagnolo, conquistatore dell’impero azteco. Frequentò la facoltà di legge all’Università di Salamanca ma interruppe gli studi nel 1501, deciso a cercar fortuna nel Nuovo Mondo, che raggiunse tre anni dopo, stabilendosi a Santo Domingo. Nel 1511 si unì al conquistador spagnolo Diego Velázquez nella conquista di Cuba e, successivamente, divenne alcalde (sindaco) di Santiago di Cuba. Nel 1518 convinse Velázquez, divenuto nel frattempo governatore dell’isola, ad affidargli il comando di una spedizione diretta nei territori dell’odierno Messico. La regione era stata esplorata per la prima volta l’anno precedente da Francisco Fernández de Córdoba e, successivamente, da Juan de Grijalva, nipote di Velázquez.

Il 19 febbraio 1519 Cortés lasciò Cuba alla testa di seicento uomini, nonostante l’opposizione di Velázquez, che aveva cambiato idea e non appoggiava più la spedizione. Aveva infatti intuito che Cortés, una volta stabilitosi nei territori esplorati, avrebbe rifiutato di riconoscere la sua autorità. Cortés veleggiò lungo le coste dello Yucatán, sbarcando infine, nel marzo 1519, nella regione pianeggiante di Tabasco, che conquistò facilmente: le armi d’artiglieria, le navi e i cavalli avevano infatti il grande potere di creare sgomento tra gli indigeni. A Tabasco Cortés fu informato dell’esistenza dell’impero degli aztechi e del loro sovrano Montezuma II.

Nel corso del viaggio fece numerosi prigionieri. Tra questi vi era una giovane donna, Malinche (poi battezzata Marina), che divenne la sua compagna, interprete e guida. Alla ricerca di un porto adatto alla flotta, gli spagnoli raggiunsero una località poco lontana da Tabasco, verso ovest, dove fondarono il villaggio di La Villa Rica de la Vera Cruz (l’attuale città di Veracruz). Cortés istituì un governo indipendente che, scavalcando Velázquez, dichiarò di riconoscere solamente l’autorità del re di Spagna. Per evitare che una parte dell’equipaggio disertasse e informasse il suo rivale a Cuba, non esitò a far affondare tutte le navi della spedizione.

A questo punto Cortés si dedicò alla conquista dell’impero azteco. Falliti i negoziati con gli emissari di Montezuma, che cercavano di impedire l’entrata degli spagnoli nella loro capitale Tenochtitlán, il conquistador iniziò a marciare verso l’entroterra. Arruolò alcuni degli indios che aveva vinto in battaglia, che divennero suoi alleati contro gli aztechi. L’incerta condotta di Montezuma durante la marcia di avvicinamento di Cortés permise agli spagnoli di raggiungere la capitale azteca l’8 novembre 1519 senza incontrare alcuna resistenza. Anzi, gli abitanti della città accolsero Cortés con entusiasmo, ritenendo che si trattasse di Quetzalcoatl, il leggendario dio azteco dalla pelle chiara che sarebbe giunto un giorno a governare il suo popolo.

Lo spagnolo aveva però ragione di ritenere che presto la situazione sarebbe cambiata. Prese dunque in ostaggio Montezuma, lo costrinse a giurare fedeltà all’imperatore Carlo V e gli impose il pagamento di un’enorme quantità di oro e gioielli come riscatto. Nel frattempo Velázquez aveva inviato in Messico una spedizione comandata da Pánfilo de Narváez. Nell’aprile del 1520 Cortés fu informato che Narváez aveva raggiunto la costa messicana. Lasciati duecento uomini in città con Pedro de Alvarado, raggiunse la costa con un piccolo contingente armato che attaccò di notte il campo nemico, catturò Narváez e costrinse la maggior parte dei soldati a unirsi a lui.

Nel frattempo la durezza del regime imposto da Alvarado aveva provocato la ribellione degli aztechi. Quando Cortés ritornò in città avvenne infatti una vera e propria sommossa contro gli spagnoli e contro lo stesso Montezuma. Cortés fu autorizzato dai rivoltosi a raggiungere Alvarado con i suoi soldati, ma subito dopo fu circondato e attaccato. Spinto da Cortés, Montezuma si rivolse al suo popolo tentando di fermarlo, ma fu ferito. Morì tre giorni dopo.

Gli spagnoli e i loro alleati furono cacciati dalla città da un gruppo di aztechi comandati dal nipote di Montezuma, Guatimozino, che li inseguì mentre battevano in ritirata (la famosa Noche Triste del 30 giugno 1520). Cortés si ritirò per quasi un anno a Tlaxcala, dove preparò il suo esercito alla campagna della primavera successiva. Il 13 agosto 1521, dopo tre mesi di assedio, il nuovo imperatore Guatimozino fu catturato e Tenochtitlán cadde in mano agli spagnoli. Cortés rase al suolo la città e sulle sue rovine costruì Città di Messico. In seguito fece arrivare numerosi coloni dalla Spagna, e la città divenne presto il principale centro europeo d’America.

La popolarità ottenuta da Cortés gli valse nel 1523 il titolo di governatore e capitano generale della Nuova Spagna. Egli intraprese una spedizione in Honduras tra il 1524 e il 1526. Nel frattempo la sua sfrenata ambizione aveva messo in allarme la corte spagnola, che decise di inviare nel Nuovo Mondo una commissione per investigare sulla condotta del governatore. Nel 1528 Cortés ricevette l’ordine di rinunciare al governo del Messico e di ritornare in Spagna. Appellatosi al re, fu nominato marchese della Valle di Oaxaca, nel Nuovo Mondo, e governatore civile del Messico, ma gli fu tolta qualsiasi competenza di carattere militare. Sposò la figlia del conte di Aguilar e, nel 1530, ritornò in Messico, dove scoprì di essere tenuto costantemente sotto controllo dai funzionari del re, proprio mentre la sua popolarità andava progressivamente scemando.

Nel 1536 guidò una spedizione nel nord-ovest del Messico fino a raggiungere la Bassa California. Nel 1539 Francisco Vázquez de Coronado fu incaricato di cercare le mitiche “Sette Città di Cíbola” nella zona che Cortés riteneva facesse parte della sua giurisdizione: profondamente amareggiato, il conquistador tornò in Spagna per protestare presso la corte. Fu ricevuto con grandi onori ma non riuscì a modificare a suo favore la situazione.

Nel 1541 finanziò e prese parte alla sfortunata spedizione spagnola ad Algeri, che gli costò gran parte della sua fortuna e che si concluse con un naufragio sulle coste africane. Dimenticato dalla corte, Cortés si ritirò in una piccola proprietà nei dintorni di Siviglia, dove visse fino alla morte.

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