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Psicoterapia

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Terapia del comportamento

A differenza della maggior parte delle altre psicoterapie, quella comportamentale non si basa su una teoria della nevrosi, ma costituisce piuttosto l’applicazione dei metodi della psicologia sperimentale al problema della persona che richiede il trattamento. I terapeuti comportamentali non sono interessati a scoprire forze psicologiche sottostanti i sintomi, ma si focalizzano sui comportamenti che procurano disagio ai loro pazienti. Secondo tale impostazione, qualsiasi comportamento, normale o patologico, viene appreso in base ad alcune leggi specifiche, che sono state accuratamente studiate, ad esempio da Ivan Pavlov e da Burrhus Frederic Skinner. La terapia si basa sul principio che i comportamenti problematici possano essere corretti grazie alle stesse leggi con cui sono stati appresi.

La tecnica terapeutica prevede un periodo iniziale in cui il terapeuta studia in modo accurato le caratteristiche del problema in questione e tutti gli aspetti collaterali, senza inferire cause o cercare significati nascosti, ma con particolare attenzione ai fenomeni che possono essere osservati e misurati. Sulla base di questo momento di valutazione iniziale (assessment comportamentale) vengono formulate ipotesi riguardo alle circostanze che possono aver determinato e mantenuto il problema. Si mettono a punto, quindi, tecniche volte a modificare tali circostanze e si osservano, infine, i risultati in termini di cambiamento.

5.1

Desensibilizzazione sistematica

Sviluppata dallo psichiatra sudafricano Joseph Wolpe, la desensibilizzazione sistematica è la tecnica più consolidata nel tempo e più utilizzata dai terapeuti comportamentali. Viene usata soprattutto per il trattamento delle fobie e consiste nel condurre il cliente, attraverso il rilassamento graduale, ad affrontare la situazione o gli oggetti temuti.

5.2

Psicoterapia cognitiva

Recentemente, la terapia comportamentale ha cominciato a considerare maggiormente l’influenza del pensiero sul comportamento, stimolata da alcuni autori, tra i quali il canadese Albert Bandura. La terapia cognitivo-comportamentale identifica la causa dei problemi presentati dal paziente nelle credenze e abitudini cognitive erronee e cerca di modificarle avvalendosi di tecniche comportamentali.

Altri approcci sono stati formulati da terapeuti di formazione psicoanalitica, che si sono poi distaccati dalla psicoanalisi non ritenendola idonea al trattamento. La prima in ordine di tempo è la “terapia razionale emotiva” (RET) di Albert Ellis, uno psicologo statunitense che ritiene che alla base dei disturbi emotivi vi sono credenze irrazionali e pensieri illogici. Questo tipo di trattamento mira a portare il paziente a riconoscere l’irrazionalità delle proprie convinzioni e a sostituirle con pensieri ed emozioni più adeguati.

Una tecnica simile, che si è rivelata molto promettente nel trattamento della depressione, è stata formulata dallo psicologo statunitense Aaron Beck, secondo il quale la persona depressa tende ad avere una visione negativa di sé, quindi interpreta negativamente le proprie esperienze e concepisce il futuro senza alcuna speranza. Queste credenze costituiscono la base del pensiero distorto. La tecnica di trattamento è focalizzata sulla correzione delle convinzioni erronee, senza cercarne le cause nel passato.

6

Psicoterapia di gruppo

La psicoterapia di gruppo nacque in Europa e negli Stati Uniti nella prima metà del XX secolo. Con tale termine oggi ci si riferisce alle modalità con cui la terapia si svolge e non a una tecnica specifica: questa può essere mutuata da diverse teorie come la psicoanalisi, la psicologia della Gestalt ecc. La principale fonte di cura e cambiamento è costituita dalle relazioni tra i membri del gruppo, che il terapeuta incoraggia e guida.

6.1

Psicoterapia familiare

La psicoterapia della famiglia costituisce un tipo particolare di trattamento di gruppo. L’analista austriaco Alfred Adler aveva già lavorato con le famiglie dei propri pazienti negli anni Trenta, ma solo negli anni Cinquanta nacquero forme di trattamento dirette all’intera famiglia anziché ai singoli individui. L’idea sottesa a questo tipo di trattamento è che il soggetto portatore di un problema psicologico sia espressione di un disagio più vasto, che comprende tutta quanta la famiglia. Piuttosto che analizzare i conflitti individuali, i terapeuti della famiglia cercano di modificare e migliorare le relazioni tra i vari membri.

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