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Atletica leggera

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Atletica leggera: record mondialiAtletica leggera: record mondiali
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3.3

Salto in lungo e salto triplo

Nel salto in lungo l’atleta prende una lunga rincorsa (circa 40 m) e, prima di un limite stabilito (asse di battuta), compie un balzo lanciandosi in estensione all’interno di una buca piena di sabbia entro la quale viene rilevata la misurazione: vince chi effettua il salto più lungo. Il salto triplo è una variante del salto in lungo: al termine del primo balzo, l’atleta continua l’azione battendo una seconda volta con lo stesso piede d’appoggio e quindi una terza cambiando piede fino a slanciarsi verso la buca.

Spesso i grandi saltatori in lungo sono stati anche grandi velocisti, come Jesse Owens e Carl Lewis, a sottolineare l’importanza della velocità da raggiungere nella rincorsa. Nel salto in lungo si registra uno dei record mondiali che più ha resistito nella storia dell’atletica leggera: quello ottenuto da Bob Beamon, alle Olimpiadi di Città di Messico, nel 1968, con la straordinaria misura di 8,90 m, limite battuto di 5 cm soltanto 23 anni dopo da Mike Powell. L’Italia ha ottenuto importanti risultati nel salto in lungo con Fiona May, campionessa mondiale a Göteborg nel 1995 e medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atlanta e di Los Angeles nel 2000, e Andrew Howe, medaglia d’oro agli Europei di Göteborg nel 2006 e agli Europei indoor di Birmingham nel 2007 e medaglia d’argento ai Mondiali di Osaka sempre nel 2007. Tra i migliori triplisti di tutti i tempi vi è l’attuale primatista del mondo, il britannico Jonathan Edwards.

3.4

Lanci

Nel lancio del peso l’atleta deve gettare, da una pedana, e con una sola mano, una sfera di ferro o bronzo piena di piombo, del diametro di 10 cm circa, il cui peso è di 7,257 kg per le prove maschili e di 4 kg per quelle femminili.

Nel lancio del disco l’atleta deve lanciare da una pedana, al termine di una rotazione e mezza compiuta su se stesso, un disco del peso di 2 kg per le prove maschili e di 1 kg per quelle femminili (il diametro è, rispettivamente, di circa 22 e 18 cm).

Nel lancio del giavellotto l’atleta effettua il tiro dopo una rincorsa di 30-40 m. L’attrezzo è rappresentato da un’asta di metallo, legno o materia plastica, con punta acuminata, lunga 2,60-2,70 m per le gare maschili, 2,20-2,30 m per quelle femminili, del peso, rispettivamente, di 800 e 600 g.

Nel lancio del martello il tiro viene effettuato da una pedana, protetta alle spalle e ai lati da un recinto di rete. L’attrezzo è rappresentato da una sfera di ferro pieno, o di ottone, o in lega di tungsteno, attaccata ad un filo in acciaio, all’estremità del quale sta una maniglia che serve da impugnatura. La parte sferica ha un diametro di 10-12 cm. Il peso dell’attrezzo è di 7,257 kg, mentre la lunghezza è di circa 120 cm. L’atleta, impugnato l’attrezzo con ambedue le mani, compie normalmente tre giri su stesso, quindi scaglia il martello.

Nelle discipline dei lanci, generalmente riservate ad atleti dalle straordinarie potenzialità muscolari, emergono tradizionalmente le scuole dei paesi dell’Est europeo, quella tedesca, quella statunitense, soprattutto nel getto del peso e del disco, e quella finlandese, particolarmente legata al giavellotto, vero sport nazionale finnico. Tra gli atleti più famosi ricordiamo, nel lancio del disco, l’italiano Adolfo Consolini e lo statunitense Al Oerter, vincitore di ben quattro Olimpiadi consecutive, dal 1956 al 1968; il martellista sovietico Jurij Sedykh, olimpionico a Montreal 1976 e a Mosca 1980; i pesisti della Germania dell’Est Udo Beyer e Urs Timmermann; lo svizzero Stephen Günther e lo statunitense John Godina; tra i giavellottisti il ceco Jan Zelezný, attuale primatista del mondo, e il britannico Steve Backley. In tempi recenti, di notevole rilievo per l’Italia è il risultato ottenuto dall’atleta Assunta Legnante, che nel 2007 ha vinto la medaglia d’oro nel lancio del peso agli Europei di Birmingham.

4

Decathlon ed eptathlon

Esiste inoltre una serie di gare cosiddette multiple, come il decathlon e, in campo femminile, l’eptathlon, che riassumono in sé alcune prove di corsa, di salto e di lancio. Il decathlon si disputa nel corso di due giorni; il primo giorno si svolgono i 100 metri, il salto in lungo, il lancio del peso, il salto in alto e i 400 metri; il secondo giorno si affrontano i 110 metri ostacoli, il lancio del disco, il salto con l’asta, il lancio del giavellotto e i 1500 metri. Nell’eptathlon, il primo giorno si corrono i 100 metri ostacoli, il lancio del peso, il salto in alto e i 200 metri; il secondo giorno, il salto in lungo, il lancio del giavellotto e gli 800 metri. Le classifiche vengono stabilite in base a particolari tabelle di punteggi.

Decathlon ed eptathlon sono discipline per atleti dotati di grande eclettismo e di straordinaria resistenza e capacità di recupero fisico: tra i grandi superman della specialità ricordiamo il britannico Daley Thompson e lo statunitense Dan O’Brien.

5

Cenni storici

L’atletica leggera trova le sue origini nell’antica Grecia: i poemi omerici, la statuaria, Pindaro e la pittura vascolare testimoniano la profonda passione sportiva degli antichi greci e l’onore in cui tenevano gli atleti. Il canto ventitreesimo dell’Iliade descrive prove che anticipano gare che sono ancora praticate nell’atletica moderna: una corsa a piedi e due prove di lancio, il disco e il giavellotto. Nel canto dell’Odissea dedicato ai giochi dei Feaci, Omero, quasi per completare la gamma delle attività naturali di base (correre, saltare, lanciare) parla anche di una prova di salto (“…il maggior salto Anfiolo spiccollo…”) senza specificare di quale salto si trattasse, anche se non è azzardato pensare che si trattasse di salto in lungo.

5.1

L’atletica in epoca classica

Gli atleti e le gare a cui prendevano parte venivano investiti di un forte significato religioso: uomini e competizioni furono posti al centro dei giochi, feste religiose e celebrative organizzate dalle città-stato greche. I giochi pitici avevano luogo inizialmente ogni otto anni, poi ogni quattro, presso Delfi, in onore di Apollo; i giochi istmici si svolgevano ogni due anni, nell’istmo di Corinto, in onore di Poseidone; i giochi nemei invece venivano celebrati, in onore di Zeus, ogni due anni, nella valle Nemea, in Argolide; e, infine, i giochi più importanti, le Olimpiadi, si tenevano ogni quattro anni, in estate, a Olimpia nel Peloponneso, anch’essi in onore di Zeus; la loro durata era di sette giorni, di cui cinque dedicati alle gare e due al culto. Alle gare era ammessa la partecipazione di soli uomini.

I giochi olimpici, che acquistarono un’importanza tale da divenire anche punto di riferimento cronologico per la datazione dei fatti storici, ebbero luogo per la prima volta nel 776 a.C., con la gara dello stadio, prova di corsa sulla distanza di 1 stadio (unità di misura equivalente a 192,27 m). A tale gara vennero poi ad aggiungersi il diaulo, corsa sulla distanza di due stadi, e il dolico, su distanza variabile fra i 7 (1346 m) e i 24 (4614 m) stadi. Queste gare si effettuavano percorrendo il rettilineo in andata e ritorno, girando attorno ad appositi paletti segnaletici. Vi erano anche corse militari, in cui il concorrente indossava corazza e armi, e corse con torce, individuali e a squadre, come la moderna staffetta. In epoca successiva le gare olimpiche si moltiplicarono, comprendendo anche le prove di salto in lungo, lancio del giavellotto e del disco, che vennero a costituire, con la lotta e la corsa, le cinque prove del pentathlon.

I giochi, con l’andare del tempo, persero progressivamente il loro carattere dilettantistico e religioso-celebrativo: le città, consapevoli del valore propagandistico di una vittoria, mantenevano atleti che dovevano dedicarsi esclusivamente a questa attività. Con la conquista della Grecia da parte dei romani, le cui manifestazioni agonistiche avevano essenzialmente carattere spettacolare e professionistico, i giochi persero del tutto la loro natura originaria. Nel 393 d.C. l’imperatore Teodosio proibì le Olimpiadi (giunte alla 294esima edizione), ritenute spettacolo orgiastico e immorale, retaggio di un mondo pagano e inconciliabile ormai con il rigorismo etico e formale della nuova religione cristiana.

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