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Chimica inorganica Branca della chimica che studia le reazioni e le proprietà degli elementi chimici e dei loro composti, tranne che di quelli in cui il carbonio compare nella sua forma tetravalente, oggetto invece della chimica organica. Ricadono dunque fra le sostanze studiate in chimica inorganica anche gli ossidi di carbonio, i carbonati, i carburi e i cianuri.
Si può far risalire la nascita della chimica inorganica agli studi ed esperimenti degli alchimisti arabi, che svilupparono la chimica (chyméya) egiziana e persiana. Essi credevano alla trasmutazione dei metalli in oro e ritenevano che esistesse una polvere (al-iksir, elixir), di cui cercavano la composizione, responsabile di compiere tale trasformazione. Avevano una loro teoria dei metalli, mutuata dalla fisica aristotelica, secondo la quale tutti i metalli sarebbero stati composti speciali di mercurio e zolfo, simili agli elementi comuni, ma non isolabili chimicamente. La relativa semplicità dei composti inorganici ne fece l'oggetto di studio degli scienziati che per primi indagarono le sostanze presenti in natura e le loro trasformazioni. La nascita della chimica moderna, nel Settecento, prese spunto proprio dallo studio delle sostanze aeriformi e dalla scoperta dei gas, benché tali lavori risentissero della mancanza di un metodo e di mezzi inadeguati. Fu Antoine-Laurent Lavoisier, nella seconda metà del Settecento, a introdurre nella chimica il metodo scientifico e la necessità di determinazioni quantitative: grazie a questo metodo divenne possibile, nella prima metà dell'Ottocento, la determinazione della composizione di numerosi composti inorganici e delle leggi fondamentali che regolano le combinazioni chimiche. Benché l'interesse scientifico si fosse concentrato soprattutto nel settore della chimica organica, nella seconda metà dell'Ottocento vennero conseguiti numerosi risultati importanti anche nel campo della chimica inorganica: studi degli effetti della luce sull'argento posero le premesse per la nascita della fotografia; la comprensione e definizione della fertilità dei terreni in termini chimici e la sperimentazione di concimi minerali mostrarono l'importanza degli elementi inorganici anche in chimica agraria, grazie al lavoro del chimico tedesco Justus von Liebig. In questo periodo la chimica inorganica si affermò soprattutto come studio della struttura dei metalli e delle loro leghe, anche a causa dell'impulso proveniente dall'industria metallurgica, che ne fece uso per la produzione di alluminio, acciaio, leghe e metalli meno comuni. La metallografia, nata a opera dell'ingegnere metallurgico francese Floris Osmond, fornì, con l'analisi microscopica e termica, i mezzi per distinguere i metalli puri dalle leghe, e analizzare e migliorare processi come la tempera, la ricottura e il rinvenimento.
Dopo aver vissuto all'ombra della chimica organica e della chimica fisica nel periodo a cavallo fra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, la chimica inorganica è tornata ad attrarre l'attenzione degli studiosi, che si sono impegnati in ricerche su composti particolari, fra i quali i più interessanti sono i composti organometallici, sostanze formate da un atomo di metallo legato a un gruppo organico o a molecole neutre, quali l'acqua o l'ammoniaca. Lo studio di questi composti e delle loro proprietà chimiche e fisiche ha condotto alla definizione della classe dei composti di coordinazione – sostanze dalla complessa struttura geometrica che sfugge all'usuale concetto di valenza – e alla sintesi di nuovi catalizzatori. Anche il fosforo e il boro, elemento che mostra caratteristiche affini a quelle del carbonio, sono stati studiati con attenzione, specie i composti di quest'ultimo con l'idrogeno, per le loro strutture vicine a quelle degli idrocarburi. Di recente scoperta sono altre interessanti strutture: i clusters o strutture a grappolo, aggregati di metalli in architetture complesse, e gli ossidi misti, composti di base dei materiali ceramici con caratteristiche superconduttrici a basse temperature, utilizzati largamente nella costruzione di magneti superconduttori (vedi Scienza e tecnologia dei materiali).
La chimica inorganica comprende lo studio di argomenti e concetti generali e fondamentali della chimica, come le leggi di base, la classificazione e le proprietà degli elementi , la nomenclatura dei composti, la caratterizzazione degli stati delle sostanze e della loro trasformazione (ossidazione, ionizzazione, reattività ecc.), la determinazione delle proprietà delle soluzioni e dei diversi stati di aggregazione, nonché interi capitoli dell'evoluzione della conoscenza scientifica, quali la teoria atomica e la teoria cinetica dei gas. Lo studio del comportamento chimico degli elementi e dei composti inorganici ha portato alla scoperta di un'ampia varietà di tecniche di sintesi e alla definizione di nuove classi di sostanze inorganiche. La chimica inorganica moderna è dunque una materia estremamente eterogenea, che da un lato si occupa della definizione di composti e materiali innovativi, che trovano ampia applicazione in diversi settori dell'industria, e dall'altro assume un carattere più teorico, nell'ambito della comprensione e spiegazione di strutture e legami particolari e complessi. I risultati ottenuti in questi settori, inoltre, trovano spesso utilizzo e applicazione anche nelle ricerca medica e biologica.
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