![]() |
Risultati di Windows Live® Search
Risultati di Windows Live® Search Pagina 4 di 6
Struttura articolo
Le attività economiche dell’America settentrionale sono straordinariamente varie. Quelle di Stati Uniti e Canada sono economie moderne complesse, di base industriale, gestite in larga parte da grandi società private. Non solo, si può anche dire che negli Stati Uniti si è sviluppata la moderna economia capitalistica nelle sue manifestazioni più possenti e più libere, trovando nella ricchezza di risorse naturali del Nord America e negli apporti di una popolazione vogliosa di affermazione la forza per una sua continua crescita. Grazie ai successi ottenuti, l’economia nordamericana ha così ampliato fuori dall’America settentrionale i propri interessi e si è proposta come modello in gran parte del mondo. In Messico la modernizzazione è stata ineguale, ostacolata dalla disoccupazione, da un’inflazione cronica e da un forte indebitamento.
In Messico il settore agricolo è relativamente più importante che negli altri paesi dell’America settentrionale e dà impiego al 15% della forza lavoro (contro il 2% degli Stati Uniti e il 3% del Canada). Ciò dipende dal ritardato ammodernamento da una parte, dall’elevato grado di meccanizzazione dall’altra. Nel Messico è ancora molto diffusa l’agricoltura di sussistenza, soprattutto presente nel sud; tuttavia, il settore agricolo-commerciale è ben sviluppato in molte zone, in particolare nell’altopiano centrale e nel nord del paese. I principali prodotti sono mais, frumento e fagioli, che vengono coltivati perlopiù per il consumo interno, e cotone, caffè e zucchero, la cui produzione è largamente destinata all’esportazione. Negli Stati Uniti e in Canada lo spazio agricolo può essere diviso in aree o fasce (Belt nella terminologia americana), nelle quali l’agricoltura trova sue particolari specializzazioni dovute alle condizioni ambientali favorevoli a certe colture piuttosto che ad altre, alle quali corrispondono anche particolari forme di conduzione agricola. Così nel nord-est, fra Canada e Stati Uniti, prevale l’allevamento per la produzione di latte e latticini (Dairy Belt). Le Grandi Pianure degli Stati Uniti centrali e le province della Prateria canadese (cioè le Prairie Provinces, Alberta, Manitoba, Saskatchewan) sono i più importanti produttori mondiali di cereali (soprattutto grano, ma anche orzo, avena, segale e sorgo). È il Grain Belt, dove la cerealicoltura è praticata da aziende vastissime che si valgono di macchine condotte da pochi uomini: il paesaggio è monotono, rotto dai silos (elevators) dove viene ammassato il grano, destinato a essere trasportato, per ferrovia, in tutto il paese e anche all’estero. Forse la più prospera zona agricola del mondo è il Corn Belt, quella parte del Middle West statunitense che si estende dall’Ohio occidentale al Nebraska orientale e che è il maggior produttore mondiale di mais, oltre che il principale fornitore di soia, prodotti destinati all’allevamento di bovini e maiali. Il settore agricolo californiano fornisce una quantità di pregiati prodotti irrigui, in particolare frutta e ortaggi. Anche la Florida e il Texas sono grandi produttori di frutta e verdure, mentre le patate vengono coltivate su grande scala nell’Idaho, nello stato di Washington, in Oregon, Maine, North Dakota e nel Canada sudorientale. Il sud degli Stati Uniti è prevalentemente e tradizionalmente occupato dalla coltura del cotone (Cotton Belt). Nel Texas e negli altipiani delle Montagne Rocciose predomina, accanto a zone di agricoltura irrigue, l’allevamento di bovini da carne: è il Far West mitico dei cowboy che il cinema ha raccontato in centinaia di film.
La silvicoltura è un settore di rilievo dell’economia nordamericana; ciò vale sia per il Canada, dov’è diffusa soprattutto nella Columbia Britannica, nell’Ontario e nel Québec, sia per gli Stati Uniti. Importanti industrie legate alle attività forestali fioriscono in particolare nell’ovest, negli stati di Washington, nell’Oregon e nella California, oltre che in alcuni stati orientali della zona dei monti Appalachi. La pesca è l’attività economica dominante in Groenlandia, mentre oggi è un settore relativamente meno importante in Canada, negli USA e in Messico, anche se alcune zone costiere dipendono, quanto a reddito, dalla vendita dei prodotti ittici. Oltre che nelle acque groenlandesi, le principali zone di pesca si trovano al largo delle coste pacifica e atlantica settentrionali e al largo delle coste dell’Atlantico meridionale e del golfo del Messico. Grandi flottiglie per la pesca del tonno hanno le loro basi nei porti della California meridionale e del Messico occidentale.
L’estrazione di minerali è un’attività di importanza economica fondamentale per gli Stati Uniti, il Canada e il Messico. Gli USA sono stati per molti anni uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio, il Canada lo è stato alla fine degli anni Quaranta e il Messico lo è divenuto nei tardi anni Settanta. Gli Stati Uniti sono al secondo posto fra i produttori mondiali di gas naturale e sono anche ai primi posti nell’estrazione del carbone, che viene ricavato in particolare dai vasti bacini appalachiani. Il ferro è stato a lungo uno dei prodotti principali sia degli Stati Uniti sia del Canada, proveniente soprattutto dai giacimenti all’estremità occidentale del Lago Superiore. Più recentemente, quantità sempre maggiori di ferro sono state prodotte nella zona di confine fra Québec e Labrador, nel Canada orientale. Altri minerali scoperti in notevoli quantità nell’America settentrionale sono rame, argento, piombo, zinco, nichel, zolfo, amianto, uranio, fosfati e potassio.
L’industria è stata, sin dalle origini, il settore trainante dell’economia nordamericana, benché decisivi siano stati gli apporti delle attività primarie, sia di quelle minerarie, sia dell’agricoltura e dell’allevamento. L’industria è nata quasi contemporaneamente a quella europea – cioè nel XIX secolo – e ha avuto le sue zone d’origine là dove vi erano giacimenti minerari (carbone soprattutto). In queste stesse zone la forte urbanizzazione fece da supporto alla crescita industriale. E ancora oggi è in vicinanza delle grandi metropoli, poste lungo la costa atlantica degli Stati Uniti e intorno ai Grandi Laghi, che si trovano le principali concentrazioni industriali dell’America settentrionale: da Boston a Pittsburgh, a Detroit, a Chicago. Tuttavia, a partire dagli anni Cinquanta del Novecento l’attività industriale si è espansa notevolmente anche in altre parti del Nord America, in particolare in California e nel sud-est degli Stati Uniti. I prodotti sono estremamente diversificati, ma particolare rilievo hanno quelli metallurgici, i macchinari, gli apparecchi elettronici e aerospaziali, i veicoli a motore, i prodotti chimici e quelli tessili, l’abbigliamento, la carta e la stampa, i prodotti alimentari dell’industria conserviera che, sin dall’Ottocento, ha avuto a Chicago la sua capitale. In Canada, dove è importante il settore estrattivo, non mancano le industrie manifatturiere, concentrate prevalentemente tra il lago Ontario e il San Lorenzo. Superato verso sud il confine messicano, il fenomeno industriale si attenua, non tanto per mancanza di risorse di base, quanto piuttosto per carenza di spirito imprenditoriale e di capitali. Tuttavia, oggi, anche per influsso dell’economia statunitense, neppure in Messico mancano le industrie. Esse producono un’ampia gamma di beni, fra i quali spiccano prodotti chimici, abbigliamento, alimentari, veicoli a motore e componenti, materiali da costruzione, apparecchiature elettriche ed elettroniche. Città di Messico è di gran lunga il maggior centro industriale messicano, ma in parecchie altre città, quali Guadalajara e Monterrey, esistono importanti concentrazioni di fabbriche.
|
© 2008 Microsoft
![]() ![]() |