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Introduzione; Corsa, marcia e maratona; Concorsi: salti e lanci; Decathlon ed eptathlon; Cenni storici; Organizzazioni
Le prove di marcia avvengono su distanze che variano da 3 a 100 km per gli uomini e da 3 a 20 km per le donne; nella marcia gli atleti devono mantenere un’andatura che, al contrario della corsa, mantenga sempre almeno un punto di contatto col suolo. Questa valutazione tecnica è affidata durante la gara a una giuria di arbitri che, nel caso di infrazione, ammonisce il marciatore; la terza ammonizione porta immediatamente alla squalifica dell’atleta. Nella marcia si sono spesso distinti gli atleti sovietici, e ora russi, i messicani e anche gli italiani: ricordiamo Pino Dordoni, oro a Helsinki nel 1952, Abdon Pamich, oro a Tokyo nel 1964, Maurizio Damilano, oro a Mosca nel 1980, e Ivano Brugnetti, oro ad Atene nel 2004.
Il quadro delle prove di corsa è completato dalla maratona che si svolge, come la marcia, al di fuori dallo stadio, lungo un percorso variabile, prevalentemente cittadino, sulla classica distanza di 42,195 km: come indica il nome, essa rievoca l’impresa del soldato ateniese Filippide, che corse quella distanza, da Maratona ad Atene, per annunciare la vittoria sui persiani. La più massacrante delle corse ha rivelato campioni leggendari, dal greco Spyridon Louis, vincitore nella prima Olimpiade dell’era moderna, all’italiano Dorando Pietri, protagonista di una romanzesca vicenda all’Olimpiade di Londra 1908, fino al grande Abebe Bikila, l’etiope capace di vincere due medaglie d’oro consecutive a Roma (1960) e a Tokyo (1964). Tra gli italiani ricordiamo Gelindo Bordin, vincitore dell’oro ai Giochi olimpici di Seoul nel 1988, e Stefano Baldini, campione europeo nel 1998 e nel 2006 e medaglia d’oro olimpica ad Atene nel 2004.
I salti comprendono il salto in alto e il salto con l’asta, il salto in lungo e il salto triplo. Le quattro specialità di lanci includono il lancio del peso, del disco, del giavellotto e del martello (quest’ultimo, un tempo riservato solo agli uomini, è diventato anche specialità femminile alle Olimpiadi di Sydney del 2000).
Nel salto in alto gli atleti devono superare, senza abbatterla, un’asticella che poggia tra due paletti, distanti tra loro circa 4 m: vince l’atleta che riesce a superare l’altezza maggiore. Diversi sono stati gli stili adottati dagli atleti per superare questa prova: scavalcamento a forbice, nel quale si ha il passaggio orizzontale della gamba di battuta esterna, mentre il corpo è spostato all’indietro; scavalcamento costale o western roll o horine (perché praticato per primo dal californiano Horine), nel quale lo stacco avviene con il piede interno e il corpo, come coricato su un fianco, viene rovesciato verso l’asticella; scavalcamento ventrale, introdotto negli anni Trenta dallo statunitense Dave Albritton, nel quale il corpo supera l’asticella con il ventre. Lo stile più recente, fosbury o a scavalcamento dorsale, è stato “inventato” dallo statunitense Dick Fosbury, che nel 1968 vinse le Olimpiadi superando l’asticella con la schiena. Gli atleti, dopo aver superato una fase eliminatoria, partecipano alla finale dove affrontano misure sempre più alte, disponendo, per ciascun livello, al massimo di tre tentativi per superare l’asticella: vince, naturalmente, chi giunge a superare la quota più alta. Oltre a Dick Fosbury, tra i più grandi saltatori in alto degli ultimi anni ricordiamo il polacco Jacek Wszoła, il tedesco Dietmar Mögenburg, lo svedese Patrik Sjöberg e il cubano Javier Sotomayor, attuale primatista mondiale con la misura di 2,45 m. In campo femminile sono da ricordare Sara Simeoni, oro alle Olimpiadi di Mosca e a lungo primatista mondiale, la bulgara Stefka Kostadinova e Antonietta Di Martino, che nel 2007 è divenuta nuova primatista italiana con la misura di 2,02 m, poi migliorata a 2,03 m, e ha conquistato due medaglie d’argento rispettivamente agli Europei di Birmingham e ai Mondiali di Osaka.
Il salto con l’asta è un tipo di salto in elevazione, nel quale, però, il concorrente usa un’asta flessibile di varia lunghezza (in origine di bambù, quindi in lega di alluminio, successivamente in fibra di vetro). L’atleta prende una rincorsa di circa 40 m e, giunto vicino all’asticella (posta tra due paletti, come nel salto in alto), punta l’asta nella cosiddetta cassetta di appoggio ricevendo la necessaria spinta verso l’alto: anche in questo caso vince l’atleta che riesce a superare l’altezza maggiore. Assoluto dominatore negli anni Ottanta e Novanta di questa specialità, che richiede una straordinaria potenza atletica abbinata a una tecnica di esecuzione molto elaborata, fu l’ucraino Sergej Bubka. Ai Campionati mondiali disputatisi a Parigi nel 2003 il saltatore italiano Giuseppe Gibilisco ottenne un risultato storico, aggiudicandosi la prima medaglia d’oro della specialità per i colori azzurri. Gibilisco ha poi confermato le sue grandi doti atletiche alle Olimpiadi di Atene del 2004, vincendo la medaglia di bronzo.
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