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Tutela dei minori Difesa dei diritti dei minori, attuata dai governi mediante leggi e programmi sociali. Tali programmi sono configurati in base ai bisogni dei bambini e delle relative famiglie; prevedono fra l'altro l'assistenza ai minori che non possano essere adeguatamente allevati dalle famiglie di origine.
Prima del XX secolo, i programmi di assistenza rivolti ai minori erano molto rari: il primo intervento concreto risale al 1959 quando l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) diede vita alla Dichiarazione dei diritti del bambino, con cui fu sancito il diritto dei minori a ricevere cure adeguate da parte dei genitori e della comunità. Nel 1989, la Convenzione sui diritti del bambino ha esteso tali diritti all'istruzione e alla protezione dagli abusi e dallo sfruttamento. I programmi sociali di assistenza ai minori (che comprendono in genere sostegno economico per le famiglie, cure mediche e accoglienza in asili e centri educativi) sono oggi diffusi in buona parte del mondo, anche grazie al Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) e all'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che ha dedicato ai paesi in via di sviluppo un particolare sforzo per cercare di ridurne gli alti tassi di mortalità infantile; nonostante gli importanti progressi compiuti, la malnutrizione e le epidemie sono ancora causa di morte per decine di migliaia di bambini ogni anno.
Un altro problema di difficile soluzione è quello della tutela fisica e psicologica dei minori dalle violenze e dagli abusi compiuti su di loro dagli adulti, talvolta dai genitori stessi. L'espressione 'abuso di minore' comprende varie categorie di atti, quasi sempre violenti (che tuttavia non sempre si configurano come un reato), che possono provocare danni fisici o psichici. Un tipo di violenza diverso, ma non meno grave, è quello che si verifica con l'abbandono, una situazione che può ferire psicologicamente il bambino anche in modo irreparabile. La violenza sui minori è diffusa ovunque nel mondo, all'interno di tutti i gruppi etnici e religiosi e di ogni classe sociale. Per questo nella gran parte dei paesi occidentali (ma anche in molti paesi orientali, seppure in misura minore) sono state introdotte legislazioni specifiche volte alla definizione degli abusi e alle modalità d'intervento contro di essi. I programmi prevedono di norma azioni atte a sostenere i genitori nel processo educativo dei figli, soprattutto nei casi in cui i nuclei familiari vivano condizioni di disagio dovute alla mancanza di alloggio o di lavoro, alla malattia ecc., nella convinzione che spesso la violenza sui minori sia dovuta a fattori indipendenti dalla volontà dei genitori. I giudici possono ricorrere alla separazione dei figli dalle famiglie, sia per sottrarre un minore dalla custodia di genitori o parenti che si siano dimostrati incapaci, sia per prevenire casi di violenza. Tuttavia è assai più importante svolgere un'accurata attività di prevenzione che tenga conto del ruolo svolto dai fattori economici e sociali nei comportamenti aggressivi, che stimoli un mutamento radicale dei valori sociali e che miri a intervenire in presenza di quelle condizioni (povertà, malattia, disoccupazione ecc.) che possono generare casi di abuso nei confronti dei minori; è inoltre indispensabile dare maggiore rilevanza ai diritti dei bambini e alle responsabilità dei genitori nei loro confronti.
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