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Introduzione; La temperatura; I ghiacci marini; La salinità; I gas; I nutrienti ; La dinamica del moto ondoso ; Comunità marine
Mare Termine generico con cui vengono indicate tutte le distese di acqua salata presenti sulla superficie del globo terrestre, escludendo tutti i corpi di acqua – dolce o salata – presenti all’interno dei continenti. In un senso più ristretto, il termine mare si contrappone a quello di oceano, e indica distese di acqua salata piuttosto delimitate da continenti o isole (come il mar Mediterraneo, il mar Baltico o il Mare del Nord). Infine, in senso improprio, vengono chiamati mari anche alcuni specchi d’acqua interni ai continenti, come il Mar Morto e il mar Caspio. I mari coprono complessivamente circa i 7/10 della superficie terrestre, estendendosi per circa 362.033.000 chilometri quadrati ma in proporzione diseguale nei due emisferi: il 43% in quello boreale e il 57% in quello australe. La loro profondità media è di 3729 metri, la temperatura media di 3,9 °C e la salinità media del 35 per mille circa. Di importanza fondamentale per la vita dell’uomo, il mare è via di traffici e fonte primaria di risorse alimentari. Sotto il suo fondo si celano importanti giacimenti di materie prime (idrocarburi e minerali metallici in particolare). Intere regioni traggono inoltre i principali introiti dall’industria turistica che si sviluppa lungo le sue sponde. In alcuni casi, è persino possibile produrre energia elettrica attraverso lo sfruttamento delle maree. Ma soprattutto il mare è fondamentale per il ciclo dell’acqua e per la redistribuzione del calore a livello globale: gli spostamenti delle masse d’acqua oceaniche influenzano infatti in modo determinante i climi delle regioni costiere dei continenti.
La temperatura dell’acqua marina varia sia con la profondità sia in orizzontale. Le acque oceaniche dell’emisfero boreale hanno una temperatura media di poco superiore a 19 °C, mentre quelle australi superano di poco i 16 °C. Con l’aumentare della latitudine, vale a dire procedendo verso i poli, la temperatura diminuisce di circa 0,5 °C per ogni grado: di conseguenza, è in media di 27 °C presso l’equatore e di – 2 °C presso i poli. Anche con la profondità si ha una progressiva diminuzione di temperatura, con andamento differente a seconda della latitudine. A latitudini medie, tra 150 e 1.000 metri di profondità, si riscontra una zona di rapida diminuzione della temperatura, il cosiddetto termoclino. Ad alte latitudini, l’intera colonna d’acqua è molto più fredda, e ha una temperatura assai più uniforme. Al di sotto del termoclino, la temperatura scende ancora, ma più lentamente, fino a raggiungere valori compresi tra 1 e 3 °C oltre i 4000 metri. In situazioni particolari, come avviene per esempio sul fondo del Mar Rosso, si possono trovare acque a temperature superiori a 55 °C.
L’acqua marina non gela esattamente a 0 °C: la presenza di sali in soluzione al 35 per mille fa sì che il punto di congelamento scenda a quasi 2 °C sotto lo zero. Ad alte latitudini il raffreddamento delle acque marine al di sotto di questa temperatura provoca la formazione di coltri di ghiaccio. I ghiacci marini polari, nel loro complesso, formano la cosiddetta banchisa, che presenta grandi variazioni stagionali di estensione. Nel mare vagano occasionalmente grandi masse di ghiacci staccatesi dai ghiacciai artici e antartici: gli iceberg. Essi possono raggiungere dimensioni di parecchi chilometri e spessori di diverse centinaia di metri. Data la loro densità, solo di poco inferiore a quella dell’acqua marina circostante, essi sono immersi per la massima parte: solo una parte minima (da un terzo a un decimo) della loro massa sporge in superficie. In tempi non remoti gli iceberg costituivano un grave pericolo per le rotte di navigazione transoceaniche. Le moderne tecnologie (basate sul telerilevamento da satellite e sui radiometri a microonde) permettono ora un’individuazione precisa e tempestiva della posizione e delle traiettorie di questi oggetti.
Anche la salinità delle acque marine varia da regione a regione. Le sostanze in soluzione derivano principalmente dall’apporto dei corsi d’acqua continentali e dalle eruzioni o sorgenti termali sottomarine; tali sostanze si trovano soprattutto nella forma di ioni dissociati e di gas. Mediamente la salinità del mare è pari al 35 per mille, corrispondente a 35 grammi di sali per litro d’acqua, ma a seconda dell’afflusso di acque dolci (dovuto alle precipitazioni, agli apporti fluviali, allo scioglimento di ghiacci marini) e delle condizioni di evaporazione, si può discostare di molto da questo valore di riferimento, oscillando fra il 33 e il 37 per mille. In aree ristrette del Mediterraneo orientale, si rileva una salinità del 39 per mille; nel Mar Rosso – caso limite – addirittura del 41 per mille. Con la profondità, la salinità varia a seconda delle correnti presenti. Nell’Atlantico e nel Pacifico raggiunge comunque un minimo intorno ai 700-800 metri di profondità. Al di sotto di questo livello riprende ad aumentare, fino a raggiungere i valori massimi tra 1.500 e 4.000 metri. In alcuni bacini le acque di fondo raggiungono concentrazioni ipersaline: sul fondo del Mar Rosso o in alcuni bacini sul fondo del Golfo del Messico, ad esempio, si raggiungono gli oltre 200 grammi per litro di sali disciolti. Le sostanze disciolte nel mare sono innumerevoli; pochissime, tuttavia, sono quelle contenute in percentuali notevoli. Oltre il 99,7% delle sostanze disciolte è costituito da ioni cloro, sodio, solfato, magnesio, calcio, potassio, e, in misura molto minore, bromo, stronzio e boro. Tutti questi ioni sono in proporzione relativa esattamente costante in ogni regione e a ogni profondità dell’oceano. Vi è poi lo ione bicarbonato, che pur essendo tra i costituenti principali, non è in rapporto costante con gli altri. Gli elementi minori sono moltissimi, e alcuni di essi (ossigeno, azoto, fosforo, azoto e silicio), sono essenziali per il sostentamento degli organismi viventi. Alcuni elementi di grande importanza economica, come l’oro e l’uranio, sono pure presenti nell’acqua di mare, ma in percentuali talmente ridotte da rendere antieconomico qualsiasi tentativo di estrazione.
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