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Honduras

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Honduras: bandiera e innoHonduras: bandiera e inno
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7

Storia

Durante il I millennio d.C. la parte occidentale del paese fu una delle culle della grande civiltà maya; lo splendore delle rovine di Copán testimonia lo sviluppo raggiunto dalle comunità della regione. L’impero dei maya era già in declino quando il paese fu raggiunto da Cristoforo Colombo durante il suo quarto viaggio, nel 1502. A quel tempo le regioni costiere erano abitate da popolazioni caribiche (vedi Caribi) che, in seguito alla conquista spagnola, furono decimate soprattutto da malattie introdotte nel paese dagli europei.

7.1

La colonizzazione spagnola

La conquista dell’Honduras ebbe inizio nel 1524 e si svolse nell’ambito degli aspri conflitti scoppiati tra i diversi conquistadores spagnoli che si contendevano il controllo di Messico, Panamá e Hispaniola. Hernán Cortés, il conquistatore del Messico, giunse nel paese nel 1525 per avanzare rivendicazioni sulla regione che, dopo la scoperta di giacimenti auriferi, diventò un centro di intrighi e contese che si protrassero fino al 1539, anno in cui Pedro de Alvarado, luogotenente di Cortés in Guatemala, prevalse sugli avversari. Nello stesso anno la regione fu annessa alla capitaneria del Guatemala e con essa passò alle dipendenze dell’Audiencia de los confines, il territorio che comprendeva l’intera America centrale da Tabasco, in Messico, sino a Panamá.

Durante la maggior parte del periodo coloniale la capitale del paese fu Comayagua, fondata nel 1540, anche se la scoperta di giacimenti minerari nei pressi di Gracias nel 1544 fece di questa città la capitale dell’Audiencia. Verso la fine del periodo coloniale il primato di Comayagua fu soppiantato da Tegucigalpa, a sua volta al centro di attività minerarie. L’Honduras rimase tuttavia una provincia scarsamente popolata della capitaneria generale del Guatemala, parte del vicereame della Nuova Spagna, che basava la sua economia, oltre che sulle attività minerarie, su un’agricoltura di sussistenza. Il paese fu inoltre oggetto dei continui attacchi dei corsari e dei pirati britannici, francesi e olandesi, attirati dalle risorse minerarie e soprattutto dalla sua posizione strategica. Alla fine del XVII secolo gli inglesi rivendicarono il possesso della costa settentrionale dell’America centrale, al confine con il Nicaragua.

7.2

L’indipendenza

Come gli altri paesi dell’America centrale, anche l’Honduras aderì alla dichiarazione d’indipendenza dalla Spagna proclamata dal Guatemala il 15 settembre 1821 e, dal gennaio 1822 fino al 1823, fece parte dell’effimero impero messicano di Augustín de Itúrbide, poi della Federazione delle province unite dell’America centrale, dalla quale si staccò nel 1838 per dichiararsi indipendente. Dal 1839 il paese fu retto da diversi caudillos, tra i quali Francisco Ferrera, Juan Lindo e Santos Guardiola.

L’ultimo ventennio del XIX secolo fu caratterizzato da ripetuti tentativi di formare una federazione con i vicini Guatemala e Nicaragua. L’influenza del guatemalteco Barrios favorì la salita al potere del liberale Marco Aurelio Soto che, dal 1874 al 1883, condusse una politica progressista e democratica. Nel 1880 il trasferimento della capitale da Comayagua a Tegucigalpa rifletté tanto il trionfo dei liberali quanto il rinnovato interesse per l’industria mineraria, importante attrattiva di capitali stranieri. Sulla medesima linea proseguì il governo di Policarpo Bonilla, salito al potere nel 1894 e fautore, insieme a Nicaragua ed El Salvador, di una federazione che si sciolse nel 1898.

La politica honduregna di questo periodo attrasse investimenti esteri, e gli Stati Uniti intervennero massicciamente nel paese, sia in campo minerario sia nella produzione agricola. Le compagnie americane, tra cui le potenti United Fruit Company e Standard Fruit Company, attraverso concessioni governative si impadronirono di vaste estensioni di terra destinandole soprattutto alla produzione delle banane, che divennero il principale prodotto di esportazione, controllando nel contempo il sistema dei trasporti e influendo pesantemente sulla politica locale.

7.3

L’influenza degli Stati Uniti

L’Honduras entrò così definitivamente nell’orbita degli Stati Uniti, la cui influenza investì non solo la sfera economica, ma anche quella politica. Lo sfruttamento intensivo delle risorse del territorio favorì gli investitori nordamericani e l’oligarchia locale, ma non la popolazione, che rimase afflitta da condizioni di grande miseria. Nel 1924 gli Stati Uniti intervennero direttamente nella disputa politica honduregna, inviando per la prima volta le loro truppe nel paese.

La crisi innescata dal crollo della borsa di Wall Street nel 1929 ebbe pesantissimi effetti sulle esportazioni delle banane, e il paese fu attraversato da forti scioperi duramente repressi dall’esercito. Nel 1933, con il beneplacito degli statunitensi, salì al potere Tiburcio Carías Andino, fondatore del Partito nazionale, il quale instaurò un regime dittatoriale e violento che sopravvisse attraverso elezioni fraudolente fino al 1949. A Carías successe uno dei suoi collaboratori, Juan Manuel Gálvez, promotore dell’entrata del paese nell’Organizzazione degli Stati dell’America centrale (1951). Negli anni Cinquanta l’Honduras fu però sconvolto dal susseguirsi di numerosi disordini sociali, culminati nell’imponente sciopero dei lavoratori agricoli nel 1954, cui la classe dirigente reagì con la ripresa di colpi di stato che, di fatto, impedirono la nascita di governi riformisti. Il potere restò così saldamente nelle mani di un’oligarchia soggetta agli Stati Uniti e responsabile, con l’appoggio di questi ultimi, del violento rovesciamento del governo riformista guatemalteco di Jacobo Arbenz Gúzman.

7.4

La dittatura militare

Nel 1957 con l’elezione di Ramón Villeda Morales fu restaurato il regime democratico. Durante il suo mandato, Villeda Morales promulgò una nuova Costituzione, favorì l’ingresso del paese nel Mercato comune centroamericano (MCCA) e avviò programmi di riforma agraria e scolastica. Le sue iniziative politiche ed economiche, cui si aggiunsero i timori dell’influenza della vicina rivoluzione cubana, favorirono un colpo di stato guidato dal colonnello Osvaldo López Arellano nel 1963. Questi rimase al governo per oltre un decennio, durante il quale la fragile struttura economica del paese risultò ulteriormente indebolita dal conflitto con El Salvador nel 1969 (conosciuto come “guerra del fútbol”) e da un violento uragano, che nel 1974 causò gravissimi danni. Nel 1975 le forze armate favorirono l’ascesa al potere del colonnello Juan Alberto Melgar Castro che, dopo soli tre anni, fu rovesciato da un nuovo colpo di stato guidato dal generale Policarpo Paz García.

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