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Occhio

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Malattie dell’occhioMalattie dell’occhio
Struttura articolo
3.2

Funzione dei muscoli oculari

Non è possibile accorgersi che il proprio campo visivo è formato da una zona centrale nitida circondata da una zona di sfocatura crescente, perché gli occhi sono in costante movimento e portano nella regione della macula prima una parte del campo visivo e poi un’altra, spostando continuamente l’attenzione da un oggetto all’altro. Questi movimenti vengono prodotti da sei muscoli che spostano il bulbo oculare in alto, in basso, a sinistra, a destra e in senso obliquo. I movimenti dei muscoli oculari sono molto precisi: è stato stimato che gli occhi possono essere mossi per mettere a fuoco non meno di 100.000 punti distinti del campo visivo.

I muscoli oculari, lavorando insieme, hanno anche l’importante funzione di far convergere entrambi gli occhi sullo stesso punto, in modo che le immagini percepite dai due occhi coincidano. Quando la convergenza è difettosa o assente si verifica un difetto della vista noto come diplopia, in cui le immagini appaiono sdoppiate. Il lavoro dei muscoli oculari garantisce anche, permettendo il continuo spostamento degli occhi, la fusione delle immagini da essi percepite, la valutazione visiva delle dimensioni, della tridimensionalità e della distanza dell’oggetto osservato.

4

Strutture accessorie

L’occhio possiede altre strutture che svolgono funzione protettiva e sono localizzate esternamente al bulbo oculare. La più importante è costituita dalle palpebre, una superiore e una inferiore: queste sono due pieghe rivestite da cute verso il lato esterno e da mucosa verso quello interno. Le palpebre possono chiudersi per azione dei muscoli, in modo da coprire il bulbo oculare e proteggerlo dall’eccesso di luce o da lesioni meccaniche. Le ciglia, una frangia di corti peli che crescono sul margine delle palpebre, fungono da schermo, tenendo lontane le particelle di polvere e gli insetti quando le palpebre sono parzialmente chiuse. All’interno delle palpebre si trova la congiuntiva, una sottile membrana protettiva che riveste anche la parte visibile della sclera.

Ciascun occhio è dotato, inoltre, di un organo a secrezione esterna, la ghiandola lacrimale, posto al suo angolo esterno. La secrezione salina di queste ghiandole lubrifica la parte anteriore del bulbo oculare quando le palpebre sono chiuse, eliminando eventuali particelle di polvere o altre sostanze estranee presenti sulla superficie dell’occhio. Normalmente, nell’uomo, le palpebre si chiudono per azione riflessa ogni sei secondi circa; tuttavia, se la polvere raggiunge la superficie dell’occhio e non viene asportata con un lavaggio, le palpebre si chiudono più spesso, determinando un aumento della produzione di secrezione lacrimale. Sul bordo delle palpebre si trovano, inoltre, numerose piccole ghiandole (ghiandole di Meibomio o tarsali): esse producono una secrezione untuosa che lubrifica le palpebre e le ciglia. Le sopracciglia, poste una sopra ciascun occhio, hanno la funzione di assorbire o deviare il sudore o la pioggia e di impedire che l’umidità finisca negli occhi.

La cavità del cranio in cui si trova l’occhio si chiama orbita: i suoi margini ossei, l’osso frontale e l’osso zigomatico, proteggono l’occhio da eventuali lesioni provocate da colpi o collisioni.

5

Anatomia comparata

Nel mondo animale sono presenti due tipi di occhi: gli occhi semplici e quelli composti.

Gli occhi semplici sono sostanzialmente simili all’occhio dell’uomo, anche se da una specie all’altra possono variare in alcuni dettagli strutturali. Le specie più elementari che presentano questi occhi sono le meduse: i loro occhi (occhi pigmentati), sono formati da gruppi di cellule pigmentate associate a cellule sensoriali, spesso ricoperte da uno strato ispessito di epidermide che forma una sorta di cristallino. Occhi simili, anche se strutturati in modo più complesso, sono presenti nei vermi e nei molluschi.

Gli occhi dei vertebrati sono sostanzialmente simili a quelli dell’uomo, sebbene possano esserci differenze anche notevoli. Gli occhi di animali notturni come i gatti, le civette e i pipistrelli sono dotati solo di bastoncelli, più sensibili e numerosi che nell’uomo. L’occhio del delfino ha un numero di bastoncelli 7000 volte superiore a quello dell’occhio umano, il che gli consente di vedere nelle acque profonde. Gli occhi della maggior parte dei pesci hanno una cornea piatta e un cristallino sferico non deformabile; quindi sono particolarmente adatti alla visione di oggetti vicini. Gli occhi degli uccelli sono allungati in senso anteroposteriore, in modo che sulla retina si possano formare immagini più grandi di oggetti distanti.

Gli occhi composti, caratteristici degli artropodi, sono costituiti da più occhi semplici (talvolta parecchie migliaia), detti ommatidi. L’immagine visiva si forma per apposizione o per sovrapposizione delle immagini parziali, formate nei singoli ommatidi.

6

Malattie dell’occhio

Le malattie dell’occhio possono essere classificate in base alla parte dell’occhio colpita.

6.1

Disturbi della palpebra e della congiuntiva

La malattia più comune della palpebra è l’orzaiolo, un’infezione dei follicoli ciliari, cioè dei follicoli piliferi della cute del margine palpebrale dai quali si sviluppano le ciglia. L’infezione viene di solito provocata da batteri stafilococchi. Gli orzaioli che compaiono all’interno delle palpebre, e non sul bordo, sono invece determinati da infezioni delle ghiandole lubrificanti di Meibomio: essi spesso diventano cronici e danno luogo a noduli fibrosi, generando una patologia nota come calazio.

Gli ascessi palpebrali possono essere una conseguenza di ferite penetranti. Talvolta, alla nascita, sono presenti difetti congeniti delle palpebre, tra cui il coloboma, o palpebra fissurata, e la ptosi, l’abbassamento della palpebra superiore; il coloboma può interessare anche altre strutture dell’occhio come l’iride, la cornea e la retina. Un altro difetto che può essere congenito oppure secondario a traumi è la mancanza del cristallino, condizione definita con il termine di afachia.

Tra i difetti acquisiti ci sono il simblefaro, un’aderenza della superficie interna della palpebra al bulbo oculare, generalmente conseguente a ustioni. L’entropion, il rivolgimento della palpebra all’interno, verso la cornea, e l’ectropion, il suo rivolgimento verso l’esterno, possono essere causati da cicatrici o da contrazioni muscolari spastiche, conseguenti a un’irritazione cronica e sono molto frequenti in tarda età. Le palpebre sono soggette anche a varie malattie dermatologiche, come l’eczema e l’acne, e a tumori, benigni o maligni.

La congiuntiva, ovvero la membrana che riveste l’interno delle palpebre e la superficie esterna del bulbo oculare è soggetta a infiammazione (congiuntivite), di origine batterica o virale, oppure conseguente ad altre malattie o a microtraumi causati da polveri, particelle estranee, vapori o schizzi di sostanze chimiche. L’infiammazione della congiuntiva è anche uno dei primi sintomi del tracoma, grave malattia causata dal parassita Chlamydia trachomatis e causa di cecità soprattutto nei paesi più poveri, con condizioni igieniche precarie e scarsa assistenza medica, come in alcune regioni dell’Africa settentrionale.

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