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La classificazione dei fossili segue fedelmente i criteri della classificazione tassonomica dei viventi. Ogni resto viene quindi identificato in base alle stesse categorie sistematiche degli organismi che popolano oggi il pianeta: specie, genere, famiglia, ordine, classe, phylum e regno. La maggior parte dei fossili che si rinvengono consiste di parti della struttura originaria dell’organismo, ad esempio ossa, che hanno subito un processo di mineralizzazione. Numerosi sono anche gli stampi e i calchi naturali che si formano quando anche le strutture coriacee di un organismo (scheletro, conchiglie, gusci) vengono disciolte dalla circolazione di acqua: le cavità che si producono in seguito alla dissoluzione vengono riempite da sedimenti che, consolidandosi, formano repliche degli originali. Altri tipi di fossili sono costituiti da impronte di animali; da animali interi rimasti custoditi in suoli gelati o in torbiere; dai coproliti – escrementi fossili che, se possono essere attribuiti con sicurezza a un dato animale, talvolta consentono di risalire al suo tipo di dieta.
I fossili costituiscono una fonte preziosa di informazioni sugli ecosistemi che si sono succeduti nella storia della Terra: da essi è possibile risalire alle caratteristiche delle forme viventi del passato e degli ambienti in cui queste sono fiorite. Va tuttavia tenuto presente che le informazioni fornite dai fossili sono parziali, in quanto riguardano soltanto alcune tipologie di organismi, e in particolare quelli che, dotati di parti dure come un guscio, una conchiglia o uno scheletro, non si sono completamente disgregati prima dell’inizio del processo di fossilizzazione. Così, benché non si possa escludere che organismi pluricellulari popolassero i mari del Precambriano, non si dispone di resti fossili che permettano di accertarne l’esistenza: essendo a corpo molle, questi organismi non avrebbero comunque potuto lasciare traccia di sé. La documentazione fossile diviene enormemente ricca solo a partire da 570 milioni di anni fa, quando si affermarono i primi animali dotati di conchiglie e di parti scheletriche.
L’importanza dei fossili risiede anche nel ruolo determinante che hanno avuto nella nascita e nell’affermazione della teoria dell’evoluzione di Darwin. Prima che essi venissero scoperti e riconosciuti come resti di organismi vissuti in epoche passate, infatti, si riteneva che il mondo fosse sempre stato popolato dalle stesse forme viventi.
In campo geologico, e più propriamente stratigrafico, i fossili costituiscono un utilissimo sistema di datazione delle successioni di strati sedimentari, dette serie stratigrafiche: la presenza dei fossili al loro interno permette infatti di stabilire l’età relativa delle formazioni sedimentarie, le une rispetto alle altre. In questo tipo di datazione sono particolarmente utili i cosiddetti fossili guida: si tratta di particolari organismi che, al tempo in cui sono vissuti, hanno goduto di una straordinaria diffusione geografica in un periodo di tempo limitato; queste caratteristiche fanno sì che essi si trovino oggi all’interno di strati rocciosi ben definiti, in diverse zone del globo. Basandosi sull’analisi dei fossili, i geologi e i paleontologi, a partire dal XIX secolo, hanno quindi potuto stabilire una cronologia dell’evoluzione delle forme di vita sulla Terra nei suoi ultimi 500 milioni di anni di vita, dal Cambriano all’Olocene.
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