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Introduzione; La maschera nel teatro occidentale; Il costume nel teatro occidentale; La maschera e il costume nel teatro orientale
Costumi e maschere teatrali Abiti e accessori utilizzati dagli attori nel corso della rappresentazione teatrale. La maschera è un camuffamento che copre totalmente o parzialmente il viso. Il costume è l'insieme di ciò che l'attore indossa in scena, e comprende quindi anche la maschera e il trucco (vedi Produzione degli spettacoli).
Nel teatro greco le maschere, di legno, sughero o tela di lino, erano modellate secondo tipologie fissate convenzionalmente, cosicché gli spettatori potessero individuare con facilità il ruolo del personaggio rappresentato; inoltre l'apertura della bocca era tale da amplificare la voce dell'attore. Nelle maschere tragiche i lineamenti del viso erano deformati, con bocche e occhi enormi, al fine di esprimere in modo palese ed esasperato i sentimenti dei personaggi. Elementi grotteschi e caricaturali caratterizzavano invece le maschere utilizzate nella commedia, che riproducevano volti di dèi, eroi ed esseri soprannaturali con la bocca contratta in un ghigno. L'impiego delle maschere nel teatro romano derivò sostanzialmente dalla tradizione drammaturgica greca. Nella pantomima la maschera dalla bocca chiusa era tratto caratterizzante in quanto i pantomimi dovevano esprimersi in silenzio unicamente attraverso il gesto e la danza. Nel Medioevo la maschera venne utilizzata per il proprio contenuto simbolico nelle rappresentazioni dei drammi liturgici, principalmente per caratterizzare le figure demoniache. Fu però il teatro profano a dare maggior spazio all'uso delle maschere, particolarmente negli spettacoli dei giullari, che spesso si mascheravano per conferire una connotazione caricaturale o animalesca ai propri personaggi, e nel mumming o Mummers’ Play, rappresentazione di corte tardomedievale diffusa in Inghilterra e in varie regioni europee. L'avvento della Commedia dell'Arte italiana nel Rinascimento rivitalizzò l'impiego della maschera. Gli attori della Commedia dell'Arte indossavano maschere che lasciavano scoperta la parte inferiore del volto, derivate dal teatro buffonesco dei mercati e delle fiere. Inizialmente ispirate a tratti caratterizzanti regionali e ai tic propri di alcune professioni, si fissarono gradatamente fino a suggerire alcuni tipi umani diffusi, spesso con esasperazioni comiche o grottesche. Fu così che il personaggio di Arlecchino, qualificato per la maschera e il costume, prese a simboleggiare il servo sciocco e ingenuo, Brighella il servitore scaltro e Pantalone il vecchio avaro e brontolone. Dal mumming derivò il masque che, insieme al ballo in maschera italiano e al ballet de cour francese, si diffuse largamente in epoca rinascimentale: gli spettacoli di questi generi, rappresentati sino al XVIII secolo, erano interpretati da personaggi che indossavano maschere e costumi sfarzosi. Nelle rappresentazioni drammatiche e liriche l'impiego delle maschere era invece del tutto escluso, se non dove fosse richiesto dalla trama, come ad esempio nella scena del ballo in Romeo e Giulietta di Shakespeare; ed era ammesso nella commedia solo per i ruoli comici. La maschera teatrale conobbe così un rapido declino, scomparendo del tutto nell'Ottocento con l'affermarsi dei principi del realismo e del naturalismo. Nel XX secolo si ebbe un parziale recupero nell'ambito di alcune teorie, secondo le quali la maschera stimolerebbe nell'attore maggiore libertà d'espressione gestuale e corporea, favorendo una recitazione antinaturalistica e surreale. Nel moderno teatro occidentale le maschere servono perlopiù per rappresentare in scena personaggi animali, anche se talvolta drammaturghi e coreografi utilizzano figure mascherate, come nell'opera Il grande Dio Brown (1926) del commediografo americano Eugene O'Neill.
Nel teatro greco il costume più frequentemente indossato dagli interpreti della tragedia era una lunga veste dalle maniche lunghe fino ai polsi detta syrma, mentre gli attori comici avevano un finto ventre imbottito e portavano una tunica corta dalla quale sporgeva un grosso fallo. Il costume, spesso confezionato con tessuti variopinti e riccamente decorati, era completato dai coturni, calzature con la suola molto alta chiuse con delle fibbie e, nelle rappresentazioni tragiche, dall'onkos, una particolare acconciatura. I personaggi stranieri erano caratterizzati da vesti più elaborate e realistiche, e gli dèi dalle proprie particolari insegne, come ad esempio i sandali alati per Ermes. Anche in relazione ai costumi, il teatro romano si ispirò largamente a quello greco. Nella tragedia venne però accentuato l'onkos e alzata la suola dei coturni, molto simili a trampoli. Nella commedia di stile e temi greci gli attori indossavano il pallium, termine latino che definiva il tipico abito greco, mentre il costume impiegato nella commedia di origine italica era la toga bianca, veste romana d'uso comune (da qui la denominazione dei due generi di commedia, fabula palliata e fabula togata).
Il dramma liturgico, sviluppatosi nel periodo tardomedievale, aveva contenuti religiosi e prevedeva in origine la partecipazione di interpreti ecclesiastici, abbigliati con vesti e paramenti sacri. L'inserimento di temi profani nel dramma favorì in un secondo momento l'evoluzione del costume in senso realistico. Gli attori si vestivano con abiti comuni, ricchi o modesti a seconda della loro condizione sociale: la conseguenza più frequente era il forte effetto di anacronismo che si produceva nelle rappresentazioni di vicende ambientate in epoca paleocristiana (vedi Miracolo, mistero e moralità). Caratteristica del costume teatrale in età rinascimentale fu la sontuosità; nel contempo, cominciò ad affermarsi l'esigenza di connotare storicamente o simbolicamente il vestiario degli attori. Si realizzarono così costumi che riprendevano modelli antichi (solitamente romani), altri di foggia contemporanea (utilizzati perlopiù nelle rappresentazioni drammatiche), altri ancora di stile fantastico o allegorico. All'ideazione di costumi e scenografie si dedicarono molti artisti famosi, tra cui Leonardo da Vinci, Giorgio Vasari e Inigo Jones. Come le maschere, anche i costumi della Commedia dell'Arte presero spunto dall'abbigliamento tipico delle regioni e dei mestieri, e divennero gli elementi caratterizzanti dei personaggi a cui erano destinati.
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