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Introduzione; Educazione come processo esplicito o implicito; Educazione come sede di conservazione o progresso socioculturale; Cenni storici
La Chiesa originatasi all’inizio del XVI secolo dalla Riforma di Martin Lutero fondò scuole in cui si insegnavano la lettura, la scrittura, l’aritmetica e il catechismo al livello più elementare e le materie classiche, come l’ebraico, la matematica e le scienze al livello secondario. In Svizzera, un altro riformatore e teologo, Giovanni Calvino, nel 1559 fondò a Ginevra un’accademia che divenne un importante centro educativo. La moderna pratica del controllo statale sull’educazione può essere fatta risalire a Lutero, a Calvino e ad altri esponenti della Riforma.
Anche la Chiesa cattolica ebbe una grossa influenza sulla riorganizzazione degli studi e le sue scuole si attrezzarono ad arginare la crescente diffusione del protestantesimo (vedi Controriforma) soprattutto attraverso il pensiero educativo della Compagnia di Gesù, fondata dall’ecclesiastico spagnolo Ignazio di Loyola nel 1540, con l’approvazione di papa Paolo III; i gesuiti, così vennero chiamati i membri della congregazione, fondarono un sistema di scuole – i collegi – che diffuse con successo l’educazione cattolica in molti paesi a partire dal XVI secolo.
Il XVII secolo, un periodo di rapido progresso in molte scienze, fu segnato dalla fondazione nel 1660 della Royal Society di Londra, Accademia per il progresso nelle scienze naturali. Questa istituzione agevolò lo scambio delle idee e delle informazioni scientifiche e culturali tra gli studiosi di molti paesi d’Europa. Le nuove materie scientifiche furono introdotte nei corsi di studio universitari e superiori: il Christ’s Hospital di Londra fu probabilmente la prima scuola secondaria a insegnare le scienze con un certo livello di competenza e, all’inizio del XVIII secolo, costituì il modello per la fondazione della prima scuola scientifica in Russia, la Scuola di matematica e navigazione di Mosca. L’importanza della conoscenza scientifica fu sostenuta anche negli scritti del filosofo inglese Francesco Bacone, che enfatizzò il principio dell’apprendimento attraverso l’osservazione e l’esperimento. Gli studenti venivano, cioè, incoraggiati a osservare ed esaminare la realtà con i propri sensi, prima di pervenire a conclusioni su di essa. Durante il XVII secolo, la pedagogia subì l’influenza di nuovi studi e ricerche. Il tedesco Wolfgang Ratke elaborò nuovi metodi per l’insegnamento rapido del volgare, delle lingue classiche e dell’ebraico; il filosofo francese Cartesio enfatizzò il ruolo della logica come principio fondamentale del pensiero razionale; il poeta inglese John Milton propose un programma enciclopedico di educazione secondaria, in cui lo studio classico aveva lo scopo di instillare la moralità e di completare la persona. Il filosofo inglese John Locke ideò un curriculum educativo, che comprendeva l’educazione fisica, basato sull’analisi empirica dei fatti e sulla loro dimostrabilità. Nell’opera Pensieri sull’educazione (1693), Locke propose una serie di riforme centrate sulle cose reali anziché sui libri, sull’apprendimento attraverso i viaggi e su nuove discipline di studio: egli consigliava agli studenti di apprendere osservando un albero, piuttosto che leggendo un libro sugli alberi, o visitando la Francia, piuttosto che leggendo un trattato su quel paese. L’educatore francese Giovanni Battista de La Salle nel 1685 istituì un collegio per la preparazione degli insegnanti, divenendo così un precursore della formazione sistematica del corpo docente. Tra i più grandi educatori del XVII secolo vi fu Comenio, che realizzò l’importante opera illustrata Orbis sensualium pictus (1658, Il mondo figurato delle cose sensibili). Nella sua Didactica magna (1628-1632, La grande didattica) egli sottolineò l’importanza di stimolare l’interesse dell’allievo con cose concrete piuttosto che con semplici descrizioni. Il suo obiettivo educativo può essere sintetizzato nella frase “insegnare tutto a tutti”. Un altro importante educatore tedesco, August Francke, fece sentire la propria influenza a partire dalla fine del XVII secolo. Francke, pastore della chiesa luterana, fu professore di teologia all’Università di Lipsia e professore di ebraico all’Università di Halle, e si occupò principalmente di educazione secondaria, formazione degli insegnanti ed educazione degli adulti, rinnovando il curriculum scolastico e fondando una rete di scuole, la Franckesche Stiftungen, tuttora esistente.
Durante il XVIII secolo fu creato un sistema scolastico in Prussia; in Russia l’istruzione pubblica fu avviata sotto Pietro il Grande e i suoi successori; nel Nuovo Mondo si svilupparono scuole e college, e in Francia, a seguito della rivoluzione, venne riformato il sistema educativo. Alla fine del secolo, in Inghilterra, l’editore e filantropo Robert Raikes fondò le scuole domenicali per i poveri e per i bambini che lavoravano: centinaia di bambini potevano essere istruiti da un solo insegnante, con l’aiuto di alcuni assistenti; fu così che furono gettate le basi per l’istruzione di massa. Il più importante teorico dell’educazione del XVIII secolo fu Jean-Jacques Rousseau, il cui pensiero e la cui influenza si diffusero in tutta Europa. Nell’Emilio (1762), Rousseau sostenne che il bambino non doveva essere considerato un adulto in miniatura e che la sua personalità andava invece assecondata nei differenti stadi della crescita. Tra i metodi educativi che egli suggerì si ricordano l’apprendimento della lettura in un’età più avanzata e lo studio della natura e della società attraverso l’osservazione diretta. Le sue proposte innovative erano, tuttavia, riservate ai maschi: le femmine dovevano continuare a ricevere un’educazione di tipo tradizionale. I contributi di Rousseau rimasero tuttavia in gran parte teorici; spettò infatti ai suoi seguaci metterli in pratica: l’educatore tedesco Johann Basedow e altri suoi allievi fondarono scuole, in Germania e in altri paesi del Nord Europa, basate sul principio di Rousseau “tutto secondo natura”.
Il più importante fra i seguaci di Rousseau fu l’educatore svizzero Johann Pestalozzi, le cui idee e metodologie influenzarono i sistemi scolastici di ogni continente. Obiettivo principale di Pestalozzi era quello di adattare i metodi didattici alla naturale crescita del bambino, attraverso lo sviluppo armonioso di tutte le sue facoltà (mente, cuore e mano). Altri importanti educatori del XIX secolo furono il tedesco Friedrich Fröbel, creatore dei Kindergarten (“giardini d’infanzia”); Johann Herbart, anch’egli tedesco, che introdusse i principi della psicologia e della filosofia nella scienza dell’educazione; il filosofo britannico Herbert Spencer, che sostenne il primato della conoscenza scientifica in ambito scolastico; il pedagogista italiano Aristide Gabelli, che redasse i programmi per la scuola elementare del Regno d’Italia e il danese Nikolai Grundtvig, le cui idee costituirono la base per il movimento delle scuole superiori regionali. Nel XIX secolo si organizzarono sistemi scolastici nazionali in Italia, nel Regno Unito, in Francia, in Germania e in altri paesi europei. Alcuni stati indipendenti dell’America latina, come l’Argentina e l’Uruguay, utilizzarono le scuole europee e statunitensi come modello per i propri sistemi educativi. Anche il Giappone, che stava uscendo dal proprio isolamento, fondò un sistema scolastico superiore e universitario sul modello di quelli europei e statunitensi. Particolarmente importanti in questo periodo per la diffusione dei moderni sistemi educativi furono le missioni in Africa e Oceania. Anche nei territori coloniali, come l’India, l’amministrazione cominciò a prestare attenzione ai problemi educativi. In queste aree, tuttavia, la grande maggioranza delle persone riceveva un’istruzione scolastica ancora molto scarsa.
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