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Limite Concetto matematico proprio del calcolo infinitesimale, che permette di esprimere il comportamento di una funzione quando la sua variabile indipendente tende indefinitamente a un valore prefissato. Il concetto, formalizzato in modo rigoroso nel XIX secolo da Augustin-Louis Cauchy e Karl Weierstrass, era già comparso in forma embrionale nella matematica greca e, successivamente, negli scritti di Eulero.
Data una funzione reale di variabile reale f(x), il valore L è il limite di f(x) per x che tende a x0, se vale la seguente proprietà: presa una qualunque quantità e positiva, esiste δ (una quantità dipendente da e), tale che per tutti i valori di x che soddisfano la relazione |x – x0| minore di δ, vale la disuguaglianza: |f(x)-L| minore di e. Il punto x0, a cui tende la variabile indipendente, deve essere un punto di accumulazione per la funzione. Questo significa che, in un qualunque intorno di x0 (in un qualunque intervallo contenente x0), deve esistere almeno un altro punto del dominio della funzione, distinto da x0 stesso. In altre parole, x0 si dice punto di accumulazione per f(x) se intorno a esso si “accumulano” numerosi punti x appartenenti all’insieme di definizione della funzione. Se una funzione è continua in un suo punto, il limite per x che tende a x0 coincide con il valore f(x0) che la funzione assume in quel punto. Se invece la funzione non è continua nel punto x0, a seconda della natura della discontinuità il limite per x che tende a x0 può assumere un valore finito diverso da f(x0), oppure può tendere all’infinito.
Il concetto di limite può essere applicato anche a successioni, vale a dire, a funzioni la cui variabile dipendente può assumere solo valori interi positivi. In questo caso, poiché l’unico punto di accumulazione è l’infinito, il limite si calcola unicamente per n che tende all’infinito; a seconda che tale limite risulti finito o infinito, si parla di successione convergente o divergente.
In genere, il calcolo dei limiti si effettua procedendo alla sostituzione del valore x0 a cui tende la variabile indipendente, nell’espressione della funzione (o della successione). In alcuni casi, si possono presentare le cosiddette forme di indecisione, o di indeterminazione, in cui la sostituzione porta a risultati non definiti, come 0/0, 0·infinito, infinito/infinito, infinito – infinito; in questi casi si deve ricorrere ad artifici di calcolo che eliminino la forma di indecisione e permettano di pervenire al risultato.
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