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Febbre tifoide Anche detta tifo addominale, è una malattia infettiva acuta causata dal batterio Salmonella typhi, che viene trasmesso attraverso il latte, l'acqua o i cibi solidi contaminati dalle feci delle vittime o dei portatori sani (persone sane che ospitano i bacilli della febbre tifoide senza presentarne sintomi).
Il periodo di incubazione della febbre tifoide dura da una a tre settimane. I batteri si raccolgono nell'intestino tenue, dal quale passano nel circolo ematico. A questo punto si percepiscono i primi sintomi: brividi di freddo, seguiti da febbre alta e prostrazione. Le persone affette possono, inoltre, presentare cefalea, tosse, vomito e diarrea. Nella maggior parte dei casi, la remissione spontanea della malattia avviene dopo alcune settimane, ma in circa il 20% dei pazienti non trattati la febbre tifoidea degenera in polmonite, emorragia intestinale e talvolta morte. I decessi da febbre tifoide si sono fortemente ridotti dalla fine degli anni Quaranta, quando fu scoperto il primo antibiotico efficace contro il bacillo (cloramfenicolo). Questo farmaco, ora prodotto sinteticamente, è ancora il medicinale d'elezione nella maggior parte dei casi; quando si incontrano bacilli resistenti, il cloramfenicolo può essere sostituito con l'ampicillina.
I controlli sanitari del latte e dell'acqua, nonché la pastorizzazione del latte, hanno notevolmente ridotto l'incidenza del bacillo della febbre tifoide. Di pari importanza sono stati la scoperta dell'esistenza di portatori sani (ai quali si può impedire la manipolazione degli alimenti) e il miglioramento degli impianti fognari. Un altro importante fattore nel controllo della febbre tifoide è il vaccino tifoide, utile per immunizzare i soggetti esposti alla malattia, come i dipendenti degli ospedali e chi viaggia in zone con impianti sanitari inadeguati.
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