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  • Crispi, Francesco

    CRISPI, FRANCESCO (Ribera 1818 - Napoli 1901). Politico italiano. Partecipò alla rivoluzione palermitana del 1848 su posizioni democratiche e autonomiste.

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Crispi, Francesco

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Francesco CrispiFrancesco Crispi

Crispi, Francesco (Ribera, Agrigento 1818 - Napoli 1901), statista italiano, ministro degli Interni (1877-78 e nel 1887) e presidente del Consiglio (1887-1891 e 1893-1896). Partecipò al movimento per l'unificazione italiana, figurando come personaggio di rilievo fra i democratici siciliani attivi nelle cospirazioni mazziniane. Fu segretario di stato di Garibaldi in Sicilia, durante l'impresa dei Mille (1860), da lui sollecitata. In seguito si convertì alla monarchia, diventando uno degli esponenti principali della Sinistra moderata in Parlamento.

Appartenente a una famiglia della borghesia commerciale e laureato in giurisprudenza, fu il primo uomo politico meridionale a occupare la presidenza del Consiglio. Il suo governo fu caratterizzato da una politica estera filotedesca (rinnovò la Triplice Alleanza con la Germania e l'Austria), dall'inizio della guerra commerciale con la Francia riguardo alle tariffe doganali e dalla ripresa del colonialismo italiano in Etiopia, dopo la sconfitta di Dogali (1887).

In politica interna, Crispi si ispirò al modello bismarckiano, concentrando nella sua persona le cariche di presidente del Consiglio, ministro degli Esteri e ministro degli Interni nel tentativo di rafforzare il potere esecutivo. Si impegnò a creare un'amministrazione efficiente e a migliorare la giustizia (durante la sua presidenza, nel 1889, venne emanato un nuovo codice penale, il codice Zanardelli). La scelta di metodi autoritari nei confronti delle opposizioni repubblicane, socialiste e anarchiche si espresse nella dura repressione del movimento di protesta dei Fasci siciliani e del tentativo di insurrezione anarchica in Lunigiana, contro i quali egli reagì proclamando lo stato d'assedio e inviando truppe militari.

Alla carriera politica di Crispi, in parte compromessa dalle sue responsabilità negli scandali bancari del tempo, mise fine la sconfitta subita dagli italiani ad Adua, in Etiopia (guerra di Eritrea, 1896), che provocò nel paese violente dimostrazioni contro la guerra, costringendo lo statista alle dimissioni.

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