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Introduzione; Le origini della Riforma; Nascita e sviluppo della Riforma; Conseguenze della Riforma protestante
Nei paesi scandinavi la Riforma avvenne pacificamente, con l’appoggio dei monarchi di Danimarca e Svezia. Nel 1536 a Copenaghen un’Assemblea nazionale abolì l’autorità dei vescovi cattolici in Danimarca e nelle terre a essa soggette, Norvegia e Islanda. Il re Cristiano III invitò il riformatore Johann Bugenhagen a organizzare una Chiesa nazionale luterana in Danimarca. In Svezia i fratelli Olaus e Laurentius Petri capeggiarono il movimento favorevole all’adozione del luteranesimo come religione di stato. Il mutamento avvenne nel 1529 con il sostegno del re Gustavo I Vasa e per decisione della Dieta di Svezia.
Il primo movimento riformatore svizzero, contemporaneo alla Riforma tedesca, fu guidato dal pastore svizzero Huldrych Zwingli, divenuto celebre nel 1518 per la sua vigorosa denuncia della vendita delle indulgenze. A Zurigo, dal 1523 al 1525, Zwingli fece abolire quanto restava delle pratiche cultuali e liturgiche cattoliche, mantenendo una versione semplificata della Comunione; questi provvedimenti, con i quali la città si separava dalla Chiesa cattolica, furono adottati legalmente, grazie ai voti del Consiglio cittadino di Zurigo. Altre città svizzere, come Basilea e Berna, adottarono riforme simili; le zone agricole rimasero invece cattoliche dal momento che, come in Germania, l’autorità politica centrale era troppo debole per imporre un’uniformità confessionale e prevenire la guerra civile. Scoppiarono infatti due conflitti di breve durata tra cantoni cattolici e cantoni protestanti, nel 1529 e nel 1531. Nel secondo conflitto, a Kappel, Zwingli venne ucciso. Raggiunta la pace, si consentì a ciascun cantone di scegliere la propria religione. Dopo la scomparsa di Zwingli, la principale figura di riformatore fu Giovanni Calvino, teologo protestante francese che, per fuggire le persecuzioni religiose, nel 1536 si stabilì nella Repubblica di Ginevra, da poco indipendente. Calvino rese esecutivi i provvedimenti di riforma adottati precedentemente dal Concilio di Ginevra ed esercitò pressioni politiche per ottenere ulteriori riforme. L’organizzazione calvinista della Chiesa accoglieva elementi di governo rappresentativo: pastori, insegnanti, presbiteri e diaconi erano eletti dai membri della comunità. Benché Chiesa e Stato fossero teoricamente separati, essi cooperavano così strettamente che Ginevra era di fatto una teocrazia. Per imporre la disciplina morale Calvino organizzò un Consiglio, composto da pastori e laici, dotato di ampi poteri coattivi sulla comunità. Furono prescritti minuziosamente abbigliamento e comportamento, si vietarono la danza, i giochi d’azzardo e altri svaghi; bestemmie e oscenità erano punite severamente, e chi non si conformava veniva perseguito e persino messo a morte. Per favorire la lettura e la comprensione della Bibbia, a tutti i cittadini era impartita almeno un’istruzione elementare. Nel 1559 Calvino fondò a Ginevra un’università, alla quale fu affidata la formazione di pastori e insegnanti. Le grandi doti organizzative di Calvino, la sua influenza sull’educazione e l’ampia circolazione dei suoi scritti furono all’origine delle Chiese riformate, nome collettivo che designa le Chiese protestanti in Svizzera, Francia e Scozia.
La Riforma in Francia ebbe inizio da un nucleo di mistici e umanisti che al principio del XVI secolo si incontravano a Meaux, nei pressi di Parigi, sotto la guida del teologo e umanista Jacques Lefèvre d’Etaples. Come Lutero, Lefèvre d’Etaples studiò le lettere di san Paolo e ne ricavò il principio della giustificazione in virtù della sola fede individuale, indipendentemente dalle opere; negò inoltre la dottrina della transustanziazione. Nel 1523 tradusse il Nuovo Testamento in francese. In principio i suoi scritti furono accolti favorevolmente dalle autorità religiose e civili, ma, dopo la diffusione delle dottrine luterane in Francia, l’opera di Lefèvre d’Etaples fu assimilata a esse; ebbe così inizio la persecuzione. Molti autorevoli riformatori francesi ripararono in Svizzera: più di 120 pastori, istruiti da Calvino a Ginevra, tornarono in Francia prima del 1567 per diffondere il protestantesimo; nel 1559 i delegati di 66 Chiese protestanti si incontrarono a Parigi in un sinodo nazionale per formulare una professione di fede e una norma disciplinare plasmate su quelle ginevrine. In tal modo si organizzò la prima Chiesa protestante di Francia; i suoi membri, chiamati ugonotti (non è ben nota l’origine del nome, forse deriva dal tedesco eidgenosse, “confederato”), vennero a costituire un folto gruppo; la divisione fra cattolici e protestanti condusse tuttavia a un lungo e aspro conflitto, che vide l’esplosione di una serie di guerre di religione (1559-1598). Uno degli episodi più noti di questa lotta avvenne a Parigi, nella notte di San Bartolomeo (24 agosto 1572), durante la quale furono massacrati, per ordine di Caterina de’ Medici, più di tremila ugonotti. Alla salita al trono di Enrico IV di Borbone, sovrano protestante, gli ugonotti trionfarono per un breve periodo ma, poiché Parigi e la gran maggioranza dei francesi erano rimasti cattolici, il re giudicò vantaggioso convertirsi al cattolicesimo (sembra che in questa occasione abbia pronunciato la celebre frase: “Parigi val bene una Messa”). Enrico continuò tuttavia a proteggere gli ugonotti e proclamò, nel 1598, l’editto di Nantes, che garantiva ai protestanti una certa libertà. L’editto verrà revocato nel 1685.
Nei Paesi Bassi il protestantesimo fu accolto favorevolmente dalla colta e potente borghesia che si era formata sin dal Medioevo. L’imperatore Carlo V tentò di arrestare la diffusione delle dottrine protestanti bruciando i libri di Lutero e istituendo l’Inquisizione nel 1522. Questi provvedimenti non sortirono, però, effetti rilevanti: alla metà del secolo XVI il protestantesimo si era affermato nelle province settentrionali, in Olanda; le province meridionali (che oggi costituiscono il Belgio) rimanevano prevalentemente cattoliche. Vedi anche Province Unite. La maggioranza degli olandesi abbracciò il calvinismo, che ebbe altresì la funzione di forza di aggregazione nel corso della lunga lotta contro i dominatori spagnoli, che erano cattolici. La ribellione esplose nel 1568 (vedi Guerra degli Ottant’anni) e il conflitto si protrasse fino al 1648, quando la Spagna, con la pace di Vestfalia, rinunciò a qualsiasi pretesa sul paese. I Paesi Bassi divennero una nazione indipendente e adottarono la fede protestante.
In Scozia, come in altri paesi, la Riforma si diffuse entro un contesto sociale già parzialmente ostile alla Chiesa di Roma. Qui, alla scarsa stima nei confronti del clero cattolico si aggiunse la presenza di gruppi di lollardi e di seguaci delle dottrine di John Wycliffe. Mercanti e nobiltà minore furono particolarmente attivi nel sostenere la Riforma scozzese, utilizzata come veicolo per conseguire l’autodeterminazione nazionale e l’indipendenza dall’Inghilterra; il protestantesimo, pertanto, si diffuse rapidamente, nonostante le misure repressive adottate dalla monarchia. Il primo movimento riformatore ebbe carattere luterano; la rivoluzione vera e propria, avvenuta sotto la guida del riformatore religioso John Knox, discepolo di Calvino, impose il calvinismo come religione nazionale. Nel 1560 Knox persuase il Parlamento scozzese ad adottare una professione di fede e un manuale di disciplina modellati su quelli ginevrini. Il Parlamento in seguito creò la Chiesa presbiteriana scozzese (vedi Chiese presbiteriane) e ne affidò il governo a riunioni della Kirk (la parola scozzese che significa “chiesa”) locale e a un’Assemblea generale in rappresentanza delle Chiese locali di tutto il paese. Maria Stuarda, la regina cattolica di Scozia, tentò di abbattere la nuova Chiesa protestante, ma dopo sette anni di lotte dovette lasciare il paese; così il cattolicesimo rimase forte solo in pochi distretti settentrionali, specialmente tra le famiglie nobili.
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