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Leonardo da Vinci

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Leonardo: La GiocondaLeonardo: La Gioconda
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Gli ultimi anni

L’artista tornò a Milano nel 1506, chiamato dal governatore francese Charles d’Amboise, e fu nominato pittore di corte del re di Francia. Lavorò a opere di ingegneria e disegnò un monumento equestre (mai realizzato) per Gian Giacomo Trivulzio, comandante dell’armata francese che occupava la città.

Risalgono inoltre a questo secondo soggiorno milanese il dipinto Sant’Anna, la Madonna, il Bambino e san Giovannino (1501-1510 ca., Louvre, Parigi), per il quale aveva già eseguito un cartone nel 1498 ca. (National Gallery, Londra), e la seconda versione della Vergine delle rocce (realizzata con collaboratori; 1506 ca. – 1508, National Gallery, Londra). Tra il 1514 e il 1516 soggiornò a Roma, sotto la protezione del cardinale Giuliano de’ Medici, e si dedicò soprattutto agli esperimenti scientifici. Dal 1517 visse in Francia al servizio del re Francesco I.

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I dipinti

Le opere di Leonardo, molte delle quali rimaste incompiute, non sono numerose, ma per la loro straordinaria novità hanno esercitato una grandissima influenza sulla pittura dei secoli seguenti. Nei dipinti giovanili Leonardo aderì allo stile del Verrocchio, ma risentì anche dell’influsso dell’arte fiamminga nella resa della luce e sviluppò un interesse particolare per la rappresentazione della natura, fino a concepire la pittura come una vera e propria scienza, utile per comprendere e raffigurare fedelmente i fenomeni naturali. Nell’Adorazione dei Magi introdusse un nuovo genere di composizione, con un’articolazione della scena molto complessa, nella quale la varietà degli eventi è coordinata attraverso il movimento e i gesti delle figure.

Le novità dello stile di Leonardo sono ancora più evidenti nel Cenacolo, in cui rese il tema tradizionale dell’Ultima Cena in modo completamente nuovo. Il pittore dipinse gli apostoli a tre per volta, in unità compositive dinamiche attorno all’immagine del Cristo, il quale, isolato al centro, annuncia che uno di loro lo tradirà. La serenità del Cristo contrasta con l’espressione concitata di tutti gli altri personaggi, che reagiscono animatamente alle parole del Maestro. La rappresentazione dell’ambiente nel quale si verifica l’evento sacro “sfonda” illusionisticamente lo spazio reale entro cui è collocato il dipinto.

Il ritratto della Gioconda è famosissimo sia per il virtuosismo dell’esecuzione, sia per il mistero del sorriso della donna raffigurata. Nella realizzazione del ritratto Leonardo fece uso di due tecniche fondamentali della pittura, delle quali è considerato il primo grande maestro: lo sfumato e il chiaroscuro. Lo sfumato consiste nel dissolvere in modo quasi impercettibile i tratti del disegno, fondendo i colori in sottili gradazioni; i trapassi dalle zone di luce a quelle d’ombra vengono ammorbiditi, creando un effetto di trasparenza che rende quasi evanescente il sorriso della donna ritratta. Il chiaroscuro consiste nel modellare e definire le forme per mezzo del contrasto luminoso; ad esempio, le mani sono raffigurate prevalentemente con una modulazione di luce e ombra.

Leonardo fu tra i primi a usare la prospettiva aerea: la profondità e la lontananza degli oggetti rappresentati vengono rese attraverso un sapiente uso del colore, in straordinari giochi di effetti atmosferici. Tutti i maestri del Rinascimento si confrontarono con le tecniche pittoriche e lo stile innovativo di Leonardo.

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I disegni

I disegni, che sono parte integrante dell’opera di Leonardo, comprendono sia studi preparatori di dipinti sia studi scientifici. I temi trattati sono numerosissimi: architettura, idraulica, volo degli uccelli, anatomia, macchine, fortificazioni, ottica, geologia, meteorologia, aerodinamica. Il più noto è un Autoritratto da vecchio (1510-1513, Biblioteca Nazionale, Torino).

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I progetti scientifici

La comprensione del ruolo importantissimo di Leonardo nel processo di nascita della scienza moderna è recente. La difficoltà di interpretarlo è derivata dal fatto che molti suoi trattati scientifici non furono mai portati a termine e pubblicati, mentre i suoi manoscritti constano di circa cinquemila pagine di appunti, quasi tutti leggibili soltanto allo specchio poiché Leonardo, mancino, scriveva alla rovescia, da destra verso sinistra.

Tra i codici più importanti ricordiamo il Codice Atlantico (Pinacoteca Ambrosiana, Milano), i manoscritti della Royal Library del Castello di Windsor (Londra), i codici del Victoria and Albert Museum e il codice Arundel del British Museum (entrambi a Londra), i manoscritti della Biblioteca Nacional di Madrid, i codici dell’Institut de France a Parigi e la raccolta conservata presso la Biblioteca Reale di Torino.

Fu una commissione insediata dal Governo italiano a Milano nel 1930 ad affrontare il significato degli studi e delle ricerche di Leonardo. Dopo diversi anni di lavoro il risultato fu portato alla conoscenza di tutti prima in una mostra che si tenne nella Triennale nel 1938, e successivamente, nel 1953, nella Galleria Leonardo del Museo della Scienza di Milano.

Ciò che si comprese da questi studi fu che Leonardo aveva intuito e affermato l’importanza della sperimentazione scientifica meglio di ogni altro scienziato del suo secolo, ma soprattutto che le soluzioni tecniche potevano essere ordinate in principi e ripetute in altri contesti, così che a buon diritto Leonardo può essere considerato il padre della “tecnologia”.

Le sue teorie scientifiche, così come le sue innovazioni artistiche, erano basate su un’attenta osservazione dei fenomeni naturali. Anticipando numerose scoperte dell’era moderna, Leonardo non trascurò nessun ambito dello scibile: nel campo dell’anatomia studiò la circolazione sanguigna e il movimento degli occhi, indagò profondamente i fenomeni meteorologici e geologici, studiò l’effetto della Luna sulle maree, precorse alcune teorie moderne riguardo alla formazione dei continenti e approfondì lo studio delle origini dei fossili.

Fu anche uno degli iniziatori della scienza dell’idraulica e il primo a considerare la botanica una scienza autonoma. Progettò un efficace sistema di canalizzazione dei fiumi e inventò molte macchine e attrezzi ingegnosi, tra i quali lo scafandro. Per tutta la vita studiò e analizzò il volo degli uccelli: le scoperte sul volo lo portarono a enunciare principi di aerodinamica tuttora considerati validi.

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Leonardo letterato

“Uomo universale”, sperimentatore a tutto campo dello scibile umano, Leonardo non poteva non cimentarsi anche in campo letterario. Tra i numerosi scritti di carattere tecnico e scientifico si trovano infatti, non organizzati razionalmente, ma sparsi tra le varie carte, anche testi prosastici di intento narrativo, come le Facezie, alcune Favole, una sorta di Bestiario, oltre a molteplici annotazioni varie. Tutta la produzione scritta di Leonardo è in volgare, giacché lui stesso si definisce, in una pagina del Codice Atlantico, “omo sanza lettere”, ovvero non conoscitore del latino.

Le Favole, in particolare, rivelano nella loro densa brevità espressiva un intenso significato moraleggiante, che lascia intravedere il fondamentale pessimismo leonardesco riguardo alla felicità dell’essenza della natura umana. Le fonti di questi testi derivano dalla tradizione favolistica popolare come anche dalla diretta e curiosa osservazione della realtà.

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