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Introduzione; Origini ; Dal Medioevo alla rivoluzione industriale; La rivoluzione industriale; Industria tessile e industria chimica; Industria tessile e controllo di qualità
Industria tessile Settore dell’industria dedicato alla produzione e alla lavorazione delle fibre tessili.
L’arte della tessitura ha origini antiche. I più antichi frammenti di fibre intrecciate risalgono alla cultura neolitica e provengono dall'Egitto; si tratta di giunco intrecciato e di stoffe di lino di fabbricazione molto semplice, di poco posteriori al 5000 a.C. In Egitto il cotone, la seta, la lana e il lino vennero utilizzati fin dalle origini come materiali tessili. In India sono state ritrovate testimonianze dell’uso del cotone a partire dal 3000 a.C.; al III secolo a.C. risalgono anche le prime cronache cinesi in cui viene menzionata la produzione di seta. Antichi manufatti tessili, che mostrano distintivi tratti locali, sono stati ritrovati in diverse parti del mondo. La prima testimonianza di un semplicissimo telaio, costituito da quattro pioli piantati nel terreno tra cui venivano tesi i fili dell’ordito, si trova rappresentata in una tomba egiziana del 4400 a.C. Il telaio verticale (ancora in uso presso talune popolazioni), nel quale l’ordito viene teso tra due rulli fissati in un quadro rettangolare di legno, venne introdotto in Egitto verso il 1500 a.C. circa. Di pari passo con la tessitura si sviluppò la filatura, cioè l'operazione con la quale veniva preparato il filo a partire dai diversi tipi di fibre naturali. Molto presto, filati e tessuti cominciarono a essere tinti e decorati con vari motivi. I primi esempi di questa produzione, che risalgono al II secolo a.C., sono di provenienza romana; è noto inoltre che in India, già nel IV secolo a.C., si producevano tessuti stampati. Verso il IV secolo d.C. l’artigianato tessile egiziano era molto sviluppato e includeva arazzi di cotone e di lino.
Nel corso del Medioevo, in Sicilia, si concentrarono diverse tradizioni artigianali che fecero dell’isola, e di Palermo in particolare, il più avanzato centro tessile del Vecchio Mondo. Innanzitutto, a partire dalla conquista araba avvenuta nell’827 d.C., si diffuse la tradizione islamica di tessuti riccamente decorati; in particolare, alcune tribù nomadi erano diventate molto abili nella confezione di tappeti e di tessuti infeltriti (come il panno). All’inizio del XII secolo giunsero a Palermo abili tessitori, provenienti dalla Grecia e dalla Turchia, specializzati nella produzione di elaborati tessuti di seta intrecciati d’oro. La conquista della Sicilia da parte dei francesi d’Angiò, nel 1266, incoraggiò molti a lasciare l’isola; fu in questa occasione che la maggior parte dei tessitori siciliani si trasferì a Lucca, facendo della città un importante centro di lavorazione della seta. Nel 1315 i fiorentini conquistarono Lucca e condussero i tessitori siciliani a Firenze, città nota, fin dal 1100, come centro di produzione di tessuti in lana. Dopo l’arrivo dei siciliani, a Firenze vennero sviluppate abilità tecniche e artistiche notevoli nell’ambito della tessitura, e alla fine del XV secolo erano impiegati nella produzione tessile più di 45.000 artigiani, un terzo dei quali erano setaioli, mentre i due terzi filavano e tessevano lana. Da Firenze ebbe origine un flusso migratorio che interessò altre città italiane: verso la metà del XVI secolo una fiorente industria di velluti e broccati si sviluppò a Genova e a Venezia. In Francia, nel 1520 Francesco I condusse tessitori italiani e fiamminghi, noti per la loro abilità, a Fontainebleau, per impiegarli nella produzione di arazzi. Altri si stabilirono successivamente a Lione per la produzione di seta, damaschi e velluti, per la quale la Francia divenne rapidamente famosa, anche se, fino quasi alla fine del XVI secolo, la maggior parte dei tessuti lì prodotti era in realtà di mano italiana. A partire dalla prima metà del Seicento i tessuti francesi cominciarono ad avere dei propri caratteri distintivi nella decorazione, simmetrica e simile a merletti, forse derivata dal modello del merletto italiano. La nascente industria tessile continuò a diffondersi in Francia per tutto il XVII e XVIII secolo, fino a che, intorno al 1790, segnò una battuta di arresto a causa della Rivoluzione francese, riprendendosi però rapidamente in seguito. Nel frattempo, anche in altri paesi europei la produzione tessile si diffondeva e progrediva. In Inghilterra, nel XIII e XIV secolo venivano prodotti quasi esclusivamente tessuti di lana e di lino. Tutto il settore tessile era però fortemente influenzato dai follatori e dai tintori fiamminghi. Nel 1564 Elisabetta I assegnò una speciale concessione per la produzione di seta agli artigiani olandesi e fiamminghi stanziatisi a Norwich, un centro tessile già noto. Nel 1685, la revoca dell’editto di Nantes diede di nuovo il via alla persecuzione dei protestanti francesi in patria, inducendo così molti tessitori a trasferirsi in Inghilterra. Il gruppo più numeroso, circa 3500 persone, si stabilì nei pressi di Londra, dando vita a un importante centro per la produzione del damasco e del broccato.
L’attività tessile ebbe fino al XVIII secolo una dimensione sostanzialmente artigianale. Il processo di trasformazione che le permise di assumere proporzioni più propriamente industriali ebbe inizio nel Nord dell’Inghilterra grazie all’introduzione di importanti innovazioni tecnologiche, le stesse che di lì a poco avrebbero dato luogo alla rivoluzione industriale. Tra il 1760 e il 1815 un’ondata di modernizzazione investì infatti tutto il mondo del lavoro e, in particolar modo, la produzione tessile. La prima delle innovazioni fu la cosiddetta spoletta volante, inventata da John Kay nel 1733. Fino a quel momento, e da secoli, la tessitura era stata compiuta a mano, facendo passare lentamente tra i fili tesi dell’ordito il filo della trama, dapprima avvolto in un gomitolo, poi inserito in una navetta. Questa veniva “lanciata” tra i fili dell’ordito da destra a sinistra e viceversa, passando da una mano all’altra. Se l’ordito era molto largo, più tessitori si aiutavano passandosi reciprocamente la navetta. Con l’invenzione di Kay questo modo di lavorare fu radicalmente trasformato e la sua velocità più che quadruplicata. La navetta infatti passava da una parte all’altra dell’ordito grazie a un sistema di corde manovrate dal tessitore con una sola mano. Nel 1785 venne brevettato da Edmund Cartwright il primo telaio meccanico. Grazie a questa invenzione, molte delle operazioni compiute in precedenza manualmente potevano essere svolte con ausilio meccanico. Il telaio poteva essere azionato persino ad acqua. Cartwright negli anni seguenti inventò altri dispositivi che migliorarono le prestazioni del telaio meccanico, ad esempio il fermo automatico per rottura dei fili d’ordito o di trama. Il successo del filatoio meccanico influenzò tutto il sistema della produzione tessile perché anche le altre operazioni – filatura, cardatura e pettinatura della lana – dovettero adeguarsi alle nuove esigenze di rapidità e furono coinvolte nel processo di meccanicizzazione. Quando nelle macchine tessili la potenza dell’acqua venne sostituita da quella del vapore, la velocità aumentò ulteriormente e il sistema industriale ricevette una nuova spinta. Con il XIX secolo i nuovi stabilimenti tessili meccanicizzati presero a diffondersi sempre di più, prima in Inghilterra, poi nel resto dell’Europa e successivamente negli Stati Uniti.
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