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Normanni

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L’espansione normanna a ovest

Dalla Normandia il duca Guglielmo conquistò l’Inghilterra, su cui vantava diritti in quanto lontano erede di Canuto il Grande, sconfiggendo a Hastings il re Aroldo II. Da allora i feudatari normanni, che erano ormai francesizzati, modellarono sull’esempio franco la società e il regno inglesi, dando una forte impronta anche alla lingua, frutto di una duttile mescolanza di anglosassone (germanico) e di francese (neolatino). Alla corte anglo-francese-normanna si sviluppò il ciclo di chansons de geste in francese antico che, poiché ambientato in Britannia (cioè in Inghilterra), è noto come “ciclo bretone”.

L’assunzione della corona d’Inghilterra da parte dei duchi di Normandia creò il paradosso per cui il re d’Inghilterra si trovò a essere feudatario del re di Francia, fatto che avrebbe poi contribuito a scatenare la guerra dei Cent’anni.

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L’espansione normanna a sud

Dalla Normandia veniva anche, qualche anno prima, il condottiero Rainulfo Drengot, che si pose al servizio dei duchi longobardi di Napoli e principi di Capua, dai quali ebbe in feudo nel 1027 la contea di Aversa. Di qui egli partì alla conquista di Amalfi e di Gaeta, fiorenti città marinare.

Ben presto fu raggiunto dai fratelli Altavilla, feudatari minori di Hauteville-le-Guichard, che si inserirono con intraprendenza e astuzia nelle contese feudali dell’Italia meridionale fino a ottenere dal papa i ducati di Puglia e Calabria con Roberto il Guiscardo (1057-1085), mentre suo fratello Ruggero (1062-1101) scacciava dalla Sicilia gli arabi e otteneva dal papa il titolo di conte. Suo figlio Ruggero II, domando ogni contesa feudale, trasformò la Sicilia in regno nel 1130, unificando tutta l’Italia meridionale.

Di questa i normanni fecero un trampolino per ampliare i propri domini anche di là dal mare. Un altro Altavilla, Boemondo, duca di Taranto, li guidò nella prima crociata in Siria, dove nel 1099 conquistò Antiochia, facendone un principato, retto dai suoi eredi fino al 1268.

Anche in Italia meridionale e in Sicilia, come nelle altre terre in cui erano penetrati gli antichi vichinghi, i normanni finirono per mescolarsi definitivamente alla popolazione locale, lasciandovi però un’impronta profonda sia nell’organizzazione sociale (tipico esempio sono le baronie) sia nella cultura, soprattutto con l’eccezionale fioritura della cosiddetta scuola siciliana alla corte del re svevo-normanno Federico II a Palermo (1198-1250), dove per la prima volta il volgare italiano assumeva dignità culturale.

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