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Tanzania

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Tanzania: bandiera e innoTanzania: bandiera e inno
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7.1

La Tanzania di Nyerere

Nel 1967, con la dichiarazione di Arusha, Nyerere propugnò la diffusione di un socialismo basato sull’ujamaa (in swahili “famiglia”), cioè il villaggio comunitario autosufficiente. Tra il 1973 e il 1976 il regime attuò un riassetto, in parte forzato, dei villaggi, provocando un diffuso malcontento. Sostenitore di una politica di non allineamento, Nyerere ebbe un ruolo di primo piano nell’Organizzazione per l’unità africana (oggi Unione Africana, UA).

L’esperimento di Nyerere conseguì tuttavia modesti risultati, sia per l’aumento del prezzo del greggio agli inizi degli anni Settanta, che si scaricò pesantemente sulle finanze del paese, sia per una cattiva gestione amministrativa e per la diffusa corruzione all’interno dell’élite politica. Nel 1977, inoltre, si sciolse la Comunità africana orientale tra Tanzania, Uganda e Kenya, che aveva introdotto rapporti di collaborazione economica e politica tra i paesi membri. Nello stesso anno la fusione del TANU e dell’ASP nel Chama Cha Mandipuzi (Partito della rivoluzione) diede origine all’istituzione di un regime a partito unico. Nel 1978 un grave conflitto oppose il paese all’Uganda, che l’anno seguente condusse all’occupazione di Kampala da parte delle truppe tanzaniane e al rovesciamento della dittatura di Idi Amin Dada.

7.2

La liberalizzazione del sistema

Nel novembre del 1985 Ali Hassan Mwinyi succedette a Nyerere alla guida dello stato, avviando un programma di riforma inteso a liberalizzare il sistema economico e politico del paese. Il governo tanzaniano si impegnò ad attuare il rigido programma di tagli alla spesa pubblica richiesto dal Fondo monetario internazionale, sollevando molte proteste. Nel 1992 venne adottato il multipartitismo, non senza resistenze e tensioni all’interno del Partito della rivoluzione. Nel 1994 il paese fu investito da una massiccia ondata di profughi causata dalla guerra civile nel vicino Ruanda, molti dei quali vennero in seguito espulsi. Nel novembre dello stesso anno, con la risoluzione 955 approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ad Arusha fu istituito il Tribunale penale internazionale per i crimini in Ruanda (TPIR).

Nel 1995 il Partito della rivoluzione riconquistò la presidenza con Benjamin Mkapa, conservando un controllo pressoché assoluto sulla vita politica del paese. Nella seconda metà degli anni Novanta si intensificò l’opposizione al regime, che a Zanzibar si accompagnò a scontri etnico-religiosi tra le comunità nera e araba. Confermato alla presidenza nel 2000, Benjamin Mkapa ingaggiò una lotta alla corruzione destinata tuttavia a dare pochi frutti, mentre a Zanzibar si diffusero nella comunità araba sentimenti apertamente indipendentisti. Grazie allo sviluppo del settore minerario e in particolare allo sfruttamento di nuovi giacimenti d’oro, il paese registrò nel contempo una discreta crescita economica.

7.3

Sviluppi recenti

Le elezioni legislative di dicembre 2005 registrano la vittoria del Partito della rivoluzione, che si aggiudica la stragrande maggioranza dei seggi del Parlamento tanzaniano. Il partito di governo si afferma anche a Zanzibar, dove gli scrutini sono turbati da scontri interetnici. Nelle contestuali elezioni presidenziali si afferma, con circa l’80% dei voti, il candidato del Partito della rivoluzione Jakaya Kikwete.

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