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Educazione

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Studenti di Hafnarfjörður, IslandaStudenti di Hafnarfjörður, Islanda
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Introduzione

Educazione Insieme dei processi e degli strumenti attraverso cui una società trasmette da una generazione all’altra il patrimonio di conoscenze, valori, tradizioni, comportamenti che la caratterizzano.

Il termine educazione deriva dal latino educare, del quale vengono indicate due origini e due significati diversi: édere, che significa “alimentarsi”; ex-dúcere, che significa “trarre fuori”. Il primo significato pone l’accento su un processo biologico che consente la crescita dell’individuo, l’altro sulla possibilità più generale di promuovere lo sviluppo di qualcuno, di “tirarlo fuori” da una situazione di immaturità che può essere tanto biologica quanto intellettiva. Considerati insieme, i due significati mettono in evidenza una dimensione fondamentale dell’educazione, cioè quella relazionale: in altre parole, essa consiste in un insieme di processi che caratterizzano un rapporto interpersonale in cui c’è chi “si alimenta” e chi “alimenta”, chi “trae fuori” e chi “viene tratto fuori” dallo stato di immaturità.

In riferimento a un certo contesto socioculturale, si può dire che l’educazione passa attraverso i processi comunicativi che regolano il rapporto tra un membro più competente e uno meno competente in quel contesto; tali processi comunicativi consentono la trasmissione dal primo al secondo dei contenuti culturali, ma anche dei comportamenti e delle modalità di ragionamento tipiche della comunità sociale cui entrambi appartengono. Sono processi comunicativi che consentono l’apprendimento, che è l’esito naturale di una relazione sociale a carattere educativo. Dunque, chi “si alimenta” si nutre delle caratteristiche del sistema culturale in cui viene accolto; chi alimenta “trae fuori” qualcuno da uno stato di estraneità socioculturale per portarlo verso uno stato di integrazione e appartenenza sociale.

Tutto ciò significa che qualsiasi relazione tra soggetti con gradi diversi di competenza può essere educativa e, quindi, che i processi e i sistemi educativi permeano a più livelli l’intera struttura sociale. Significa inoltre che contenuti, comportamenti, modalità di ragionamento trasmessi tramite i processi educativi sono socialmente e storicamente determinati, cioè dipendono dall’identità ideologica e dalle scelte politiche che caratterizzano in quel momento storico la società in cui tali processi si realizzano.

In riferimento a questa concezione dell’educazione, in cui è primario il riferimento al sistema culturale di una società e alla sua sopravvivenza per trasmissione tra generazioni, sono state date descrizioni diverse delle modalità attraverso cui la rete di relazioni educative si realizza e delle loro ricadute in termini di struttura sociale. Le varie prospettive possono essere ricondotte, anche se non esaurite, all’interno di due coppie di descrizioni opposte.

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Educazione come processo esplicito o implicito

In ogni società esistono delle agenzie formalmente deputate all’azione educativa. Tra di esse, quelle attualmente riconosciute come principali sono la scuola e la famiglia. In entrambi i casi l’azione educativa ha carattere esplicito, cioè tanto i genitori quanto gli insegnanti sanno di avere il dovere di promuovere lo sviluppo dei figli e degli studenti, riconoscono come obiettivo del loro ruolo educativo quello di indirizzare tale sviluppo verso la formazione di soggetti adulti integrati e attivi nel contesto sociale di riferimento, e scelgono in maniera consapevole i metodi con cui realizzare tale obiettivo. L’individuazione degli obiettivi e dei metodi educativi è precisa e sistematica soprattutto nel caso della scuola, che in questo senso è uno degli oggetti di riflessione della pedagogia e la sede principale di riferimento per l’elaborazione di curricoli.

Se però qualsiasi interazione tra membri diversamente competenti dello stesso contesto socioculturale può essere educativa, ne consegue che innumerevoli saranno le situazioni e le occasioni formative non ufficialmente riconosciute come tali. In questo caso si può parlare di un’azione educativa implicita, in quanto la trasmissione del sistema culturale non è né un obiettivo né un effetto esplicitamente e consapevolmente riconosciuto dai soggetti che partecipano all’interazione, anche se il risultato è appunto tale trasmissione. Ad esempio, tutte le relazioni che il bambino intrattiene con adulti, coetanei più competenti o mezzi di comunicazione più o meno di massa – la televisione, il libro ecc. – potrebbero essere educative nella misura e nel momento in cui producono, come per contagio, la trasmissione e quindi l’apprendimento di credenze, valori, comportamenti o modalità di ragionamento tipiche della comunità sociale cui il bambino appartiene.

Ciò significa però che, se l’educazione può realizzarsi attraverso gli scambi informali che caratterizzano qualsiasi rapporto, anche la famiglia e la scuola possono essere sede di educazione implicita oltre che esplicita: infatti, al di là degli obiettivi educativi che insegnanti e genitori si pongono consapevolmente e dei modi che scelgono per raggiungerli, il complesso e concreto svolgersi della loro relazione con studenti e figli potrebbe veicolare scelte ed effetti educativi non dichiaratamente prescelti e che restano perciò impliciti.

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Educazione come sede di conservazione o progresso socioculturale

Attraverso l’educazione una società mira alla sua sopravvivenza, si assicura la perpetuazione del suo sistema culturale trasmettendolo alle nuove generazioni. In questi termini, l’azione educativa è efficace quando riesce a riprodurre senza sbavature la stessa struttura socioculturale nell’avvicendarsi delle generazioni. I pensatori che abbracciano questo punto di vista vedono l’educazione come il “braccio normalizzante” della società, lo strumento attraverso cui essa tenta di far rientrare ogni possibile devianza che minacci la sua identità e sopravvivenza: idee, comportamenti, ma anche modalità divergenti di interpretare la realtà.

In particolare, alcuni sostengono che questa azione educativa rappresenta il mezzo attraverso cui i gruppi dominanti mantengono la loro posizione di privilegio e di superiorità. È solo attraverso processi rivoluzionari dirompenti, culturali o sociali, che i punti di vista diversi, quelli sfuggiti alle maglie dell’educazione, scuotono un certo sistema socioculturale dall’immobilità, per stabilizzarsi poi a loro volta come sistemi socioculturali che mirano a riprodursi e che si armano quindi di interventi educativi.

Un punto di vista diverso è quello che, pur vedendo nell’educazione lo strumento di riproduzione di un sistema socioculturale, sottolinea che tale riproduzione lascia spazio e si propone di produrre il progresso, il miglioramento sia della struttura sociale, sia della cultura in base ai valori ritenuti importanti nella società di riferimento. In questo senso l’intervento educativo dovrebbe fornire alle nuove generazioni sia il patrimonio socioculturale fin lì costruito dalle generazioni passate, sia gli strumenti per interpretarlo in modo nuovo, per superarlo senza disperderlo e anzi arricchendolo.

In questo senso l’educazione svolgerebbe un importante ruolo di mediazione tra il passato e il futuro, senza il quale non esisterebbe la possibilità per una società e, più in generale, per l’umanità, di costruire la propria storia: infatti, estremizzando, l’assenza di interventi educativi – più o meno organizzati in un sistema scolastico – condannerebbe ogni “storia” (o “cultura”) a svanire con la scomparsa della generazione che ne è stata protagonista e ogni nuova generazione a ricominciare da capo.

Chi abbraccia questo punto di vista considera l’educazione come la sede in cui si costruisce e insieme si realizza la libertà: chi educa fornisce a chi viene educato gli strumenti per esprimere liberamente la propria individualità, ed è proprio questa possibilità di esprimersi liberamente che permette a ogni membro di interpretare la società in modo personale, originale, divergente rispetto al passato e quindi di consentirne il progresso. Non solo: è attraverso l’educazione che i gruppi sociali più svantaggiati troverebbero gli strumenti per affrancarsi dal loro stato di inferiorità socioculturale, e quindi per accedere ai luoghi del potere e del sapere.

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Cenni storici

La storia dell’educazione riguarda le teorie pedagogiche, i metodi d’insegnamento, l’organizzazione delle strutture scolastiche dai tempi antichi fino a oggi, quindi il modo attraverso il quale le società hanno trasmesso da una generazione all’altra le proprie conoscenze, la propria cultura e i propri valori.

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