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Introduzione; Corsa, marcia e maratona; Concorsi: salti e lanci; Decathlon ed eptathlon; Cenni storici; Organizzazioni
Atletica leggera Sport che si compone di numerose specialità suddivise in tre discipline fondamentali: corsa, salti e lanci. Le gare di atletica si svolgono in uno stadio costruito intorno a una pista di materiale sintetico, di forma ovale, della lunghezza di 400 metri e formata da due rettilinei e due ampie curve. Le corse si svolgono in pista, mentre per i concorsi dei salti e dei lanci esistono apposite pedane. Si gareggia anche al coperto (indoor) e le competizioni si svolgono in impianti dotati di una pista più ridotta, lunga 200 metri, sulla quale però non si possono disputare tutte le specialità. L’atletica leggera in questi ultimi anni ha subito rapide trasformazioni che l’hanno portata, nella scia di altre discipline sportive, a un’accentuazione della componente spettacolare, spesso finalizzata a una ricerca esasperata del primato. L’evoluzione dei dati tecnici è attestata dalle tabelle dei record (mondiali, olimpici, continentali, nazionali) in continuo aggiornamento. Le competizioni più importanti di atletica leggera, oltre alle Olimpiadi, sono i Campionati mondiali, le Universiadi, gli incontri fra rappresentative nazionali come la Coppa del Mondo e la Coppa Europa. Da alcuni anni, i meeting internazionali di atletica più importanti (Zurigo, Colonia, Bruxelles, Oslo, Montecarlo), organizzati con ricchi ingaggi per i campioni che accettano di parteciparvi, sono stati inseriti in un circuito, il Grand Prix, che registra, per ogni atleta, i migliori risultati stagionali e assegna, non solo disciplina per disciplina, ma anche attraverso una classifica generale, il riconoscimento di miglior atleta dell’anno.
Le gare di corsa comprendono: le gare in serie, nelle quali gli atleti vengono suddivisi in gruppi e, ai fini della qualificazione ai turni successivi, contano solo i migliori tempi realizzati; le gare in batteria, dove vi è sempre una divisione dei concorrenti in gruppi, ma passa ai turni successivi solo chi si classifica meglio all’arrivo; infine le gare in linea, dove gli atleti partono tutti insieme.
Le corse si dividono in piane, di marcia e a ostacoli. Le corse piane comprendono gare di velocità pura (100 e 200 m), di velocità prolungata (400 m), di mezzofondo veloce (800 e 1500 m; ereditata dalla tradizione anglosassone, ma non inserita nei programmi olimpici, la corsa del miglio conserva un suo antico prestigio), di mezzofondo prolungato (5000 e 10.000 m, per gli uomini; 3000 e 10.000 per le donne). Le corse piane comprendono inoltre le staffette, gare a squadre nelle quali il percorso viene diviso in frazioni; in ognuna di esse gareggia un concorrente per squadra; ciascun atleta (tranne l’ultimo, che porta a termine la prova) mette in azione il successivo passandogli il testimone (bastoncino in legno o plastica). Si disputano su varie distanze: 4 atleti x 100 m e 4 x 400 m. Le corse rappresentano forse il momento più spettacolare nelle gare di atletica. Particolare fascino continuano a rivestire i 100 m, distanza sulla quale gli atleti si disputano la palma di uomo più veloce del mondo: non a caso molti sono i velocisti entrati nella leggenda e nell’immaginario popolare. Da qualche decennio le specialità della velocità sono dominate da atleti afroamericani ed è ormai evento eccezionale la partecipazione a finali di livello mondiale di velocisti bianchi. Nell’arco del XX secolo i record del mondo sui 100 e sui 200 m si sono abbassati di più di due secondi. Una rassegna dei più grandi velocisti di tutti i tempi comprende: Jesse Owens, campione olimpico nero in entrambe le specialità veloci (100 e 200 m) ai Giochi di Berlino, davanti a un indispettito Adolf Hitler; Tommie Smith, vincitore dei 200 m alle Olimpiadi di Città di Messico e protagonista di un clamoroso gesto di protesta sul podio della premiazione; Valerij Borzov, forse l’atleta bianco più veloce di tutti i tempi; fino ai protagonisti degli anni Ottanta e Novanta, da Calvin Smith a Linford Christie, da Ben Johnson a Maurice Greene, tra cui spicca il campione che ha legato il suo nome all’impresa di conquistare ben otto medaglie d’oro nel corso di quattro edizioni delle Olimpiadi: Carl Lewis. Fra le donne ricordiamo Wilma Rudolph, Evelyn Ashford, Marita Koch, Florence Griffith, Gail Devers, Gwen Torrence, Merlene Ottey, Heike Drechsler. L’Italia vanta due grandi velocisti come Livio Berruti, vincitore dell’oro nei 200 m ai Giochi olimpici di Roma del 1960, e Pietro Mennea, a lungo detentore del record mondiale dei 200 m, prima di essere spodestato da Michael Johnson. Altamente spettacolare è la gara dei 400 m, misura sulla quale si contendono la vittoria veri e propri superman in grado di mantenere velocità elevatissime per tutto il giro di pista. È una disciplina ibrida tra lo sprint e il mezzofondo, tanto che molti campioni della specialità possono eccellere sia nei 200 (come Michael Johnson), sia negli 800 (come il cubano Alberto Juantorena). Gli 800 e i 1500 possono dare vita ad appassionanti sfide tattiche, come pure trasformarsi in vertiginose rincorse al record: grandi mezzofondisti sono stati il britannico Lowe, lo statunitense Whitfield, il neozelandese Snell, il kenyano Keino, e in tempi più recenti ancora i britannici Sebastian Coe e Steve Ovett, prima che si imponessero i mezzofondisti e i fondisti africani, dai maghrebini (il marocchino Said Aouita, l’algerino Nourredine Morceli) ai cosiddetti “corridori degli altipiani” (i kenyani Henry Rono, Moses Kiptanui, John Ngugi, Paul Tergat, il naturalizzato danese Wilson Kipketer e l’etiope Haile Gebrselassie), veri e propri dominatori soprattutto sulle distanze dei 3000 siepi, dei 5000 e dei 10.000 m. Sempre sulle distanze lunghe sono da ricordare i finlandesi Paavo Nurmi e Lasse Viren e il cecoslovacco Emil Zatopek. In campo femminile restano nella storia del mezzofondo e del fondo la sovietica Olga Kazankina, la rumena Dora Melinte, la cecoslovacca Jarmila Kratotchvilova, la francese Marie-José Perec. Anche l’Italia vanta una scuola di mezzofondo e di fondo che ha prodotto molti talenti: da Luigi Beccali, medaglia d’oro nei 1500 alle Olimpiadi di Los Angeles, nel 1932, oltre che primatista mondiale, a Franco Fava, da Marcello Fiasconaro ad Alberto Cova, da Salvatore Antibo a Francesco Panetta, da Paola Pigni a Gabriella Dorio, vincitrice dell’oro olimpico nel 1984 a Los Angeles negli 800 m.
Le corse a ostacoli si svolgono sulle distanze veloci dei 110 (100 per le donne) e dei 400 m. Gli ostacoli (alti 1,06 m per le prove sui 110 m e 0,91 m per i 400 m) sono dieci. Tra le gare a ostacoli sono compresi i 3000 m siepi, dove i concorrenti, per ognuno dei sette giri di pista da compiere, devono passare ostacoli di 0,91 m e superare una riviera, ovvero un ostacolo costituito da una barriera alta 0,91 m posta davanti a un buca di 3,66 x 3,66 m, piena d’acqua e dal fondo inclinato. Nelle velocità a ostacoli sono da ricordare, per i 110 m, gli statunitensi Steve Davenport e Reinaldo Nehemiah e il britannico Colin Jackson, primatista del mondo dal 1993 al 2006; per i 400 m il leggendario Edwin Moses, detentore del più lungo periodo di imbattibilità nelle storia dell’atletica, l’ugandese John Aki-Bua, l’attuale recordman, lo statunitense Kevin Young, e l’italiano Fabrizio Mori, vincitore dei Campionati mondiali di Siviglia nel 1999. I 3000 siepi vedono sempre dominatori gli atleti africani; gli atleti italiani come Mariano Scartezzini, Francesco Panetta, Alessandro Lambruschini hanno ottenuto buoni risultati a livello internazionale. Il successo più recente per i colori azzurri nella specialità è stato ottenuto da Cosimo Caliandro, vincitore della medaglia d’oro agli Europei indoor di Birmingham nel 2007. Oltre a quelle su pista, esistono anche le corse campestri, che si svolgono su percorsi naturali, con ostacoli di vario genere (avvallamenti e salite), su distanze di circa 6 km per le donne e 12 km per gli uomini.
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