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Struttura articolo
Introduzione; Territorio; Popolazione; Divisioni amministrative e città principali; Economia; Ordinamento dello stato; Storia
Molte speranze relative all’economia poggiano sullo sviluppo del settore manifatturiero, al quale sono stati destinati consistenti investimenti. Le industrie, per la maggior parte statali, forniscono il 17,8% (2005) del PIL annuo, impiegando solamente il 3% della forza lavoro. Sono attive soprattutto nella trasformazione dei prodotti di base. La produzione di canapa sostiene l’industria tessile; nel paese sono inoltre presenti birrifici, oleifici, mobilifici e cementifici.
Nel 2003 il valore totale delle importazioni fu di 2.189 milioni di $ USA, mentre le esportazioni si attestavano sui 1.218 milioni di $ USA. Caffè, cotone, diamanti, tabacco, tè, chiodi di garofano e agave sisalana rappresentano i prodotti maggiormente esportati. Tra le importazioni: petrolio, macchinari, ferro, acciaio e altri metalli, alimenti e capi di bestiame. I principali partner commerciali del paese sono la Gran Bretagna, la Germania, il Giappone, l’Italia, l’Iran, la Danimarca e i Paesi Bassi. In notevole espansione è il settore del turismo, attratto dalla regione del monte Kilimangiaro e dai magnifici parchi nazionali; nel 2005 gli arrivi furono 590.000. La Tanzania era un membro della Comunità dell’Africa orientale, un’alleanza economica stipulata con Uganda e Kenya che fu sciolta nel 1977. L’unità monetaria è lo scellino tanzanese, che sostituì lo scellino dell’Africa orientale nel 1966. Nel 1967 la Tanzania nazionalizzò quasi tutte le banche commerciali che divennero parte della Banca nazionale del commercio. Nel 1992, come parte delle misure di liberalizzazione economica, a due banche commerciali private fu concesso di poter operare nel settore. La banca di emissione è la Banca di Tanzania (1966).
La rete di comunicazioni interne comprende 2.600 km di rete ferroviaria; un tratto di 969 km, inaugurato nel 1975, fornisce un collegamento tra Dar es Salaam e lo Zambia. Degli 78.891 km di rete stradale, solo il 9% è asfaltato. Un servizio di traghetti e una piccola compagnia aerea garantiscono i collegamenti con l’isola di Zanzibar. I principali scali portuali sono quelli di Dar es Salaam e Mtwara. La compagnia aerea nazionale è l’Air Tanzania.
La Repubblica Unita di Tanganica (già colonia prima tedesca e poi britannica, indipendente dal 9 dicembre 1961) e Zanzibar (già protettorato britannico, indipendente dal 10 dicembre 1963) fu istituita il 26 aprile 1964; la denominazione Tanzania fu adottata il 29 ottobre del medesimo anno. Il paese è governato in base alla Costituzione promulgata nel 1977 ed emendata nel 1992. Le prime elezioni multipartitiche si svolsero nel 1995. Capo dell’esecutivo è un presidente eletto a suffragio universale ogni cinque anni. L’esercizio del potere legislativo spetta invece a un’Assemblea nazionale unicamerale di 324 seggi, di cui 75 riservati alle donne (10 membri sono nominati dal presidente e 5 dal Parlamento di Zanzibar). La Costituzione di Zanzibar del 1985 prevede un presidente eletto a suffragio universale diretto e una Camera dei rappresentanti composta da 75 membri. I tribunali di grado più elevato nel paese sono le Corti d’appello e l’Alta corte. I tribunali minori includono tribunali distrettuali e primari. È in vigore la pena di morte, ma dalla metà degli anni Novanta non vengono eseguite sentenze capitali. La Tanzania è amministrativamente suddivisa in 26 regioni, di cui 3 fanno capo a Zanzibar e 2 a Pemba. La loro amministrazione è affidata a commissari regionali.
La Tanzania nacque nell’aprile 1964 in seguito alla fusione tra Tanganica e Zanzibar. Il primo presidente dello stato fu Julius Nyerere, il fondatore del Tanganyika African National Union (TANU); ad Abeid Amani Karume, il leader del Partito afro-shirazi (ASP) di Zanzibar, venne affidata la vicepresidenza.
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