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Introduzione; Primi sviluppi; Produzione in serie; Razionalizzazione tra le due guerre; Sviluppo postbellico; L’industria dell’automobile oggi
Industria automobilistica Tutte le attività connesse alla progettazione, costruzione e vendita di autoveicoli: costituisce, sia in termini di fatturato che di posti di lavoro, uno dei principali settori industriali in Italia e nel mondo.
I primi tentativi di trovare una forma di forza motrice in grado di sostituire il cavallo risalgono almeno al XVII secolo. L’energia del vapore era fra tutte la più promettente, ma fino alla fine del XVIII secolo non venne sfruttata in modo efficiente. Il primo veicolo semovente, un trattore per artiglieria a tre ruote costruito dall’ingegnere francese Nicolas-Joseph Cugnot nel 1770, raccolse molto interesse, ma si rivelò di scarsa utilità. A questo seguirono altri veicoli poco efficienti, sviluppati da ingegneri francesi, statunitensi e britannici, come William Murdock, James Watt e William Symington. Nel 1789 l’inventore statunitense Oliver Evans ottenne il primo brevetto per un carro a vapore, e nel 1803 costruì il primo veicolo autopropulso che venne effettivamente messo sulle strade americane. In Europa, nel 1801 l’ingegnere minerario Richard Trevithick costruì il suo primo carro a vapore funzionante (vedi Macchina a vapore). Le ricerche sul motore a vapore continuarono per decenni: il periodo tra il 1820 e il 1840 fu una vera e propria età dell’oro per i nuovi veicoli stradali. La nuova industria non era tuttavia destinata a durare. I proprietari dei servizi di trasporto a cavalli esercitarono forti pressioni perché ai mezzi a vapore fossero imposti pedaggi stradali più elevati, e lo sviluppo della ferrovia rallentò notevolmente le ricerche. Queste furono ostacolate in particolar modo in Gran Bretagna, dal cosiddetto Locomotive Act, un provvedimento del governo britannico molto restrittivo, che impediva ogni serio tentativo di sviluppare veicoli a motore. Le ricerche sul motore a combustione interna si svolsero perciò principalmente in Francia, in Germania e negli Stati Uniti.
Un primo motore a combustione interna fu progettato nel 1678 dal fisico olandese Christiaan Huygens, ma non fu mai realizzato. Nonostante alcuni sviluppi interessanti, come il carretto propulso inventato nel 1805 dallo svizzero Isaac de Rivaz e la macchina a gas illuminante costruita nel 1863 a Parigi da Etienne Lenoir, si dovette attendere il 1880 perché il motore a combustione interna raggiungesse un buon livello di perfezionamento, tale da poter essere utilizzato su un veicolo destinato al trasporto di persone. Nel 1866, i due ingegneri tedeschi Eugen Langen e August Otto svilupparono un motore a gas, e dieci anni dopo Otto costruì un motore a quattro cilindri, che sarebbe divenuto la base per quasi tutti i motori a combustione interna costruiti successivamente. Nel 1885 Carl Benz realizzò il primo accoppiamento fra motore e veicolo, e lo stesso venne fatto un paio di anni dopo da Gottlieb Daimler, con la fabbricazione delle prime macchine alimentate a carburante liquido. Nel 1888 Benz avviò una produzione limitata di veicoli a tre ruote, segnando la nascita dell’industria automobilistica. Il suo veicolo sfruttava la nuova tecnologia dell’industria ciclistica, ed era più efficiente di quello di Daimler; quest’ultimo però era rivoluzionario per il suo motore a due cilindri a V, una scelta tecnologica che avrebbe influenzato in maniera significativa l’industria motoristica moderna. Nel frattempo, in Francia si costruivano ancora eccellenti veicoli con motore a vapore. Un evento cruciale nella storia dell’industria automobilistica fu l’Esposizione mondiale di Parigi del 1889, in occasione della quale fu presentato il motore Daimler. Nel 1890 gli ingegneri francesi René Panhard ed Emile Levassor ottennero la licenza per fabbricare il motore, e la ditta Peugeot (vedi Armand Peugeot) si aggiudicò la prerogativa di installarlo sui veicoli. Questa società si affermò dunque come la prima fabbrica meccanica ad avviare una produzione in serie di automobili: la produzione fu di cinque vetture nel 1891 e di ventinove nel 1892. Nel 1891 anche Benz iniziò a costruire veicoli in serie, e nell’arco di pochi anni altri costruttori, tra i quali Henry Ford, intrapresero la medesima attività. Negli Stati Uniti ebbe inizio una vera e propria corsa tra i diversi costruttori per aggiudicarsi la paternità del progetto di utilizzo di un motore a combustione interna su un veicolo. I contenziosi cominciarono nel 1903 e terminarono in favore di Ford nel 1911, un anno prima della scadenza del brevetto, depositato nel 1895 da George Baldwin Selden.
La produzione in serie non era una novità introdotta da Henry Ford: nel 1798 Eli Whitney aveva standardizzato la produzione dei moschetti, mentre un’industria conserviera di carne di Chicago aveva introdotto linee mobili dopo il 1860; già nel 1902, inoltre, le automobili Oldsmobile venivano prodotte in serie. Nel 1908, anno di uscita del modello T, Ford apportò però modifiche sostanziali alle esperienze precedenti, introducendo la produzione standardizzata di pezzi fabbricati con precisione, che permetteva l’interscambiabilità delle parti e il lavoro in catena di montaggio. L’efficienza di produzione aumentò in modo tale che i prezzi delle automobili iniziarono gradualmente a diminuire. Ogni dieci secondi una nuova automobile lasciava la catena di montaggio, e il numero complessivo di veicoli prodotti in un anno raggiungeva i due milioni. L’esempio fu presto seguito dai costruttori europei: in particolare Morris in Gran Bretagna, Citroën in Francia, Opel in Germania e FIAT in Italia.
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