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Introduzione; Ritmo, parole e musica nel blues; Country blues e blues urbano; Blues, jazz e rock’n’roll
Blues Musica tradizionale popolare afroamericana sviluppatasi verso la seconda metà dell'Ottocento sulla base dei canti di lavoro degli schiavi neri impiegati nelle piantagioni di cotone del Sud degli Stati Uniti. Il blues conobbe grande fortuna nel corso del XX secolo e fu all’origine di molti generi appartenenti alla tradizione nera come il jazz, il rhythm and blues e il rock 'n' roll. Fin dalla sua comparsa, individuata nel periodo successivo alla guerra di secessione americana, durante la costruzione del nuovo stato federale, il blues riflette la storia e la cultura dell’America nera. Nato nelle zone agrarie povere del Sud, il blues percorse strade che determinarono il suo spostamento verso le metropoli settentrionali durante i primi anni del Novecento, in parallelo a un massiccio fenomeno di immigrazione interna provocata dalla ricerca di nuove opportunità lavorative in zone più ricche da parte di numerosi braccianti neri in cerca di fortuna. Direttamente ancorato alla musica africana tradizionale, il blues nacque come espressione dei travagli della dura esistenza dei neri afroamericani. I testi impiegati in molti brani trattano prevalentemente di vicende imperniate sulle asprezze della vita, nonché sulle tribolazioni sentimentali, spesso metafore di una profonda insoddisfazione esistenziale. Il termine stesso di blues significa in inglese “malinconia” e “tristezza”, ma non solo questo. La parola blues ingloba una vasta serie di emozioni ritualizzate, che comprendono anche un carattere umoristico, spesso salace e ironico. Ci sono infine blues celebri che trattano di eventi storici o significativi per la collettività, come Rising High Water Blues di Blind Lemon Jefferson, che descrive la tragedia dell’alluvione del Mississippi nel 1927, o 34 Blues di Charley Patton, ispirato al dramma della Grande Depressione.
Lo schema fondamentale del blues è una sequenza di dodici battute, distribuite in tre frasi di quattro battute ciascuna (una frase per ogni verso). Gli accordi sono basati su un giro armonico che si fonda sulla prima, la quarta e la quinta nota della scala diatonica e si caratterizzano per la presenza della settima minore, che rende immediatamente riconoscibile l’armonia blues, rispetto, ad esempio, a quella classica. I blues sono perlopiù in modo maggiore, ossia tutti gli accordi impiegati in essi impiegati sono maggiori. È però anche frequente incontrare blues in modo minore, in cui il primo e il quarto accordo sono minori, mentre il quinto, per merito della sua funzione dominante, è maggiore e conserva la settima. La melodia blues impiega una scala in cui la terza e la settima nota sono alterate verso il basso; per comodità si dice che sono bemollizzate rispetto alla scala maggiore classica, anche se tali note (blue notes) mantengono una certa indeterminatezza rispetto agli altri intervalli. Il ritmo è generalmente pari in ¹, ma sono presenti, soprattutto nella fase meno standardizzata, ritmi ternari, che costituiscono però delle rare eccezioni. I testi dei primi blues erano abitualmente formati da strofe di tre versi di struttura A A’ B (un verso iniziale, la sua ripetizione variata e una terza frase). A ciascun verso seguiva di solito un'improvvisazione strumentale secondo una struttura a “chiamata e risposta”. Successivamente si è imposta la struttura a distico con due versi appaiati, in cui il verso conclusivo completa il senso del primo. Entrambi vengono intonati sulla già citata linea melodica in 12 battute (ma possono esserci anche 8 o 16 misure); il verso conclusivo della strofa viene eseguito in concomitanza con la cadenza tipica che riporta la frase musicale nella posizione di partenza e che determina la struttura ciclica e ripetitiva del giro blues. Nel blues delle origini era consuetudine per gli esecutori accompagnarsi con la chitarra o l'armonica, strumenti spesso utilizzati soprattutto nella funzione di secondo canto piuttosto che come semplice accompagnamento.
Non c’è modo di determinare con esattezza il momento preciso in cui il blues fece la sua prima comparsa nella cultura contadina nera d’America. Il genere emerse senza dubbio dalle forme dei canti di lavoro e dalle ballate africane, in particolare come canto non accompagnato, evoluto a partire dalle formule a “chiamata e risposta” intonate durante le mansioni lavorative nelle grandi piantagioni del Sud. La ballata africana, che aveva in comune con quella occidentale il carattere narrativo, adottò analoghe strutture strofiche. Le zone a più alto tasso demografico afroamericano erano comprese tra l’East Texas e il delta del Mississippi, zona che divenne la culla dello stile chitarristico più tipico delle origini (il delta blues), incarnato da musicisti come Charley Patton, Son House e Robert Johnson, quest’ultimo acclamato come uno dei più grandi chitarristi blues di tutti i tempi. Lo stile slide, prodotto dall’uso di un oggetto metallico liscio o dal collo di una bottiglia (bottle neck) sulle corde della chitarra, incarnò una delle caratteristiche più evidenti del blues del delta. Tra gli altri interpreti del primo blues rurale si ricordano personaggi come “Blind” Lemon Jefferson e Huddie Ledbetter, più noto come Leadbelly. Con la pubblicazione di Memphis Blues di W.C. Handy nel 1912, il blues entrò nell'area d'influenza della musica popolare e iniziò a essere riconosciuto dall’industria discografica come prodotto musicale di grande interesse commerciale. Un momento di svolta per il blues fu determinato dal suo spostamento verso i grandi ghetti metropolitani di Atlanta, Memphis, Saint Louis e, in particolar modo, di Chicago, dove si sviluppò un altro importante stile esecutivo: il Chicago blues, caratterizzato da profonde evoluzioni in senso modernista, come l'elettrificazione degli strumenti e l’allargamento delle compagini esecutive. Fecero allora la loro apparizione strumenti non ancora frequentati dai neri come la chitarra elettrica, il basso elettrico (che entrò nella pianta organica di ogni gruppo blues), la batteria (capace di esaltare il forte impatto ritmico del blues), il pianoforte e l’organo (che determinarono la maggiore organizzazione armonica del nuovo stile blues) e, infine, anche alcuni fiati come il sax, il cui uso venne trasmesso dal contiguo jazz. Il cambiamento di ambiente provocò progressivamente la trasformazione dell’originario carattere folk del blues: ciò avvenne non solo per quel che riguarda l’evoluzione della struttura delle composizioni, ma anche in conseguenza delle modalità della loro fruizione. Il blues divenne infatti ben presto un genere destinato agli avventori dei numerosi locali cittadini, entrando progressivamente in un mercato musicale che seguiva la legge della domanda e dell’offerta. Il blues urbano, più duro rispetto alla sua forma originaria, incominciò a svilupparsi negli anni Quaranta per merito di carismatiche figure come Muddy Waters, capace di esaltare il proprio stile esecutivo sporco e ruvido fino a farne un modello per numerosissimi chitarristi rock delle generazioni successive. Una larga schiera di musicisti fece parte della corrente nata a Chicago: basti ricordare il compositore e bassista Willie Dixon, i chitarristi Elmore James e Luther Allison, gli armonicisti Sonny Boy Williamson, Howlin’ Wolf e Little Walter, la cantante Koko Taylor.
Fonte imprescindibile per il jazz, il blues continuò a svilupparsi in maniera autonoma rispetto a quest’ultimo. Tuttavia nel loro lungo percorso i due stili si sovrapposero, talvolta in maniera indistinguibile, alimentandosi e influenzandosi vicendevolmente. Il blues ebbe un ruolo non secondario nel primo jazz di New Orleans, improntato sia al ragtime e alla musica delle marching bands, ma anche alle armonie desunte dai modelli blues, che vennero portati a evoluzione per essere adattati ai grossi organici. Alcuni jazzisti, come il trombettista Buddy Bolden, si cimentarono con successo nello stile musicale blues più arcaico. Negli anni Quaranta cantanti blues di grande carisma come T-Bone Walker e Louis Jordan si esibivano con grandi orchestre jazz o con gruppi formati da chitarra elettrica, basso acustico, batteria e sassofoni, strumenti che, come abbiamo visto, fecero la loro prima apparizione negli organici blues. Il grande travaso stilistico avvenne però con lo sviluppo di uno stile più commerciale di blues, caratterizzato da una minor asprezza e da una ritmica più fruibile: il rhythm and blues (R&B), genere che incontrò i gusti del pubblico bianco, trasformando la musica nera in un genere di consumo universale, a costo di pesanti interventi di edulcorazione. Attraverso personalità come i chitarristi Chuck Berry, John Lee Hooker e Bo Diddley, negli anni Cinquanta molti stilemi tipici del blues di Chicago vennero travasati nel rock 'n' roll, nuova musica giovanile che si impose per merito di artisti bianchi, debitori di enormi fortune a generazioni di cantanti blues afroamericani. Altri musicisti, come B.B. King e Ray Charles, fecero riferimento alla cosiddetta “musica del diavolo” per poi muoversi in altre direzioni (soul, R&B), contribuendo alla fusione di condotte e comportamenti tipici del blues in altri generi musicali. Oggi si possono individuare intere famiglie di generi musicali imparentati con il blues tradizionale: il rhythm and blues, il soul, il rock 'n' roll e il successivo rock degli anni Sessanta (in Inghilterra e negli Stati Uniti si diffuse il movimento “blues revival” per merito di gruppi quali Rolling Stones, Allman Brothers, Cream, ecc.), il funky e, infine, il jazz degli anni Cinquanta e Sessanta, che recuperò il blues come bagaglio culturale fondamentale di tutta la cultura nera afroamericana.
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