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Introduzione; Asfissia; Arresto cardiaco; Emorragie gravi; Avvelenamento; Ustioni; Colpo di calore e colpo di sole; Svenimento e coma; Distorsioni e fratture; Punture di insetti e morsi di animali
Pronto soccorso Insieme delle misure di emergenza tese ad assistere la vittima di malattie improvvise o di infortuni, finché non è disponibile una terapia qualificata. Scopo del pronto soccorso è alleviare il dolore e l’ansia della vittima e impedire l’aggravamento delle sue condizioni. Nei casi estremi, il pronto soccorso può essere necessario per prevenire il decesso prima dell’arrivo dell’assistenza medica. Le misure di pronto soccorso variano in base alle necessità della vittima e alle conoscenze specifiche e all’abilità del soccorritore. La consapevolezza di ciò che non si deve fare in un’emergenza è importante tanto quanto la conoscenza delle corrette misure d’intervento: una misura di pronto soccorso errata, infatti, può causare gravi complicazioni. Nonostante la grande varietà di possibili lesioni, alcuni principi generali di pronto soccorso si possono applicare in tutte le emergenze: 1. Evitare il panico e la fretta eccessiva. 2. A meno che la posizione non la esponga a un ulteriore immediato pericolo, la vittima non deve essere spostata finché non venga determinata la natura della lesione; se il soccorritore ha competenza di pronto soccorso, può esaminare la vittima alla ricerca di ferite, ustioni o fratture; se la vittima è cosciente, è importante rassicurarla circa l’arrivo dei soccorsi medici. La testa della vittima deve essere lasciata a livello del corpo, a meno che non si presentino difficoltà respiratorie; se non vi sono lesioni al capo e alla spina dorsale, è possibile sollevare lievemente la testa e le spalle della vittima per metterla in una posizione più comoda. In caso di vomito, è possibile girare la testa su un lato; non bisogna mai somministrare liquidi a un soggetto incosciente. 3. È indispensabile fornire soccorso immediato in casi di estrema emergenza, come asfissia, grave emorragia e avvelenamento, per impedire il decesso; qualunque sia la lesione, nei casi gravi è necessario proteggere la vittima dallo shock, cioè dalla depressione di molte funzioni dell’organismo dovuta a insufficiente circolazione del sangue. I sintomi dello shock sono: pallore del volto, labbra bluastre, polso debole ma rapido, respirazione superficiale e nausea. È possibile che questi sintomi non siano immediatamente evidenti, poiché lo shock può presentarsi anche diverse ore dopo un incidente. Per evitare lo shock, che può causare la morte, è necessario tenere la vittima al caldo, usando coperte o cappotti se necessario, per mantenere una temperatura corporea normale. In assenza di lesioni addominali è possibile somministrare bevande calde a piccoli sorsi (ad esempio, latte o brodo). Non somministrare mai farmaci stimolanti e bevande alcoliche. Le emergenze che più spesso richiedono interventi di pronto soccorso sono asfissia, arresto cardiaco, emorragie gravi, avvelenamenti, ustioni, colpo di sole e colpo di calore, svenimento e coma, distorsioni e fratture, punture di insetti e morsi di animali. Esse vengono esaminate qui di seguito.
Quando si verifica una condizione di asfissia, l’aria non riesce a raggiungere i polmoni e, pertanto, il sangue non viene rifornito di ossigeno. Fra le cause di asfissia vi sono: annegamento, avvelenamento da gas, sovradosaggio di narcotici, elettrocuzione (cioè passaggio di corrente elettrica attraverso il corpo), soffocamento e strangolamento. Dopo che il soggetto ha smesso di respirare, il cuore non cessa di battere immediatamente; tuttavia, per prevenire danni cerebrali irreparabili causati dalla mancanza di ossigeno (anossia), è necessario iniziare immediatamente la respirazione artificiale. In caso contrario, la maggior parte delle persone muore entro 4-6 minuti dopo aver smesso di respirare. Sebbene siano state proposte molte forme di rianimazione, il metodo più pratico è quello della respirazione bocca a bocca, in cui il soccorritore insuffla con forza aria nei polmoni della vittima. Una volta iniziata, la respirazione artificiale non deve essere interrotta finché la vittima non riprenda a respirare oppure un medico ne dichiari la morte. Se la vittima riprende a respirare spontaneamente, non deve essere spostata fino all’arrivo del medico. Nei casi di asfissia da annegamento, la respirazione artificiale deve essere tentata anche se la vittima è apparentemente morta da diversi minuti: infatti, vi sono parecchi casi di persone rimaste sommerse per oltre 30 minuti, con colorito cianotico, e che tuttavia hanno reagito agli sforzi per rianimarle, riprendendosi senza riportare danni cerebrali. In caso di asfissia per soffocamento da corpi estranei, per liberare le vie respiratorie è possibile eseguire la manovra di Heimlich; occorrerà prestare attenzione a non applicare troppa pressione alla gabbia toracica, per non rompere le costole (soprattutto nei bambini e negli anziani).
In caso di arresto cardiaco, ossia di interruzione dell’attività di contrazione del cuore, per ripristinare il battito cardiaco si può mettere in atto la rianimazione cardiopolmonare. Le manovre che si applicano sono, almeno in parte, le stesse dell’asfissia. Il sintomo più evidente dell’arresto cardiaco è l’assenza del polso dell’arteria carotidea (se ne verifica la presenza appoggiando le dita nell’incavo fra la trachea e i muscoli del collo). È necessario eseguire un massaggio cardiaco esterno per mantenere la circolazione del sangue, combinato con la tecnica della respirazione bocca a bocca. La vittima va posta in posizione sdraiata sulla schiena, collocandola su una superficie rigida; bisogna liberare le vie respiratorie da qualunque materiale le ostruisca. Per l’effettuazione del massaggio, il soccorritore si inginocchia vicino alla vittima, appoggiando le mani subito sotto il suo sterno, con i gomiti vicini e le braccia distese. Lo sterno va premuto con decisione facendolo rientrare di circa 5 cm, costringendo così il sangue a uscire dal cuore e a circolare nelle arterie. Quando si allenta la pressione, il sangue affluisce nel cuore. La velocità consigliata è di circa 80 compressioni al minuto. Ogni cinque compressioni si deve eseguire la respirazione bocca a bocca; per questo motivo è opportuno che i soccorritori siano due. Se il soccorritore è da solo deve eseguire due insufflazioni bocca a bocca ogni 15 compressioni. Anche il massaggio cardiaco, come la respirazione bocca a bocca, non va mai interrotto fino all’arrivo del personale specializzato, a meno che il cuore non riprenda a battere spontaneamente (controllare il polso).
Il sangue che fuoriesce abbondante o a getti è un segno inconfondibile di emorragia grave. La presenza di sangue su una vasta area del corpo del paziente, invece, non indica necessariamente emorragia: infatti, il sangue potrebbe essere fuoriuscito da piccole ferite multiple, dando nel complesso l’impressione di una grave perdita di sangue. La velocità a cui si perde il sangue dipende dalle dimensioni e dal tipo di vaso sanguigno rotto. L’emorragia arteriosa si distingue perché il sangue fuoriesce a fiotti (spinto dal cuore), mentre nell’emorragia venosa il sangue esce a flusso continuo, più lentamente. Il colore del sangue arterioso è rosso vivo, mentre quello venoso è rosso scuro: spesso, però, nel corso di un’emorragia è difficile distinguerli. In caso di rottura di una grande arteria, la vittima può morire dissanguata in un minuto. Le emorragie venose e delle piccole arterie hanno un tempo limite meno breve, ma se non trattate possono comunque essere fatali. Una conseguenza grave delle forti perdite di sangue è lo shock, da tenere sotto controllo non appena l’emorragia è stata bloccata. Il metodo preferenziale per bloccare un’emorragia consiste nell’applicare una pressione direttamente sulla ferita e sollevare la parte sanguinante, possibilmente al di sopra del livello del cuore. Questa procedura è utile soprattutto nelle rotture dei vasi piccoli o di media grandezza. Risulta utile applicare una compressa di garza sterile o un panno pulito direttamente sulla ferita, bloccandola saldamente. Le fasciature intrise di sangue non vanno tolte, ma eventualmente rafforzate con altri strati. Se non è disponibile materiale di medicazione o se la vittima perde rapidamente sangue da un arto, è possibile applicare la pressione sull’arteria che trasporta il sangue verso la ferita, in un punto particolare detto punto di compressione o punto di arresto pressorio, dove l’arteria passa abbastanza superficialmente da permettere di comprimerla contro l’osso sottostante. Il principale punto di compressione sull’arteria brachiale, che rifornisce di sangue l’arto superiore, si trova più o meno a metà fra il gomito e l’ascella, sulla parte interna del braccio. Per bloccare una grave emorragia da una ferita alla mano o all’avambraccio, occorre afferrare con forza il braccio fra il pollice e l’indice, premendo sul punto di compressione. Il principale punto di compressione sull’arteria femorale, che porta il sangue all’arto inferiore, si trova nella piega dell’inguine, dove l’arteria passa sopra la testa del femore. Premendo con forza con la mano o il pugno su questo punto si blocca l’emorragia della gamba. I due rami arteriosi che riforniscono di sangue il capo sono le arterie carotidi e temporali; per interrompere un’emorragia del volto bisogna premere con il fianco della mano contro la parte inferiore della mandibola, a un paio di centimetri dall’angolo della mandibola stessa. Le emorragie della testa al di sopra degli occhi possono essere controllate premendo subito davanti all’orecchio.
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