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I disturbi della cornea, che possono provocare la perdita della sua trasparenza e una riduzione della vista, sono solitamente conseguenti a una lesione, ma talvolta possono essere anche il risultato secondario di una malattia: ad esempio, il glaucoma può essere associato a un edema della cornea. La coroide, il rivestimento intermedio del bulbo oculare, contenente la maggior parte dei vasi sanguigni dell’occhio, è spesso sede di infezioni secondarie dovute a condizioni tossiche o a infezioni batteriche, come la tubercolosi e la sifilide. Tumori maligni possono svilupparsi nei tessuti della coroide oppure essere portati all’occhio da altre zone del corpo. La retina, che si trova poco sotto la coroide, è soggetta allo stesso tipo di infezioni. Inoltre, può essere la sede di altre affezioni. La fibroplasia retrolentale è una malattia tipica dei neonati prematuri che provoca il distacco della retina e parziale cecità; la sua causa è sconosciuta, anche se sembra essere associata ad anomalie dei vasi sanguigni. Il distacco di retina si verifica spesso a causa di un trauma oculare, ma può essere anche conseguente a un intervento per la rimozione di una cataratta. A volte, per fissare nuovamente sull’occhio una retina distaccata, si usa il raggio laser. Un’altra malattia retinica, la degenerazione maculare, che colpisce la parte centrale della retina, rappresenta una causa frequente di perdita della vista negli anziani. Il nervo ottico contiene le fibre nervose retiniche che portano gli impulsi nervosi al cervello. La circolazione retinica avviene attraverso l’arteria e la vena centrale della retina, poste nel nervo ottico. L’infiammazione della parte del nervo ottico posta nell’occhio viene detta nevrite ottica o papillite; quando l’infiammazione colpisce la parte del nervo ottico posta dietro l’occhio, la malattia viene chiamata nevrite retrobulbare. In presenza di tumori cerebrali, si può verificare un aumento della pressione sanguigna nel cervello che determina gonfiore nel punto in cui il nervo entra nel bulbo oculare (papilla oculare); questa condizione prende il nome di papilledema.
Il fondo dell’occhio, o fundus oculi, corrisponde alla regione interna posteriore del bulbo oculare e comprende una porzione della retina, la papilla, la macula e, visibili in trasparenza, i vasi sanguigni che perfondono la coroide. Il fundus è osservabile attraverso la pupilla mediante un oftalmoscopio. Costruito nel 1851 dallo scienziato tedesco Hermann von Helmholtz, lo strumento si basa sulla capacità del fondo dell’occhio di riflettere una luce incidente proiettata su di esso da una opportuna sorgente. È costituito da uno specchio concavo (collocato davanti all’occhio del paziente con la concavità rivolta verso di lui, munito di un forellino centrale che permette al medico di guardare attraverso la pupilla del paziente; un fascio di luce, proiettato verso lo specchio concavo, si riflette verso il fondo dell’occhio, che lo riflette a sua volta. La pupilla viene mantenuta dilatata con l’instillazione di specifici colliri (detti midriasici). L’esame del fundus fornisce informazioni preziose non solo in ambito oculistico, ma anche sullo stato di salute generale del paziente. In particolare, permette di diagnosticare il diabete, anche quando non vi siano disturbi di rilievo. Infatti, questa malattia determina una tipica sintomatologia a carico dei vasi sanguigni dell’occhio; si riscontra, in particolare, una microangiopatia, cioè l’indebolimento e la deformazione dei capillari, e la formazione di rigonfiamenti (microaneurismi) e piccole emorragie.
È possibile prelevare il tessuto corneale da persone decedute ed effettuare un trapianto in pazienti affetti da alcune malattie di questa parte dell’occhio. Ad esempio, la cecità provocata dall’offuscamento o dalla cicatrizzazione della cornea può essere talvolta eliminata attraverso la sostituzione chirurgica della porzione di tessuto corneale colpita. Con le tecniche attuali, questo tessuto può essere mantenuto in vita per 48 ore; esperimenti di conservazione delle cornee attraverso il congelamento, attualmente in corso, fanno sperare di poter estendere ad alcuni mesi la sua durata di utilizzo. In Italia si calcola che il tempo di attesa per i pazienti che devono essere sottoposti a trapianto di cornea sia di 8,5 mesi e che in un anno vengano effettuati circa 1500-1600 interventi, circa un terzo di quelli che sarebbero necessari. Una delle patologie della cornea che si risolvono mediante trapianto è il cheratocono, malattia in cui la cornea risulta deformata. Anche l’umor vitreo, il liquido presente nella camera più grossa dell’occhio, può essere conservato: esso viene utilizzato nella terapia del distacco di retina.
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