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Fenomenologia Movimento filosofico del XX secolo, fondato dal filosofo tedesco Edmund Husserl, che teorizzò un metodo di analisi delle strutture dell'esperienza capace di descrivere i fenomeni così come si manifestano alla coscienza nella loro immediatezza, ossia senza ricorrere a interpretazioni fondate su presupposti teoretici e logici mutuati dalla tradizione filosofica o dalle scienze naturali.
Nell'opera Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica (I vol. 1913; voll. II-III 1952, postumi), il termine 'fenomenologia' fu usato da Edmund Husserl per designare l'analisi della relazione che intercorre tra gli oggetti e la loro descrizione o interpretazione da parte della coscienza. Questo studio esige una 'riduzione fenomenologica', ossia una sospensione (Husserl usa per questo concetto un termine greco, epoché) di qualsiasi credenza o presupposto di esistenza: poiché la coscienza può contemplare oggetti sia reali sia immaginari, la riflessione fenomenologica non presuppone l'esistenza di enti, ma implica piuttosto una 'messa in parentesi dell'esistenza', cioè una sospensione della credenza nell'esistenza reale dell'oggetto.
Husserl, analizzando la coscienza, mostrò che la sua attività si esplica in atti, quali il ricordo, il desiderio, la percezione, che hanno un particolare contenuto, o 'significato'. Il significato 'dirige' un atto verso un oggetto in un modo determinato; questo esser-diretto, o 'intenzionalità', costituisce l'essenza della coscienza. La fenomenologia, pertanto, diviene studio delle condizioni di possibilità dell'intenzionalità. In seguito, nelle Meditazioni cartesiane (pubblicate per la prima volta in francese nel 1931), Husserl introdusse la 'fenomenologia genetica', definendola come l'analisi delle modalità di costituzione del significato all'interno dell'esperienza.
I fenomenologi seguirono il metodo husserliano della descrizione pura delle strutture dell'esperienza pur nelle differenti modalità di attuazione della riduzione fenomenologica. Secondo Martin Heidegger, allievo di Husserl, il compito della fenomenologia è disvelare ciò che è occulto nell'esperienza ordinaria. In Essere e tempo (1927) egli analizzò le strutture fondamentali dell'esperienza umana, l''esser-ci' (Da-sein), descrivendo il modo di essere costitutivo dell'uomo come un 'essere-nel-mondo' (in-der-Welt-sein), ossia come apertura al mondo e cura di esso. Per Heidegger, giacché l''esser-ci' è un agire progettante calato nel mondo e nel tempo, una riduzione fenomenologica dell'esperienza privata dell'individuo è impossibile: infatti, non è tanto importante ciò che ognuno pensa degli oggetti, bensì ciò che ognuno fa con essi. Non è quindi necessario postulare una particolare entità mentale chiamata 'significato' per dare conto dell'intenzionalità, che può essere colta solo scandagliando l'intero orizzonte progettuale di ogni ente gettato nel mondo.