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Scarse sono le conoscenze sugli arazzi greci e romani, la cui esistenza è tuttavia documentata da numerose fonti storiche e letterarie, quali Omero, Ovidio ed Erodoto. Nonostante ne siano pervenuti pochissimi esempi, si ritiene che la tecnica dell'arazzo fosse praticata in Europa fin dall'VIII secolo. Dopo il declino che seguì la grande fioritura del periodo compreso tra il Trecento e il Seicento, quest'arte tornò in voga fra il XIX e il XX secolo.
Nel Trecento si verificò una prodigiosa diffusione degli arazzi in Francia e nelle Fiandre. Il più importante esemplare parigino dell'epoca è l'Apocalisse secondo san Giovanni, commissionato nel 1377 a Nicolas Bataille e ora conservato al Musée des tapisseries di Angers. L'opera, ispirata a un antico manoscritto miniato, si compone di sette arazzi, ognuno largo circa 5 m e lungo 24,3 m. Gli arazzi di Arras, città delle Fiandre, superarono ben presto in maestria le manifatture parigine, tanto che la città diede il suo nome al prodotto e rimase il simbolo dell'arazzeria per tutto il Trecento. Le raffinate opere di Arras, di cui sono giunte pochissime testimonianze, venivano tessute su telai verticali e decorate con temi classici, leggende cavalleresche e allegorie. Nel Quattrocento l'industria arazziera fiorì anche nei centri fiamminghi di Tournai e Bruxelles. Se gli arazzi di Tournai si distinsero per le dimensioni gigantesche e il solenne stile gotico dei disegni, Bruxelles si specializzò nella riproduzione di celebri dipinti religiosi commissionati dal papa e dai regnanti spagnoli e austriaci ai principali artisti locali. Sul finire del secolo la capitale belga incrementò la sua fama con i tapis d'or ('tappeti d'oro'), così chiamati per l'abbondanza dei fili dorati che li ornavano.
Il XVII secolo segnò la fine della predominanza fiamminga e l'inizio di una nuova fioritura in Francia, dove Enrico IV fondò numerosi laboratori all'interno del Louvre e incoraggiò l'immigrazione degli artisti belgi. Nel 1662 il ministro francese Jean-Baptiste Colbert acquistò la manifattura Gobelins per ordine di Luigi XIV. Poco dopo, nel 1664, fu istituita a Beauvais una seconda manifattura, che produceva arazzi per la nobiltà e l'alta borghesia e che sviluppò due nuovi tipi di disegni decorativi: le 'verdure' (paesaggi immersi nella vegetazione) e le 'grottesche' (composizioni architettoniche popolate da piccoli personaggi). Nella vicina città di Aubusson ci si dedicò invece alla produzione di scene erotiche dal sapore orientaleggiante. Nel XVIII secolo gli arazzi francesi assunsero un carattere più ornamentale, che ben si adattava al gusto rococò. Particolarmente apprezzati erano i temi classici e contemporanei d'argomento militare e le scene pastorali.
In Italia la produzione degli arazzi si diffuse piuttosto tardi perché faticò ad affermarsi sulla concorrenza d'Oltralpe. Vi furono tuttavia arazzieri famosi quali Benedetto da Milano, autore dei Mesi per il Castello Sforzesco di Milano, e Antonio da Bazolo, cui sono attribuite Le storie di san Giovanni Battista conservate nel Duomo di Monza. I centri principali di attività furono i laboratori fondati da Cosimo I de' Medici a Firenze, dal pontefice Clemente XI a Roma, da Carlo Emanuele III di Savoia a Torino e da Carlo III di Borbone a Napoli.
Come accadde per molte altre forme di arti applicate, nel XIX secolo la produzione meccanica prese il sopravvento su quella artigianale. Apparvero i primi arazzi eseguiti a macchina che, essendo meno costosi dei precedenti, si diffusero anche tra le classi medie. Benché all'inizio i disegni fossero sempre meno originali e si limitassero a riprodurre i dipinti o i motivi degli arazzi antichi, verso la fine del secolo si ebbe una ripresa della lavorazione a mano. La manifattura inglese di William Morris, il fondatore del movimento Arts and Crafts, tessé arazzi di chiara ispirazione medievale, molti dei quali basati su disegni di Walter Crane, Edward Burne-Jones e dello stesso Morris.
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