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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Pitture rupestri testimoniano che la regione sahariana, non ancora desertica, fu abitata fin dal neolitico. Al sud, genti dedite alla pesca e all’agricoltura popolarono la regione del lago Ciad, la cui superficie era allora più estesa. A nord e a est, sui rilievi dell’Ennedi e del Tibesti, tribù nomadi erano dedite alla pastorizia e all’allevamento.
Verso l’VIII secolo genti nilotiche, spinte a sud-ovest dall’avanzare del deserto, si fusero con alcune tribù meridionali dando vita, nella regione a nord-est del lago Ciad, al regno di Kanem, che si sviluppò grazie a un prospero traffico di schiavi con il Fezzan e le coste del Mediterraneo. Nell’XI secolo lo stato accolse l’islam, estendendosi in seguito nel Bornu, nell’Ouaddaï e nel Fezzan. Nel XIV secolo, indebolito dalle incursioni di nomadi, il Kanem decadde, mentre andò affermandosi il Bornu, che nel XVI secolo diventò il centro dell’impero del Kanem-Bornu. Nel XVII secolo, con l’insediarsi alla periferia nord-occidentale di tribù tuareg, l’impero si avviò al declino, favorendo l’emergere dei sultanati di Baghirmi e Ouaddaï, la cui più notevole risorsa economica fu a lungo il commercio degli schiavi verso l’Africa settentrionale. L’estremo sud del paese, la “terra dei sara” (genti sudanesi), non diede mai vita a stati organizzati come quelli settentrionali; caratterizzata dalla savana e da una lunga stagione delle piogge, la regione era infatti difficilmente percorribile e vi si sviluppò un insediamento costituito perlopiù da villaggi isolati.
Nella prima metà dell’Ottocento, il lago Ciad venne raggiunto da diverse esplorazioni europee. La conferenza di Berlino (1884-85) assegnò la regione alla Francia, a condizione che la occupasse effettivamente. Verso la fine del secolo alcune spedizioni militari francesi raggiunsero il lago, tra cui la “colonna Voulet-Chanoine”, che si distinse per le atrocità commesse. La penetrazione francese incontrò tuttavia una forte resistenza, condotta soprattutto dal mercante di schiavi sudanese Rabah Zubair, il quale giunse a controllare un vasto territorio. La morte di Zubair nella battaglia di Kousséri (1900) aprì le porte alla conquista e dopo la capitolazione dell’Ouaddaï (1909) il Ciad venne unito all’Africa equatoriale francese. La resistenza si protrasse per molti anni, sia nel nord e nell’est del paese, sia nelle regioni meridionali. Qui i francesi abolirono la schiavitù, sostituendola tuttavia con il sistema del portage, l’arruolamento forzato di portatori. Negli anni Venti e Trenta, i francesi ricorsero ai lavori forzati per la costruzione della ferrovia che univa il fiume Congo all’Atlantico, durante la quale morirono di fatica e di stenti migliaia di sara. L’intervento coloniale francese privilegiò il sud fertile (il cosiddetto “Ciad utile”), in cui venne imposta la coltura obbligatoria del cotone. Per amministrare la colonia, al nord i francesi si appoggiarono alle élite islamiche locali, mentre al sud crearono un sistema educativo in cui venne formata una classe dirigente cattolica e strettamente legata alla Francia, ponendo le premesse per i successivi conflitti. A causa dei contenziosi con le altre potenze coloniali, il Ciad ebbe un assetto definitivo solo verso la metà degli anni Trenta. Nel 1935 il primo ministro Pierre Laval favorì la cessione alla colonia libica italiana della Banda di Aozou, ma l’accordo non venne mai ratificato per lo scoppio della seconda guerra mondiale, durante la quale il Ciad, unito alla “Francia libera” del generale Charles De Gaulle, venne utilizzato come base militare per la riconquista dell’Africa del Nord, a partire dal Fezzan (battaglia di Koufra, 1942).
Nel 1946 venne fondato il Partito popolare ciadiano (PPC), radicato nel sud, che vinse le elezioni autonome del 1956. Nel 1959 il Ciad diventò autonomo nel quadro della Comunità francese e il leader del PPC, François Tombalbaye, un avvocato di etnia sara, diventò capo del governo. L’11 agosto 1960 il Ciad divenne indipendente, con Tombalbaye alla presidenza. Per diversi anni, il paese, privo di un’idonea classe dirigente, continuò ad affidarsi alla Francia, sia per l’amministrazione dello stato, sia per la sua difesa. Nel 1962, Tombalbaye impose come partito unico il Partito del popolo ciadiano (PPC). Negli anni successivi favorì il reclutamento dei funzionari civili e militari del sud, causando malumori tra le popolazioni islamiche e rompendo i delicati equilibri politici e sociali del nuovo stato. Nel 1965 i francesi lasciarono il paese. Nel 1966, a Nyala (Sudan), alcuni oppositori al regime di Tombalbaye fondarono il Fronte di liberazione nazionale (Frolinat), dando inizio alla guerriglia. Nel Frolinat si raccolse l’opposizione musulmana, ma anche quella laica, ispirata al nasserismo. Nel 1968 Tombalbaye chiese aiuto alla Francia, il cui intervento non riuscì tuttavia a sconfiggere la guerriglia. Più efficace fu un secondo intervento francese nel 1969, diretto sia contro il Frolinat, sia contro il colonnello Muammar Gheddafi che lo sosteneva e che rivendicava alla Libia la Banda d’Aozou. In seguito alla sconfitta, il Frolinat si divise in diversi tronconi, tra cui una cosiddetta “seconda armata” guidata da Goukouni Oueddeï, sostenuta dalla Libia, e le Forze armate del Nord, dirette da Hissène Habré e sostenute dal Sudan. Confermato alla presidenza con un’elezione farsa nel 1969, Tombalbaye cercò di conquistarsi il consenso del paese facendo leva sui valori tradizionali. Riavvicinatosi ai paesi arabi e soprattutto al colonnello Gheddafi (del quale accettò l’annessione della Banda d’Aozou), Tombalbaye lanciò una violenta campagna antioccidentale, inimicandosi la Francia. Nel 1975, in seguito a una rivolta dell’esercito guidata dal generale Félix Malloum e sostenuta dalla Francia, Tombalbaye venne rovesciato e ucciso.
Insediatosi al potere, Malloum, a sua volta originario del sud, cercò un compromesso con le opposizioni armate del nord e nel 1978 affidò a Hissène Habré la guida di un governo provvisorio. L’accordo si ruppe nel febbraio 1979, quando Habré si impadronì della capitale N’Djamena. Un nuovo accordo sottoscritto a Kano, in Nigeria, sotto la pressione della Francia, istituì un Governo di unità nazionale di transizione (GUNT), ma gli scontri tra le diverse fazioni proseguirono. Nel 1980, grazie a un accordo segreto con Gheddafi, Goukouni Oueddeï si impadronì del potere costringendo all’esilio Habré. Nel 1981 annunciò l’unione con la Libia, ma le reazioni internazionali lo indussero ad abbandonare il progetto. Nel 1982, sottoposto a forti pressioni diplomatiche, Gheddafi ritirò il suo sostegno a Oueddeï, le cui forze in giugno vennero travolte da quelle di Habré. Habré riuscì a imporre il suo controllo anche sulle regioni meridionali, reprimendo violentemente ogni opposizione. A nord riprese invece l’offensiva di Oueddeï, sostenuto di nuovo dalla Libia. Nel 1987, con il beneplacito degli Stati Uniti e grazie alle armi fornite dalla Francia e alle truppe zairesi di Mobutu, Habré lanciò un attacco contro le forze ribelli e quelle libiche, riconquistando ad agosto la Banda di Aozou. La Libia continuò tuttavia a giocare un ruolo decisivo negli equilibri ciadiani, sostenendo l’ex luogotenente di Habré, Idriss Déby. Questi, partendo dalle sue basi del Darfur, lanciò una potente offensiva contro le truppe di Habré, costringendolo alla fuga il 1° dicembre del 1990.
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