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Psicoterapia

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3.2

Alfred Adler

Anche Alfred Adler dissentì da Freud sul ruolo degli istinti sessuali nell’origine del comportamento. Egli riteneva che la condizione del bambino piccolo e bisognoso di aiuto comporta sentimenti di inferiorità, ai quali alcune persone reagiscono sforzandosi di raggiungere la superiorità sulle altre. Questa ricerca di potere è in contrasto con ciò che Adler chiamò “interesse sociale”, vale a dire la possibilità di provare simpatia e di identificarsi con le altre persone.

Secondo Adler, i disturbi mentali dipendono da un modo di vivere inautentico, in quanto basato su opinioni e obiettivi erronei in forza dei quali non si può sviluppare un sano interesse sociale. Ruolo del terapeuta è quello di rieducare il paziente, portandolo a riconoscere l’incongruenza delle proprie scelte e a sviluppare maggiormente il proprio interesse sociale.

3.3

Erich Fromm, Karen Horney ed Erik Erikson

Questi tre autori, tutti emigrati dalla Germania nazista negli Stati Uniti dopo il 1930, formarono il cosiddetto “gruppo neofreudiano” che, al contrario di Freud, ha sottolineato il ruolo delle componenti sociali e culturali nella formazione della personalità.

Erich Fromm era convinto che l’uomo non ha solo bisogni fisiologici, ma anche quello di dare un senso alla propria relazione con il mondo e con se stesso. Se questa necessità resta insoddisfatta l’individuo prova un profondo senso di solitudine e di isolamento. Per Fromm la salute mentale non sussiste senza legami emotivi e spirituali, senza un orientamento morale e una inclinazione a dedicarsi a uno scopo. L’obiettivo della psicoterapia è quindi quello di orientare l’individuo, di permettergli di trovare le proprie radici e di recuperare la sicurezza attraverso le relazioni con gli altri, pur nel mantenimento della propria individualità.

Secondo Karen Horney, le condizioni culturali sono determinanti in molti conflitti nevrotici. L’io tende per natura a maturare e a realizzarsi, e la nevrosi si manifesta solo se nel bambino questa tendenza viene ostacolata dall’ambiente. Horney pone al centro del processo di sviluppo il sentimento di sicurezza, non l’appagamento di impulsi sessuali o aggressivi. Il bambino prova un’ansia fondamentale per il fatto di essere piccolo e indifeso in un ambiente in cui è difficile destreggiarsi. In certi casi, i primi rapporti possono aggravare il sentimento di insicurezza del bambino. Horney, pur non rifiutando il metodo della libera associazione né le teorie freudiane delle pulsioni inconsce, modifica la tecnica psicoanalitica sostenendo che l’aspetto più importante è osservare le reazioni emotive del paziente durante il trattamento e analizzare gli effetti della nevrosi nel presente, non tanto la loro origine nell’infanzia.

Anche Erik Erikson, come Horney, attribuiva molta importanza ai fattori socioculturali e riteneva che l’essere umano fosse in grado di crescere e modificarsi in ogni fase della vita, grazie all’azione dell’Io, una struttura psichica in grado di svilupparsi in interazione con l’ambiente per tutto l’arco della vita. Se questo non accade, attraverso la terapia la persona può ancora acquisire la fiducia e la sicurezza di base, necessarie a un Io sano. Nell’analisi dei bambini Erikson ha sviluppato la tecnica del gioco, già introdotta da Melanie Klein, che corrisponde all’uso dell’immaginazione per sperimentare possibilità di adattamento al mondo, per comunicare emozioni, per ricostruire situazioni passate o ideare situazioni future e per stimolare il sorgere di nuovi modelli di esistenza.

4

Psicoterapia umanistica

Nata in contrapposizione alla psicoanalisi, la psicoterapia umanistica si basa su una concezione dell’essere umano che ne sottolinea le potenzialità positive.

4.1

Carl Rogers

La principale tra le psicoterapie umanistiche è la terapia “centrata sul cliente” dello psicologo statunitense Carl Rogers, il quale ha sempre utilizzato la parola “cliente”, anziché “paziente”, per sottolineare la natura non medica del suo trattamento.

Per Rogers gli esseri umani, come tutti gli altri organismi viventi, sono guidati da una tendenza innata a salvaguardarsi e ad accrescersi e, quindi, a maturare e ad arricchire la propria vita. Secondo Rogers, in ogni persona sono presenti le capacità di comprendere se stessi e di cambiare in modo costruttivo. La psicoterapia promuove tali capacità e consente di esprimerle con l’aiuto di un terapeuta dotato di qualità particolari. Rogers ha attribuito, infatti, maggiore importanza alle caratteristiche personali del terapeuta piuttosto che alle sue capacità e alla sua formazione tecnica. Caratteristica fondamentale è l’empatia, cioè il saper ascoltare con attenzione e sensibilità quanto il cliente dice e prova; il terapeuta deve mantenere inoltre un atteggiamento incondizionatamente positivo verso il cliente, senza per questo essere falso o compiacente.

Rogers ha descritto il processo terapeutico come la possibilità da parte del cliente di fare propri gli atteggiamenti del terapeuta. Dal momento che il terapeuta lo ascolta, il cliente impara ad ascoltare anche i pensieri e i sentimenti che più lo spaventano, cosa che rende possibile la crescita e il cambiamento.

4.2

Terapia della Gestalt

La terapia della Gestalt costituisce un altro approccio di tipo umanista, sviluppato da Frederick Perls, secondo cui il livello di civilizzazione della società moderna produce inevitabilmente un’ansia nevrotica nell’individuo, dal momento che lo costringe a reprimere i propri desideri naturali e quindi frustra la sua innata tendenza ad adattarsi biologicamente e psicologicamente all’ambiente fino a formare con esso una globalità armonica. Il comportamento patologico è l’effetto di una vita mancante di spontaneità, in cui si tenta di essere ciò che non si è.

L’obiettivo della terapia gestaltista è di aumentare la consapevolezza del modo in cui ognuno è causa della propria infelicità. Di solito ci si focalizza solo su una parte dell’esperienza, cioè sulla figura in primo piano e si tralascia lo sfondo della figura. Perls riteneva che le persone dovessero percepire la totalità. Egli formulò, quindi, una serie di esercizi mentali volti a incrementare la consapevolezza delle persone rispetto a emozioni, desideri, bisogni repressi, stimoli fisici e psicologici presenti nell’ambiente. La psicoterapia gestaltista viene condotta a livello individuale o in gruppo, di solito una volta alla settimana per circa due anni.

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