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Dolore

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Introduzione

Dolore Esperienza sensitiva ed emotiva spiacevole, che può derivare dall’alterazione anatomico-funzionale di un organo (ad esempio, a causa di un trauma o di una infiammazione), o da evento che coinvolge la psiche. Da un punto di vista fisiologico, la comparsa di una sintomatologia dolorosa ha un ruolo di protezione dell’organismo, in quanto permette la percezione di una lesione in atto e scatena l’eventuale risposta. Un semplice esempio è costituito dal dolore che si sperimenta quando si tocca un oggetto molto caldo; la sensazione spiacevole determina l’immediato allontanamento della mano, il che previene una eventuale ustione. Non a caso la presenza del “dolore” è uno dei principali motivi che spingono i pazienti a consultare uno specialista.

Il dolore può essere classificato in acuto o cronico in base alla sua modalità di insorgenza e durata (improvviso e limitato nel tempo se è acuto, protratto nel tempo se cronico); oppure, può essere indicato in base alla parte del corpo in cui si localizza (dolore addominale, dolore intercostale e così via). Particolari sindromi dolorose, che richiedono specifici trattamenti, sono il dolore da cancro e il dolore cronico.

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Dolore acuto

Il dolore acuto a carico di un organo inizia con la stimolazione di uno o più recettori sensoriali, chiamati nocicettori, localizzati nella cute o nei visceri. Questi recettori ricevono informazioni su stimoli quali il caldo intenso, una forte pressione, punture, tagli e altri eventi che possono causare danni all'organismo. Il trasporto di queste informazioni dai nocicettori al midollo spinale è affidato a due tipi di fibre nervose: le fibre A-delta, che trasmettono le informazioni velocemente e sono probabilmente responsabili della percezione acuta del dolore, e le fibre C, che trasmettono gli impulsi più lentamente e causano, probabilmente, la percezione del dolore persistente.

Nel midollo spinale i messaggi dei nocicettori possono essere modulati da altri neuroni spinali che aumentano o, più frequentemente, diminuiscono l'intensità dello stimolo dolorifico. L'impulso viaggia, quindi, verso diverse aree del cervello. Alcune zone cerebrali determinano dove si trova il dolore e cosa lo sta causando, mentre altre integrano l'informazione sensoriale con le condizioni generali dell'organismo e producono la sensazione emotiva chiamata dolore. Questi stessi centri cerebrali possono attivare lunghe fibre nervose che discendono fino al punto del midollo spinale dove ha origine il segnale del dolore e lo diminuiscono.

Alcune fibre che inibiscono i messaggi del dolore nel midollo spinale rilasciano un neurotrasmettitore chiamato encefalina; inoltre, in determinate aree del cervello che elaborano i messaggi del dolore viene secreta una sostanza chimica simile all'encefalina, l’endorfina. Nonostante il ruolo preciso di queste due sostanze nell'organismo non sia ancora del tutto chiaro, la loro somiglianza strutturale con alcuni analgesici sintetici suggerisce che la loro funzione sia quella di inibitori naturali del dolore.

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Dolore da cancro

I pazienti affetti da cancro lamentano sindromi dolorose che possono essere di tipo acuto o cronico, e non necessariamente determinate dalla formazione neoplastica. Episodi di dolore acuto sono spesso correlati ai trattamenti chemioterapici, il cui impiego può produrre dolori muscolari e ossei, o comparire nella fase post-operatoria a seguito di un intervento di ablazione del tumore; la radioterapia può provocare dolori per l’insorgenza di dermatiti da irradiazione. Quando il tumore prolifera e si infiltra in altri tessuti, produce spesso un dolore di tipo cronico poiché stimola i recettori dolorifici in modo continuo.

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Psicologia del dolore

La complessa natura del dolore fa si che questo, difficilmente misurabile in modo obiettivo, venga percepito dal paziente modulato da fattori psicologici, culturali e ambientali; ad esempio, si riportano casi di soldati che, pur gravemente feriti, non lamentano dolore, di atleti infortunati che proseguono la loro prestazione fino al termine della gara e di popolazioni in cui, senza l’ausilio di anestetici, vengono praticati piccoli interventi chirurgici. La componente psicologica, dimostrata anche dalle elevate percentuali di risposta positiva alla somministrazione di placebo, riveste un ruolo estremamente importante nella percezione del dolore. Si ritiene che l’attesa del dolore possa intensificarne l’esperienza, inducendo ansia. La componente emotiva del dolore è evidenziata anche dai termini adottati dai pazienti per descriverlo, quali “ostinato” o “atroce”.

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