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Arte mesopotamica

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Urna mesopotamicaUrna mesopotamica
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Introduzione

Arte mesopotamica Produzione artistica e architettonica delle antiche civiltà mediorientali della Mesopotamia dalla preistoria al IV secolo a.C. Corrispondente approssimativamente all'odierno Iraq, la Mesopotamia si estendeva anche in parte dell'Iran, della Turchia e della Siria, ed era una regione arida a esclusione delle fertili pianure attraversate dai fiumi Tigri ed Eufrate. Continuamente esposti al rischio di siccità o inondazioni, gli abitanti svilupparono un'arte che, oltre a celebrare le conquiste militari, riflette la venerazione e il timore nei confronti delle forze naturali.

La pianura era disseminata di villaggi, dominati ognuno da un tempio, che era il centro religioso e del commercio fino a che non venne superato in importanza dal palazzo reale. Dal terreno fluviale si ricavava l'argilla per i mattoni (il principale materiale costruttivo di questa civiltà), il vasellame, le sculture in terracotta e le tavolette da scrittura. Per la scultura si usavano il basalto, l'arenaria, la diorite e l'alabastro e, per le opere più raffinate, bronzo, rame, oro e argento, conchiglie e pietre preziose; in particolare per i sigilli venivano impiegate pietre dure.

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Periodo preistorico

I primi reperti architettonici e artistici di una cultura mesopotamica provengono dal sito protoneolitico di Qermez Dere alle pendici del Jabal Sinjar, nella Mesopotamia settentrionale. Scavi recenti hanno portato alla luce resti di capanne di forma rotonda risalenti al IX millennio a.C., con uno o due pilastri intonacati. Quando gli edifici furono abbandonati, sul pavimento vennero deposti dei crani umani, probabilmente per ragioni rituali.

L'arte mesopotamica del periodo neolitico e calcolitico (7000-3500 ca. a.C.), anteriori al pieno sviluppo della scrittura, viene classificata in base ai nomi dei siti archeologici: Hassuna, al nord, dove sono stati rinvenuti i resti di case, costruite con mattoni crudi, e di vasellame dipinto; Samarra, i cui disegni figurativi e astratti su terracotta potrebbero avere un significato religioso; e Tell Halaf, da cui provengono figurine sedute (presumibilmente dee madri) e vasellame dipinto.

Nel sud, le antiche civiltà presero il nome dalle località di Ubaid (5500-4000 ca. a.C.) e Uruk (4000-3500 ca. a.C.). La cultura di Ubaid è contraddistinta da un vasellame leggero dipinto con motivi geometrici di colore scuro, i cui pezzi più antichi sono stati rinvenuti nell'omonima località; altri di epoca posteriore sono stati scoperti a Ur, Uruk, Eridu e Uqair. Una delle costruzioni emerse dai numerosi strati archeologici individuati a Eridu è un piccolo santuario quadrato (5500 ca. a.C.), costruito incorporando una nicchia con basamento, che sosteneva forse una statua votiva e una tavola per le offerte. La struttura dei templi costruiti in seguito sopra tale strato è più complessa, con una cella (o camera sacra) centrale circondata da piccole stanze, e l'esterno decorato da nicchie elaborate e contrafforti i quali, in seguito, sarebbero divenuti un tratto caratteristico dei templi mesopotamici. Tra le statuette in creta del periodo Ubaid vi sono un uomo, rinvenuto a Eridu, e una donna con bambino, ritrovata a Ur.

Nei medesimi luoghi sono stati scoperti vari oggetti del tardo periodo Uruk e Jamdat Nasr, noto anche come 'protoletterario' (3500-2900 ca. a.C.). Il centro principale era la città di Uruk, la biblica Erech, corrispondente alla moderna Warka, in Iraq; dallo strato archeologico V (datato intorno al 3500 a.C.) è emerso un tempio di calcare: la parte in alzato è scomparsa, ma le superstiti lastre in calcare su terra battuta suggeriscono che avesse delle nicchie e fosse di dimensioni monumentali (76 x 30 m). Alcuni edifici dello strato IV erano decorati da coni policromi inseriti nei muri, che formavano complessi disegni geometrici. Un'altra tecnica decorativa utilizzata era l'imbiancatura, come nel Tempio Bianco (così chiamato per il colore del suo lungo e stretto santuario interno), che sorgeva nell'area della città consacrata al dio del Cielo, Anu, su un alto basamento che prefigurava la ziggurat, la più tipica costruzione religiosa mesopotamica, una sorta di torre piramidale, a gradoni sovrapposti e dotata di scale e rampe, il cui fine era di avvicinare il sacerdote o il re a una particolare divinità, o di fungere da piattaforma sulla quale la divinità potesse discendere per comunicare con i fedeli.

A Uruk sono state rinvenute anche interessanti sculture, la più bella delle quali è una testa di donna o di dea in pietra calcarea (3500-3000 ca. a.C., Museo iracheno, Baghdad), con sopracciglia, grandi occhi aperti e un'acconciatura in origine ornata da preziosi intarsi. Tra i reperti vi è inoltre un grande vaso in alabastro (3500-3000 ca. a.C., anch'esso al Museo iracheno) decorato a bande orizzontali: in quella superiore un re presenta un cesto di frutta a Inanna, la dea della fertilità e dell'amore (o forse alla sua sacerdotessa); nella banda centrale alcuni sacerdoti nudi le recano offerte; in quella inferiore si vedono animali e piante.

Al termine dell'epoca Uruk fece la sua comparsa il sigillo cilindrico, una forma che resterà immutata per i successivi tre millenni. Queste piccole pietre intagliate, che servivano a siglare lettere e documenti, venivano fatte rotolare sull'argilla ancora umida e malleabile delle tavolette, per poi imprimervi un disegno continuo o una scena rituale in miniatura. Sui sigilli più antichi si trovano semplici motivi decorativi: re o sacerdoti che celebrano riti, scene agricole, di caccia e di pesca, templi, tori, leoni dalla testa di serpente e altre figure mitologiche; gli animali sono raffigurati con grande vitalità anche quando hanno tratti stilizzati. L'intaglio dei sigilli fu una delle più raffinate tecniche dell'arte mesopotamica, insieme con l'architettura monumentale.

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Primo periodo dinastico

Durante la prima fase della dominazione dei sumeri (dal 3000 al 2340 a.C.), l'architettura conservò le sue forme tradizionali; fu inoltre introdotto un nuovo tipo di tempio ovale, circondato da una recinzione e con al centro un basamento per l'altare. Le città-stato come Ur, Umma, Lagash (oggi Al Hiba), Kish, e Eshnunna (l'attuale Tell Asmar) erano rette da re o da governatori in perenne conflitto. Molti oggetti di questo periodo erano commemorativi – ad esempio, le placche raffiguranti scene di banchetto e le celebrazioni per una vittoria o per il completamento di un tempio – e potevano servire a segnare i confini, come nel caso della stele calcarea del re Eannatum (Louvre, Parigi), proveniente da Lagash. Su un lato è rappresentato il re, che guida l'esercito in battaglia, e sull'altro si vede il dio Ningirsu, simbolicamente raffigurato in scala maggiore degli uomini, che stringe in una rete il nemico sconfitto. Su quello che è noto come Stendardo di Ur (2700 a.C., British Museum, Londra), una tavoletta in legno intarsiata con conchiglie, lapislazzuli e pietre dure, sono raffigurate una processione e varie scene religiose.

I sigilli cilindrici intagliati e le sculture in metallo spesso rappresentano figure mitologiche, creature metà uomo e metà toro, eroi che combattono contro leoni e altri soggetti difficili da identificare. In un grande rilievo su rame rinvenuto nel tempio di Ubaid (2340 ca. a.C., British Museum, Londra), un'aquila dalla testa leonina con le ali aperte si libra su due cervi rampanti. Vi sono inoltre corone, pugnali, vasi e oggetti decorativi, molti dei quali rinvenuti nel cimitero reale di Ur (2600 ca. a.C.) tra il 1926 e il 1931. Tra i più belli, un paio di statuette raffiguranti capre (Museo universitario, Philadelphia; British Museum, Londra), le cui zampe anteriori poggiano su un tronco con rosette alle estremità dei rami. L'albero e le teste degli animali sono ricoperti di lamina d'oro, il corpo è in argento battuto, il vello in conchiglia, la barba e le corna in lapislazzuli.

L'arte statuaria sumera presenta una grande varietà di stili e un notevole dinamismo delle forme geometriche; soggetti frequenti sono le figure di re, sacerdoti e sacerdotesse in atto di preghiera. Nel tempio di Abu, a Tell Asmar, ne fu scoperta una dozzina, in pietra, con le mani giunte e grandi occhi spalancati in conchiglia e calcare nero (2750-2600 ca. a.C., Museo iracheno; Istituto orientale, Chicago; Metropolitan Museum of Art, New York). Una figuretta seduta, in alabastro (2400 ca. a.C., Louvre, Parigi) originaria di Mari (oggi Tell Hariri, in Siria) è più realistica, mentre lo stile architettonico coevo mostra a Mari l'influenza delle regioni a ovest della Mesopotamia.

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Periodo accadico

La popolazione semitica degli accadi conquistò gradualmente il potere al termine del XXIV secolo a.C.; sotto la guida di Sargon I il Grande (che regnò intorno al 2335-2279 a.C.), estese il proprio dominio ai territori sumeri e unificò l'intera Mesopotamia. Restano poche testimonianze dell'arte di quest'epoca, caratterizzata da grande finezza tecnica e vigore espressivo. Nelle città accadiche come Sippar, Assur, Eshnuna, Tell Brak, e nella capitale Akkad (la cui ubicazione è tuttora ignota), il palazzo divenne più importante del tempio. Una magnifica testa in rame proveniente da Ninive (Museo iracheno), che probabilmente rappresenta Naram-Sin (in carica nel 2255-2218 a.C.), nipote di Sargon, enfatizza la nobiltà del re, venerato come semidio. Naram-Sin compare anche su una stele in calcare (conservata al Louvre) che celebra una delle sue vittorie. Il condottiero indossa un elmo simboleggiante la sua natura celeste, ma qui, a differenza della stele di Enneatum, il merito del trionfo non spetta alle divinità, la cui presenza è solo accennata dal sole e dalle stelle che splendono oltre un picco. Il movimento ritmico dell'avanzata dell'armata trionfante lungo la montagna, con i nemici che rotolano a valle, si adatta perfettamente alla forma della pietra.

Le innovazioni più significative introdotte dagli accadi riguardarono l'intaglio dei minuscoli sigilli che rappresentavano con estrema minuzia scene mitologiche: dei ed eroi che, alla guida di carri, lottavano con le fiere e uccidevano mostri. Un tema nuovo fu anche quello della 'presentazione': un intermediario o una divinità personale presentava qualcuno a un dio più importante seduto in trono. Alcune delle scene raffigurate sui sigilli accadici sono state identificate con storie dell'epopea di Gilgamesh, mentre altre rimangono indecifrabili.

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