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Filosofia greca Insieme delle riflessioni filosofiche fiorite nella Grecia antica. Tradizionalmente, la filosofia greca è ritenuta la fonte di tutta la successiva speculazione occidentale. Di rilievo è la questione dell’origine della filosofia, questione che sta alla base di qualsiasi trattazione dell’oggetto della filosofia stessa. La filosofia non nasce improvvisamente: il nuovo atteggiamento emerge gradualmente da tradizioni culturali e religiose precedenti. Il formarsi di una mentalità scientifico-filosofica è collegato allo sviluppo di ruoli sociali diversificati. Questa ipotesi insiste sulle condizioni sociali e materiali che hanno reso necessaria la comparsa sulla scena sociale del filosofo, mentre altre ricerche focalizzano l’attenzione sull’irrazionale, ricollegando la tematica filosofica al mito e alla teologia.
Una lunga tradizione, che risale ad Aristotele, riconosce nei pensatori greci vissuti fra il VII e il VI secolo a.C., nella città ionica di Mileto in Asia Minore, gli iniziatori della filosofia.
La scuola ionica o scuola di Mileto impostò per prima la ricerca dell’arché, ossia del principio di tutte le cose, avviando un’indagine che si emancipò via via da elementi mitici e che diede origine a un primo tentativo di spiegazione della realtà, intesa globalmente come “natura” (physis), in termini razionali. Talete di Mileto identificò nell’acqua il principio originario della natura; una concezione più elaborata fu quella di Anassimandro, secondo il quale il principio è una sostanza eterna e infinita (ápeiron) che si trasforma incessantemente originando tutte le cose. A proposito della ricerca di questi pensatori, fra i quali si deve ricordare anche Anassimene, si è parlato di “naturalismo ionico”, in quanto essi tentarono di ricondurre tutti i fenomeni a un principio naturale, senza postulare l’esistenza di entità divine.
Nel V secolo a.C., ai naturalisti si riallacceranno Empedocle di Agrigento, che teorizzò la dottrina dei quattro elementi o “radici” dell’essere: la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco; Anassagora di Clazomene, che ipotizzò l’esistenza di “semi” di tutte le cose, infiniti e infinitamente divisibili; questi, secondo Anassagora, sarebbero combinati da una mente divina, il nous; Democrito di Abdera, che identificò i principi della realtà negli atomi, concepiti come i minimi punti di consistenza della materia, infiniti di numero e indivisibili. Questi filosofi furono anche denominati “fisici pluralisti”, poiché diversamente dai filosofi monisti della scuola ionica ricondussero il reale a una pluralità di principi primi.
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