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Introduzione; Un fenomeno complesso e controverso; Cenni storici; Il fenomeno terroristico in Italia; Il terrorismo internazionale; La guerra al terrorismo
Il terrorismo, favorito dall’estendersi del mercato delle armi, ha avuto negli ultimi decenni del Novecento un drammatico sviluppo, accompagnandosi a lotte e conflitti di diverso tipo. Il Medio Oriente è una delle aree dove si è maggiormente radicato, e dove è utilizzato non solo dai gruppi direttamente coinvolti in conflitti, ma anche dagli stati interessati ai suoi effetti geopolitici, diventando così un’arma “diplomatica”. Il Medio Oriente ha visto all’opera, accanto a organizzazioni nazionaliste come l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (che ricorse al terrorismo per richiamare l’attenzione del mondo sulla questione nazionale palestinese), centinaia di altre formazioni, il più delle volte controllate da stati, ma anche da servizi segreti e agenzie di diversa natura. Il fenomeno terroristico ebbe un ulteriore impulso dalla vittoria della rivoluzione islamica in Iran nel 1979 e dalla costituzione, nello stesso anno, del fronte islamico antisovietico in Afghanistan. La resistenza islamica in Afghanistan, sostenuta in funzione antisovietica dagli Stati Uniti, costituì un vero e proprio spartiacque nella storia del terrorismo. La guerra dell’Afghanistan fornì a decine di migliaia di combattenti provenienti da tutto il mondo islamico l’occasione per addestrarsi alle armi e alle tecniche della guerriglia e per costituire reti internazionali. Servì inoltre per formare ideologicamente una nuova leva di militanti pronti a intercettare il diffuso disagio del mondo islamico e la ripresa del fondamentalismo e ad aprire, dopo la sconfitta dell’Unione Sovietica, altri fronti di lotta contro l’Occidente e contro i regimi degli stessi paesi islamici ritenuti schiavi del modello culturale, economico e politico occidentale. Nel conflitto afghano si formarono Al Qaeda e molte altre milizie che avrebbero utilizzato altrove (Egitto, Algeria, Cecenia, Iugoslavia, Kashmir, Cina, Somalia, Indonesia ecc.) le conoscenze militari lì apprese. A partire dal 1988 – anno dell’attentato al Boeing 747 della Pan-American, che provocò lo schianto al suolo del velivolo nei pressi di Lockerbie, in Scozia, e la morte di 270 persone – al terrorismo islamico si attribuiscono le più sanguinose azioni terroristiche, tra cui l’attentato dinamitardo al World Trade Center di New York (1993), gli attentati alle ambasciate statunitensi di Nairobi e Dar es Salaam (1998), l’attentato contro l’incrociatore statunitense Cole nel porto di Aden (2000). Negli stessi ambienti fu ideata l’offensiva terroristica dell’11 settembre 2001 a New York e Washington.
L’offensiva occidentale contro il regime afghano dei taliban (2001) e quella contro l’Iraq di Saddam Hussein (2003) hanno costituito i primi due episodi della “guerra al terrorismo” proclamata dal presidente statunitense George W. Bush dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 contro le organizzazioni radicali islamiche e i cosiddetti “stati canaglia” sospettati di sostenerle. In questa guerra gli Stati Uniti sono stati affiancati dalla Gran Bretagna e da pochi altri paesi occidentali, tra i quali è diffuso il timore che lo scoppio di un conflitto generalizzato con il mondo islamico possa portare, al suo interno, il rafforzamento delle posizioni più radicali e violente. Di fatto, le due offensive hanno creato le condizioni per un nuovo sviluppo della strategia terroristica islamica, i cui primi segnali sono stati i devastanti attentati di Madrid dell’11 marzo 2004 (con 200 morti e 1500 feriti) e di Londra del 7 luglio 2005 (38 morti e 700 feriti), oltre che innumerevoli attentati “minori” nei paesi islamici (in Egitto, in Tunisia, in Marocco, in Turchia, in Arabia Saudita ecc.) e contro le forze delle coalizioni occidentali in Iraq e in Afghanistan. La guerra al terrorismo ha avuto anche forti conseguenze nella legislazione degli Stati Uniti (dove nel 2001 è stato approvato il Patriot Act, che ha comportato un notevole ridimensionamento delle libertà personali) e di altri paesi, che hanno a loro volta adottato severe misure allo scopo di far fronte alla minaccia terroristica. Ma ha anche, nel contempo, causato aspre polemiche internazionali soprattutto per quanto riguarda lo status di enemy combatants, “nemici combattenti”, assegnato dagli Stati Uniti ai prigionieri (negando loro l’applicazione delle Convenzioni di Ginevra, vedi Croce Rossa Internazionale) e in merito all’inumano trattamento riservatogli nelle carceri afghane e irachene, nella base cubana di Guantánamo e in altre carceri segrete sparse in diversi paesi anche europei. Infatti, la guerra al terrorismo solleva una complessa problematica politica e giuridica, mettendo in discussione accordi fondamentali in materia di diritti umani sottoscritti dalla comunità internazionale a partire dalla seconda guerra mondiale.
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