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Introduzione; La nascita della caricatura; La caricatura in Inghilterra; La caricatura in Francia; La caricatura in Germania; La caricatura statunitense; La caricatura italiana
Caricatura Rappresentazione pittorica o grafica che, a scopo di satira, esagera particolari dell’aspetto fisico di un individuo o illustra un suo atteggiamento tipico, mettendo in ridicolo singoli personaggi della vita pubblica o intere classi sociali o ancora istituzioni politiche, sociali, religiose. Le caricature del XIX e XX secolo, generalmente realizzate in forma di vignetta, sono soprattutto politiche. Anche se il termine caricatura è attribuito anche a descrizioni letterarie, solitamente viene riferito a immagini.
Benché non manchino nei secoli precedenti episodi sporadici di disegno caricaturale, ad esempio negli appunti di Leonardo da Vinci, la caricatura nella sua accezione moderna nacque tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, a opera dei fratelli Carracci, pittori bolognesi, e nell’ambito della scuola di pittura che essi dirigevano. Pare che Agostino e Annibale Carracci realizzassero per divertimento caricature di passanti e popolani assimilandoli ad animali o a oggetti inanimati. La loro tradizione fu ripresa da insigni artisti come il Guercino e il Domenichino. Jacques Callot introdusse la caricatura a Firenze, mentre nel Seicento la caricatura fiorì a Roma attraverso l’opera di vari artisti, tra i quali il celebre scultore Gian Lorenzo Bernini; nel Settecento divenne famoso l’incisore Pier Leone Ghezzi, che dietro piccolo compenso eseguiva caricature degli stranieri che soggiornavano nella capitale e viaggiavano in Italia. A Venezia, massimi interpreti del genere caricaturale furono Giambattista Tiepolo e Anton Maria Zanetti, autori di ritratti umoristici, raramente maligni, destinati alla fruizione privata.
Le prime caricature politiche di ampia diffusione apparvero in Inghilterra intorno alla metà del XVIII secolo, allorché la satira politica e sociale iniziò a essere divulgata attraverso i giornali periodici, che affiancarono i tradizionali fogli volanti. Padre della caricatura britannica fu il pittore e incisore londinese William Hogarth. Tra i suoi eredi più noti si annoverano l’incisore Thomas Rowlandson, l’illustratore James Gillray e l’acquafortista George Cruikshank. Nel XIX secolo rivestirono un importante ruolo per la diffusione della caricatura periodici come il “Punch”, fondato nel 1841, che si avvaleva della collaborazione di caricaturisti del calibro di George du Maurier, John Leech, John Tenniel. “Vanity Fair”, di cui fu collaboratore Leslie Ward, noto con lo pseudonimo Spy (“spia”), pubblicava grandi caricature litografate a colori.
Anche in Francia la caricatura politica fiorì a partire dal XVIII secolo. Molti libri e riviste contenenti caricature furono pubblicati tra la fine del Settecento e l’Ottocento, soprattutto durante il periodo rivoluzionario (1789-1792). Il giornalista francese Charles Philipon fondò “La Caricature” (1830), “Le Charivari” (1832) e “Le Journal pour rire” (1848), periodici che svolsero un ruolo rilevante nella vita politica del tempo. Tra i suoi collaboratori furono gli artisti Honoré Daumier, Gustave Doré, Grandville e Paul Gavarni. Daumier fu perfino arrestato per una sua sarcastica caricatura del re Luigi Filippo. Attualmente in Francia la caricatura politica è presente in molti periodici, tra i quali il più noto resta “Le Canard enchaîné”.
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