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Struttura articolo
Introduzione; Dolore acuto; Dolore da cancro; Psicologia del dolore; Terapia del dolore; Dolore cronico
Il dolore acuto, come quello provocato da un trauma fisico, da un'ustione o che fa seguito a interventi chirurgici, viene quasi sempre trattato con farmaci analgesici. Questi possono avere un’azione centrale, ovvero agire sui centri nervosi deputati al controllo del dolore o avere effetti periferici. Tra i farmaci maggiormente utilizzati troviamo i FANS, gli oppiacei, gli antidepressivi e gli anticonvulsivanti. I FANS, che comprendono molecole come l’acido acetilsalicilico, il diclofenac, il ketoprofene e l’indometacina, esplicano la loro azione inibendo la sintesi delle prostaglandine, composti in grado di aumentare la sensibilità dei nocicettori. Gli oppiacei naturali, come la morfina e la codeina, e sintetici, come il metadone e la meperidina, svolgono la loro azione su siti localizzati sia nel midollo spinale sia nell’encefalo modulando la trasmissione dell’impulso a livello delle terminazioni sinaptiche. Gli antidepressivi, come l’imipramina e l’amitriptilina, e gli anticonvulsivanti come la carbamazepina, devono la loro azione antalgica alla capacità di potenziare i sistemi inibitori.
Alcune condizioni per la particolare gravità del quadro morboso traggono beneficio dal sinergismo derivante dalla associazione di più farmaci; esempio ne è il trattamento del dolore neoplastico dove può risultare utile associare FANS, antidepressivi o anticonvulsivanti agli oppiacei, che in questo caso svolgono anche l’importante ruolo di sollevare il tono dell’umore. In alcuni interventi chirurgici il dolore può essere controllato con l’inoculazione di un anestetico, ad esempio lidocaina o bupivacaina, a livello subaracnoideo (cioè al di sotto della più interna delle membrane meningee), epidurale o in corrispondenza di un plesso nervoso dal quale originano le fibre che raggiungono il sito di intervento.
All'incirca a partire dal 1965, i medici hanno iniziato a valutare la natura singolare della condizione detta di dolore cronico. In questa sindrome i pazienti possono lamentare dolore per anni, senza presentare alcuna lesione organica che possa causarlo. I ricercatori suggeriscono che il dolore cronico sia uno stato comportamentale, avviato da una lesione reale, in cui il dolore è durato così a lungo da diventare esso stesso la malattia. Molti di questi pazienti finiscono per dipendere da forti analgesici e in genere cadono in un ciclo di dolore, depressione e inattività. Il dolore cronico può essere ridotto con la riduzione dei dosaggi dei farmaci, alcuni colloqui psicologici, l'esercizio fisico, la terapia occupazionale, l'utilizzo di tecniche di rilassamento come l'ipnosi e il biofeedback e la modificazione dei comportamenti acquisiti, associati al dolore. In altri casi, i pazienti vengono aiutati con un dispositivo elettronico per la cosiddetta stimolazione elettrica percutanea di un nervo, cioè l'applicazione di leggeri stimoli elettrici sulla cute (tramite elettrodi sistemati su una zona dolorante) che causa interferenze con la trasmissione degli stimoli dolorosi.
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