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Letteratura russa

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Michail Vasil’ievič LomonosovMichail Vasil’ievič Lomonosov
Struttura articolo
1

Introduzione

Letteratura russa Letteratura scritta in russo dagli slavi orientali. Ricca di fonti e tradizioni originali, è una delle grandi letterature europee. Per comprenderne lo sviluppo è importante seguire i rapporti – influenze o isolamento, dettati soprattutto da ragioni politiche e militari – che la letteratura russa ha avuto nel corso della storia con forme e temi elaborati nei centri culturali stranieri.

2

Dalle origini all’Illuminismo

Durante il Medioevo, il Rinascimento e all’inizio dell’età moderna, i russi svilupparono le loro tradizioni letterarie in totale isolamento rispetto all’Europa occidentale.

2.1

Il periodo kieviano (secoli X-XIII)

Furono i santi Cirillo e Metodio, eruditi e apostoli bizantini del IX secolo, a dare il primo impulso all’espressione letteraria, mettendo per iscritto e codificando quel dialetto slavo macedone, successivamente definito “antico slavo ecclesiastico” (o paleoslavo), che divenne la lingua ufficiale di tutta la Slavonia ortodossa e sarebbe rimasto in uso per secoli.

Il primo grande periodo della civiltà russa ebbe inizio nel 988, quando Vladimiro I il Santo, granduca di Kiev, si convertì al cristianesimo ortodosso, aprendo la Russia all’influenza della grande tradizione bizantina (vedi Letteratura greca). Nei 250 anni che seguirono, Kiev si trasformò in una grande città, famosa per i suoi monasteri – importanti centri di cultura – e per l’architettura bizantina delle sue chiese. In campo letterario si assistette al fiorire dell’attività di traduzione, che contribuì alla formazione di un modello linguistico nuovo, solo parzialmente debitore ai modelli formali della lingua di partenza. Le prime opere furono così traduzioni dal greco di opere bizantine a carattere religioso, come liturgie ortodosse, sermoni, vite di santi e raccolte di massime. Ne è un esempio il Vangelo di Ostromir, trascritto intorno alla metà dell’XI secolo.

Gli scrittori russi, in genere monaci ed ecclesiastici, si impadronirono di queste forme importate e produssero opere originali. Quelle oggi conservate comprendono il Sermone sulla legge e sulla grazia, composto attorno al 1050 e attribuito al metropolita Ilarion, e le Cronache kieviane, opera anonima rielaborata nel 1113, con il titolo Cronaca degli anni passati, dal monaco Nestore per documentare la storia degli slavi orientali dalle loro mitiche origini fino al 1110. Una delle migliori opere del periodo è il Canto della schiera di Igor (fine del XII secolo), commovente poema epico in cui l’anonimo autore fa appello all’unità dei popoli slavi contro l’invasione delle popolazioni nomadi asiatiche.

2.2

Il periodo moscovita (dalla metà del XIII al XVII secolo)

Con il saccheggio di Kiev da parte dei tatari nei primi decenni del XIII secolo, ebbe inizio l’invasione della Russia, culminata nel 1240 quando la maggior parte del territorio fu definitivamente conquistata dai mongoli dell’Orda d’Oro. La lunga dominazione tatara determinò due secoli di stagnazione letteraria, durante i quali il genere letterario più in voga furono le storie di battaglie, ad esempio la Storia della battaglia sul fiume Kalka (1223) e il Canto sulla rovina della terra russa. Non mancarono epopee patriottiche, di cui è importante esempio l’Epopea oltre il Don, sulla vittoria di Kulikovo.

Verso la fine del XV secolo i tatari furono cacciati e Mosca divenne la nuova capitale di uno stato che poteva finalmente riaffermare la propria autonomia politica. Più o meno contemporaneamente, la conquista dell’impero bizantino da parte dei turchi ottomani (1453), che pure significò, per la Russia, la perdita di ogni contatto con le radici bizantine della sua cultura e soprattutto l’isolamento rispetto alle esperienze culturali dell’Occidente (umanesimo e Rinascimento), fece di Mosca il centro politico e religioso dell’Oriente ortodosso. La caduta di Costantinopoli fornì materiale per molti testi narrativi, tra cui una Storia della presa di Costantinopoli (seconda metà del XV secolo).

Nel XVI secolo la necessità di giungere a un’unificazione religiosa, economica, politica e familiare, e l’esigenza di stabilire un codice comportamentale preciso, condiviso da tutti, portarono alla comparsa di testi normativi come il Governo della casa (una sorta di manuale di economia domestica) e i Cento capitoli (quest’ultimo rivolto al clero). Continuò anche la tradizione delle raccolte storiche (Raccolta illustrata di cronache) e agiografiche (Grandi letture mensili, una raccolta di vite di santi per ogni giorno dell’anno). La personalità più importante del secolo fu Maksim Grek (Massimo il Greco; 1476 ca.-1556), un monaco di origine albanese, umanista colto e raffinato, al quale sono attribuite centinaia di opere, tra cui un’Esegesi dei nomi secondo l’alfabeto (il primo manuale di lessicografia russa) e un resoconto della vita e della morte di Savonarola.

Il XVII secolo fu un’epoca di transizione. La prima metà fu dominata dalla difesa della patria e dell’ortodossia contro il pericolo rappresentato dal cattolicesimo, come ben testimoniano la Nuova storia del gloriosissimo impero russo e grande Stato moscovita e il Pianto della terra russa, entrambi del 1610-11 ed entrambi anonimi. Nella seconda metà del secolo la riforma dottrinale imposta dal patriarca Nikon spaccò la chiesa ortodossa, divisa in “innovatori” (i sostenitori del patriarca) e “tradizionalisti”. Paladino di questi ultimi fu l’arciprete Avvakum (1620-1692), protagonista di La vita dell’arciprete Avvakum, scritta da lui stesso (1672-1675). Si tratta di un’opera assai innovativa sia quanto al genere (l’autobiografia) sia quanto alla struttura narrativa.

Alla fine del Seicento si ebbero i primi segni di quella spinta riformistica e dell’apertura verso l’Europa occidentale che avrebbero caratterizzato il regno di Pietro il Grande. Sul piano letterario si ebbe il fiorire delle traduzioni e dei rifacimenti di opere straniere, che portarono all’assimilazione di temi e stili propri della letteratura d’invenzione. In Russia si diffuse il barocco, che fu portatore anche delle istanze culturali dell’umanesimo e del Rinascimento.

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