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Struttura articolo
Introduzione; Architettura; Scultura; Pittura; Arti decorative; Gli sviluppi del gotico dalla metà del XIV secolo
Nel corso del XIII secolo le arti decorative risentirono ampiamente, in Francia, della coeva architettura ecclesiastica e dell’arte delle vetrate. Un esempio è rappresentato dai medaglioni miniati che illustrano le Bibles moralisées, del terzo decennio del secolo, che imitano chiaramente i motivi presenti nelle vetrate. Nel Salterio di Luigi IX, compilato dopo il 1255, le cornici culminanti in un timpano con rosone che racchiudono le miniature sono ispirate all’esterno della Sainte-Chapelle. A partire dalla metà del Duecento lo stesso stile raffinato e lineare si manifesta sia nelle statue monumentali sia nelle piccole figure in avorio: si consideri l’elegante statuetta in avorio della Vergine col Bambino della Sainte-Chapelle (1265 ca. ora al Louvre, Parigi), modellata sull’esempio dell’imponente statua del portale inferiore della cappella. Nel corso del XIV secolo le arti decorative acquisirono maggiore autonomia in Renania; in generale la scultura tedesca fu caratterizzata da opere di grande forza espressiva, tanto nelle statue della scuola di Costanza quanto nelle croci del medio corso del Reno, nelle quali si offre una straziante raffigurazione del Cristo sofferente. Nel terzo decennio del Trecento l’arte della miniatura conobbe una straordinaria svolta grazie all’opera di Jean Pucelle, attivo a Parigi; nel suo Breviario di Belleville (1323-1326, Bibliothèque Nationale, Parigi) le lettere, le illustrazioni e le cornici si dispongono sulla pagina secondo un progetto armonico e coerente, rappresentando un modello per i miniaturisti dei decenni successivi.
Dopo essere stata il principale centro dell’arte gotica europea, intorno alla metà del XIV secolo Parigi perse questo indiscusso primato, in seguito al diffondersi del flagello della peste nera e allo scoppio della guerra dei Cent’anni.
Il gotico internazionale, del quale Pucelle può essere considerato un precursore, fu caratterizzato da elegante linearismo, preziosi accordi cromatici, ricchezza di dettagli e attenzione naturalistica ai particolari; verso la metà del XIV secolo si assistette inoltre all’introduzione nella pittura gotica dei principi della prospettiva, messi a punto dagli artisti rinascimentali italiani. Negli ultimi decenni del Quattrocento anche la miniatura, specialmente a Parigi, si orientò alla resa della dimensione spaziale, prendendo definitivamente le distanze dalle concezioni figurative medievali. Tale declinazione realistica dell’arte nell’Europa settentrionale coincise, di fatto, con la diffusione in quei paesi della cultura rinascimentale: con riferimento a questo periodo dell’arte nordica (sia nella pittura sia nella scultura) si usa talvolta il termine “tardogotico”, che indica tuttavia una realtà ben diversa dal gotico dei secoli precedenti e che implica, in effetti, un suo superamento.
La scultura gotica nordeuropea rimase sostanzialmente estranea all’influenza dell’arte del primo Rinascimento italiano; a Digione, intorno al 1400, Claus Sluter eseguì per Filippo l’Ardito, duca di Borgogna, alcune delle più importanti opere scultoree del tardogotico. Per la tomba del duca (iniziata nel 1385, oggi al Musée des beaux-arts, Digione) realizzò statue connotate da intensa tristezza; nel gruppo scultoreo del Pozzo di Mosè (1395-1404) rappresentò sei profeti in uno stile realistico intriso di alta spiritualità. Nei primissimi anni del Cinquecento, con le opere di Michel Colombe e dei manieristi della scuola di Troyes in Francia, e con le realizzazioni di Tilman Riemenschneider, Veit Stoss e Adam Kraft in Germania, si concluse il periodo della scultura gotica.
Il cosiddetto “gotico fiammeggiante” rappresenta l’ultima fase dell’architettura gotica in Francia. Le esuberanti decorazioni tipiche di questo stile interessarono soprattutto l’esterno degli edifici; gli interni subirono invece in generale una semplificazione, con l’eliminazione dei capitelli da tutti i pilastri, ridotti a meri supporti. Il fulcro dell’apparato ornamentale si spostò sulle volte, che si complicarono e articolarono in un fitto intreccio di nervature.
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