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Risultati di Windows Live® Search Schiele, Egon (Tulln 1890 - Vienna 1918), pittore e disegnatore austriaco, rappresentante dell’espressionismo. Genio precoce, fu ammesso a soli sedici anni all'Accademia di belle arti di Vienna, che abbandonò tuttavia nel 1908 per forti contrasti con il corpo insegnante. Fondamentale fu l’incontro con Gustav Klimt nel 1907, che lo introdusse nel mondo della Secessione viennese e lo incoraggiò a proseguire nella sua ricerca artistica. Collaboratore per un certo periodo della Wiener Werkstätte, espose più volte con la Secessione di Monaco e in importanti mostre in Germania (“Grosse Deutsche Kunstausstellung” di Berlino e Düsserldorf, 1913) e in altri paesi europei (Budapest, Amsterdam, Stoccolma, Copenaghen). Nel 1909 fondò con quindici amici, tra cui Anton Peschka, il Neukunstgruppe, che si proponeva di percorrere vie inedite di espressione artistica; nel 1911 fu ammesso nel circolo artistico Sema, di cui facevano parte anche Paul Klee e Alfred Kubin. Collaborò con la rivista berlinese “Die Aktion” dal 1913 e con il periodico di Vienna “Der Anbruch” dal 1917. Morì a soli ventotto anni colpito dall’epidemia di febbre spagnola. Spirito travagliato e introverso, Schiele visse drammaticamente nella propria vicenda umana e artistica le contraddizioni della Vienna del primo Novecento, ancora legata agli altisonanti valori borghesi ottocenteschi, ma scossa nel profondo dalla crisi dell’individuo, alle prese con una diversa consapevolezza del sé e della propria istintualità (cui diedero voce, tra gli altri, Freud e Musil), oltre che dai venti di guerra che incombevano sull’impero austroungarico (l’artista stesso fu arruolato per la Grande Guerra, anche se rimase perlopiù distaccato in città periferiche e a Vienna). Per questo, nonostante le suggestioni dell'Art Nouveau e l’influenza dell’arte decorativa di Klimt, lo stile di Schiele si distinse presto, caratterizzandosi per il segno inciso, spezzato, nervoso; per i colori terrosi e grigiastri, con accese macchie di rosso sulle labbra e sui sessi, quasi fossero ferite; per il taglio compositivo straniante (Ragazza dai capelli neri, 1911, Museum of Modern Art, New York; Donne recline, 1915, Graphische Sammlung Albertina, Vienna). L’estetismo e il decadentismo della Secessione, già presaghi del nuovo ma non ancora inquieti, appagati dalla ricchezza della decorazione, sono alle spalle. L’opera di Schiele, perlopiù grafica, realizzata a guazzo, matita e gessetto nero, carboncino e acquerello, è soggettiva, dolente, espressionista. Innamorato della sorella minore Gertrud (Gertie), attratto dal corpo ossuto e immaturo delle bambine, dilaniato dall’urgenza del sesso in un’epoca in cui ancora il tema era tabù (nonostante la realtà “non detta” dei costumi sempre più liberi e promiscui), nelle sue tele Schiele indaga, deforma, scarnifica corpi nudi e seminudi di uomini e donne, nei quale amore, sofferenza e morte si incontrano e si confondono (Cardinale e monaca, 1912, Leopold Museum, Vienna; Le amiche, 1913; Amicizia, 1913; Uomo e donna, 1914; Nudo femminile supino, 1917). Nulla di rassicurante, né di felicemente sensuale hanno le donne di Schiele, né mai un’ombra di serenità appare nei volti scavati degli uomini, spesso autoritratti dell’artista (Autoritratto nudo in ginocchio, 1910; Autoritratto con le dita aperte, 1911, Historisches Museum, Vienna; Lottatore, 1913, Nudo maschile accovacciato, 1917, Graphische Sammlung Albertina, Vienna; L'abbraccio o Gli amanti, 1917, Österreichische Galerie, Vienna). Nonostante la breve carriera, interrotta dalla morte precoce, e la sua figura isolata rispetto alle avanguardie storiche, Schiele lasciò un segno inconfondibile e profondo nell’arte europea del primo Novecento.
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