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Struttura articolo
Introduzione; Lessico e ortografia; Caratteristiche morfologioche; Origini ed evoluzione; Inglese americano; Basic English; Inglese pidgin; Il futuro dell’inglese
L'antico inglese, variante del germanico occidentale, era parlato da alcune popolazioni germaniche (angli, sassoni, juti) delle regioni che comprendono l'attuale Danimarca meridionale e la Germania settentrionale, che invasero la Britannia nel V secolo d.C.; gli invasori spinsero le popolazioni indigene di lingua celtica, ossia i britanni, a nord e a ovest. Col tempo, dalla forma continentale dell'antico inglese nacquero i dialetti regionali. L'antico inglese era una lingua flessiva (vedi Classificazione delle lingue), caratterizzata da verbi forti e deboli, un numero duale dei pronomi (cioè, ad esempio, una forma per 'noi due'), due declinazioni differenti di aggettivi, quattro declinazioni di nomi e distinzioni grammaticali di genere. Questo consentiva una maggiore libertà nell'ordine delle parole nella frase rispetto a quella della lingua attuale. Due erano i tempi verbali: presente-futuro e passato. Anche se la possibilità di formazione delle parole era potenzialmente elevata, il lessico dell'antico inglese era piuttosto scarno.
Ai principi del periodo medio inglese, che inizia attorno alla conquista normanna del 1066, la lingua era ancora flessiva, mentre verso la fine le relazioni tra gli elementi della frase dipendevano fondamentalmente dall'ordine delle parole. Già nel XIII secolo i tre o quattro casi grammaticali dei nomi si erano ridotti a due nel singolare, mentre per l'indicazione di plurale dei nomi si cominciò a utilizzare la desinenza -es. La declinazione del nome fu ulteriormente semplificata. Con il livellamento delle flessioni, le distinzioni dei generi grammaticali furono sostituite da quelle del genere naturale. In questo periodo scomparve l'uso del duale, e i casi dativo e accusativo vennero ridotti a una forma comune. Inoltre, i pronomi originali di terza persona plurale hie, hem furono sostituiti dalle forme scandinave they, them, mentre who, which e that acquistarono la loro attuale funzione. La coniugazione verbale fu semplificata con l'omissione delle desinenze e l'uso di una forma comune per il singolare e il plurale del passato dei verbi forti.
Il passaggio dal medio inglese all'inglese moderno fu segnato da un importante mutamento nella pronuncia delle vocali fra il XV e il XVI secolo. Questo cambiamento, definito 'grande rotazione vocalica' dal linguista danese Otto Jespersen, consisteva in una rotazione nell'articolazione delle vocali relativamente alla posizione assunta dalla lingua e dalle labbra. La grande rotazione vocalica mutò la pronuncia di 18 delle 20 vocali distintive e dittonghi del medio inglese. Da allora la grafia rimase inalterata, anche a causa dell'avvento della stampa alla fine del XV secolo, proprio mentre avveniva la rotazione.
Alla fine del XVII secolo e durante il XVIII si verificarono alcuni importanti mutamenti grammaticali. Le regole formali della grammatica inglese furono stabilite proprio in quel periodo. Il pronome possessivo its entrò nell'uso al posto della forma di genitivo his, che era l'unica forma impiegata dai traduttori della Bibbia del re Giacomo (King James Bible, 1611). Le forme dei tempi progressivi si svilupparono da un participio presente usato in funzione di sostantivo e preceduto dalla preposizione on; in seguito la preposizione si indebolì fino a diventare a e poi sparire; rimase perciò semplicemente la desinenza -ing del verbo. Dopo il XVIII secolo questo processo di sviluppo culminò nella creazione della forma passiva progressiva del tipo 'the job is being done' ('si sta facendo il lavoro'). L'evoluzione più importante, iniziata in questo periodo e proseguita da allora fino a oggi, riguarda il lessico. Molte parole entrarono a far parte della lingua inglese in seguito all'espansione coloniale in America settentrionale e in molte altre parti del mondo.
La colonizzazione dell'America settentrionale portò a un importante sviluppo dell'inglese fuori della Gran Bretagna. Nell'inglese americano si include anche l'inglese parlato in Canada, anche se la varietà canadese mantiene alcuni tratti della pronuncia, della grafia e del lessico britannico. Le differenze più rilevanti fra l'inglese americano e l'inglese britannico sono nella pronuncia e nel vocabolario. Le differenze di grafia, intonazione e accentazione sono più lievi. L'inglese americano tende a essere più rigido dal punto di vista della grammatica e della sintassi, mentre sembra più tollerante nell'uso di neologismi. Ciò è probabilmente dovuto alla composizione etnica della popolazione statunitense, formata in larga parte dai discendenti di immigrati non anglofoni, che dovettero apprendere l'inglese come seconda lingua: se da un lato essi furono portati a rispettare rigidamente le regole grammaticali della nuova lingua, dall'altro importarono in essa parole ed espressioni della loro parlata d'origine.
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