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Fantascienza (letteratura)

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Introduzione

Fantascienza (letteratura) Genere letterario in cui sono rappresentati in chiave fantastica gli effetti dello sviluppo scientifico e tecnologico sul futuro della Terra e più in generale dell’universo. Le costanti del genere fantascientifico sono intrecci costruiti su scoperte o ipotesi scientifiche; l’ambientazione nel futuro o in mondi diversi con viaggi nel tempo e nello spazio; minacce atomiche; guerre interplanetarie; prefigurazione di possibili scenari creati con l’impiego di sistemi tecnologici già esistenti o immaginari; aperture sulla fine del mondo (già presenti dall’Ottocento).

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Le origini

Affondando le radici nella dimensione fantastica della letteratura, la fantascienza esprime il mutare dell’atteggiamento dell’uomo nei confronti del tempo e dello spazio: Dedalo e il mito del volo; la Storia vera di Luciano (II secolo d.C.), che narra di viaggi sulla Luna e battaglie extraterrestri; le fantasie di Ariosto (Astolfo sulla Luna); le avventure lunari di Keplero, di William Godwin e di Cyrano de Bergerac. Altra tenue radice è quella della tradizione utopica da Platone a Thomas More (Utopia, 1516). Ci sono poi I viaggi di Gulliver (1726) di Jonathan Swift, che anticipano i satelliti di Marte, e i romanzi filosofici avveniristici di Voltaire.

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I padri

Il romanzo scientifico, nato nell’Ottocento, presuppone la rivoluzione industriale e gli sviluppi della scienza e della tecnologia. I testi che anticipano la fantascienza sono quelli di Mary Shelley e di Edgar Allan Poe. Quando Mary Shelley pubblicò Frankenstein, nel 1818, introducendo la fortunata figura dello “scienziato pazzo”, la fantascienza non aveva ancora un nome e quindi nemmeno lo status di genere letterario. Poe combinò nei suoi racconti scienza e nozioni che, travalicandola, si spingono in una dimensione metafisica.

Veri e propri padri della fantascienza sono Jules Verne e Herbert George Wells. Verne creò una narrativa poco problematica ma ottimisticamente ricca di invenzioni, e la sua fortuna accompagnò la fiducia nel progresso (Ventimila leghe sotto i mari, 1870; Viaggio al centro della terra, 1864). Più impegnativi, oltre che inquieti, sono i romanzi di Wells (La macchina del tempo, 1895; I primi uomini sulla luna, 1901). Altri importanti autori sul finire del secolo sono lo statunitense Edward Bellamy (Guardando indietro: 2000-1887, 1888), interessato all’evoluzione sociale, Samuel Butler (Erewhon, 1872), Robert Louis Stevenson (Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mr. Hyde, 1886), Henry Rider Haggard (She, 1886).

Il termine inglese science fiction (tradotto con “fantascienza”) venne impiegato negli Stati Uniti attorno al 1910 per indicare la narrativa di evasione, modellata su Bellamy, Wells, Verne e adattata ai modi del feuilleton ottocentesco, col proliferare di riviste popolari su temi avveniristici.

La narrativa fantascientifica nacque a pieno titolo nel 1926, quando lo statunitense Hugo Gernsback fondò la rivista specializzata “Amazing Stories” (“Storie sorprendenti”). I primi decenni del Novecento, in cui il genere fantascientifico si afferma anche in campo cinematografico, registrano in campo letterario opere molto riuscite, come Abisso lunare (1918) di Abraham Merritt, R.U.R. (1921, di Karel Čapek, l’inventore della parola “robot”) o come i romanzi che ipotizzano fantastici scenari politico-sociali, di cui due esempi celebri sono Il mondo nuovo (1932) di Aldous Huxley e 1984 (1949) di George Orwell.

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La diffusione del genere

Il periodo aureo della fantascienza si sviluppò a partire dagli anni Quaranta con opere destinate a diventare grandi “classici” del genere: Le verdi colline della Terra (1951) e Straniero in terra straniera (1961) di Robert Heinlein; Io, robot (1950) e il ciclo di Fondazione (1951-1953) del prolifico (200 titoli) Isaac Asimov; Cronache marziane (1950) e Fahrenheit 451 (1953; famoso anche il film che ne trasse François Truffaut nel 1966) di Ray Bradbury; il fortunatissimo Non-A (1945) di Alfred Van Vogt; La sentinella (1951; divenne anche un classico del cinema di fantascienza con la trasposizione di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio, 1968) dell’astronomo inglese Arthur C. Clarke; La svastica sul Sole (1962) e Ubik (1969) di Philip K. Dick; I reietti dell’altro pianeta (1974) di Ursula Le Guin.

Un posto a sé occupa Kurt Vonnegut (Le sirene di Titano, 1959; Cronosisma, 1997), nella cui opera l’elemento fantascientifico si mescola con un’aspra vena satirica, per svolgere un’amara critica della società americana e del mito del progresso che segna la storia dell’Occidente.

Nel secondo dopoguerra il genere fantascientifico ebbe importanti interpreti anche fra gli scrittori sovietici, sorretti in genere da solida cultura scientifica, come Aleksander Belaev, Ivan Efremov (La nebulosa di Andromeda, 1958), Arkadij e Boris Strugackij. Un maestro del genere è il polacco Stanislaw Lem (Solaris, 1961; celebre la versione cinematografica di Andrej Tarkovskij). In Italia, attenzione alla fantascienza mostrarono grandi scrittori come Italo Calvino e Tommaso Landolfi.

Due eventi di portata mondiale diedero credibilità agli scenari ipotizzati dalla letteratura fantascientifica: l’esplosione della bomba atomica nell’agosto del 1945 e lo sbarco sulla Luna il 20 luglio del 1969. A questi si aggiunsero nel 1976 l’atterraggio su Marte della prima navicella spaziale, capace di trasmettere sulla Terra fotografie di quel pianeta, e nel 1980 la missione del Voyager 1 che ci ha fornito immagini di Saturno. Oggi, con la diffusione del computer e del World Wide Web, sono altre le suggestioni che giungono dalla fantascienza, in particolare da quella statunitense: autori come William Gibson, Bruce Sterling e Neal Stephenson narrano il mondo della realtà virtuale e delle possibili connessioni uomo-macchina.

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